di Clara Statello
Di nuovo guai all’orizzonte per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo il fallimento del vertice di Londra che potrebbe spingere gli Stati Uniti a ritirarsi dai negoziati. La Casa Bianca avvisa: Zelensky si sta muovendo nella direzione sbagliata; Trump sta per perdere la pazienza. E proprio il presidente degli Stati Uniti, mercoledì pomeriggio, ha avvisato Kiev: può avere la pace subito o altri tre anni di guerra prima di perdere l’intera Ucraina. Il vertice di massimo profilo di Londra in agenda per ieri è stato declassato a incontro tra esperti dopo il forfait di Marco Rubio: la decisione di non partecipare segue il rifiuto di Bankova del piano di pace americano, che i capi della diplomazia avrebbero dovuto approvare al tavolo di ieri; il piano, negoziato nel precedente incontro tra Vladimir Putin e l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, prevedeva sette punti, tra cui lo stop ai combattimenti lungo l’attuale linea del fronte con il riconoscimento de jure della Crimea e de facto degli altri territori ucraini sotto controllo russo da parte di Washington, lo scambio di alcune aree sotto controllo russo (probabilmente nelle regioni di Kharkov e Kherson), la rinuncia dell’Ucraina all’adesione alla NATO e la revoca progressiva delle sanzioni alla Russia.
Tra i punti non era prevista alcuna garanzia di sicurezza da parte degli stati uniti per Kiev: per fare pressione su entrambe le parti, il vicepresidente Vance ha dichiarato che il rifiuto del piano avrebbe avuto come conseguenza il ritiro dell’America dei negoziati, ritiro che suona come una minaccia per l’Ucraina e i suoi partner europei, dal momento che avrebbe come conseguenza lo stop all’invio di armi e munizioni e al sostegno militare ed economico. L’Europa non sarebbe in grado di sostituire gli Stati Uniti negli aiuti a Kiev. Prima del vertice, Zelensky ha dichiarato al Wall Street Journal che l’Ucraina non avrebbe mai accettato cessioni territoriali ed il riconoscimento della Crimea è fuori discussione; alle sue parole, intese come un rifiuto radicale di discutere al tavolo le proposte americane, Marco Rubio e Steve Witkoff hanno annullato la partecipazione e, a seguito, i ministri degli esteri degli altri Paesi europei. La delegazione ucraina ha invece incontrato l’altro inviato di Trump, Keith Kellogg, una figura di secondo profilo nel processo negoziale. Francia e Inghilterra intendono ottenere dai negoziati in corso nient’altro che un congelamento della guerra sul modello coreano, per poi inviare un contingente militare della coalizione dei volenterosi per mettere gli stivali sul terreno: questi sono i termini dello scontro che rischiano di far deragliare le trattative per la pace in Ucraina dopo aver provocato il fallimento dell’incontro di Londra.
Proseguono, invece, i negoziati per la normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Russia: è imminente (probabilmente domani) l’incontro di Witkoff al Cremlino per mettere a punto l’incontro tra i due presidenti; Donald Trump ha infatti annunciato che nella seconda metà di maggio incontrerà il presidente Putin. Il ritiro degli Stati Uniti dalla guerra in Ucraina non comprometterà le trattative per la cooperazione economica ed energetica tra le due potenze.















