video a cura di Davide Martinotti
Mentre Washington e Teheran negoziavano un cessate il fuoco, la Cina avrebbe lavorato dietro le quinte: secondo diverse ricostruzioni, Pechino ha avuto un ruolo importante nel convincere l’Iran ad accettare il memorandum d’intesa, coordinandosi con Russia e Pakistan; persino Trump ha ringraziato Xi Jinping tra coloro che avrebbero contribuito al raggiungimento dell’accordo. Ma il punto più interessante non è il cessate il fuoco in sé; negli stessi giorni in cui si discuteva dell’accordo, NORINCO, il colosso statale cinese della Difesa, ha inviato un messaggio molto chiaro durante l’Eurosatory di Parigi: non vuole più soltanto vendere droni, vuole trasferirne la produzione direttamente nei paesi arabi del Golfo Persico. Contemporaneamente, l’Arabia Saudita ha firmato sei nuovi accordi con aziende cinesi nei settori dell’edilizia e delle infrastrutture: alcuni dei principali progetti abitativi di Riyad e Dammam sono stati assegnati a imprese cinesi nell’ambito di Vision 2030. Ma la cooperazione va oltre il cemento: i sauditi stanno studiando modelli cinesi di gestione urbana basati su dati e intelligenza artificiale per sviluppare le future smart city del Regno. Anche l’Oman sta diventando una destinazione strategica per gli investimenti cinesi: a Sohar verrà costruito un enorme impianto per la produzione di celle e moduli fotovoltaici da oltre mezzo miliardo di dollari, destinato a trasformare il Paese in un hub regionale per il solare; parallelamente, una società cinese di cyber-sicurezza realizzerà infrastrutture dedicate alla protezione di reti elettriche, impianti idrici e sistemi digitali critici. Difesa, edilizia, energia, cyber-sicurezza, città intelligenti; questi eventi non sono scollegati tra loro. Raccontano la stessa storia: mentre gli Stati Uniti perdono la fiducia come garante militare della regione, la Cina sta diventando il partner scelto per costruire il futuro economico e tecnologico del Golfo.















