L’esercito russo non si lascia intimidire dai titoloni di Di Feo e le minacce di Kaja Kallas e continua la sua avanzata nel sud-est dell’Ucraina, conquistando due città chiave come Mirnograd e Gulyaypole e respingendo la controffensiva ucraina a Kupyansk; l’artiglieria russa danneggia gravemente i ponti sulla foce del Dnestr, tagliando le vie di comunicazione sulla rotta dei cereali e delle forniture di armi occidentali. Le forze di Mosca segnano un altro colpo grosso: sul fronte di Zaporozhe, un drone FVP finisce Denis Kapustin, alias White Rex, un estremista nazista russo, ricercato in patria, a capo dell’unità nota come Corpo Volontario Russo sotto il comando del GUR, la direzione principale dell’intelligence Ucraina. Insomma, la propaganda e la caccia alle streghe non sono sufficienti a piegare Mosca che rilancia le sue condizioni: demilitarizzazione, denazificazione e neutralità dell’Ucraina. Putin è chiaro: gli obiettivi strategici saranno raggiunti o con la diplomazia o con la forza militare. Nonostante ciò, la diplomazia annaspa, affossata da veri e propri schemi di sabotaggio denunciati dal capo dell’intelligence statunitense Tulsi Gabbard: difatti, dopo i colloqui al Cremlino tra la parte russa e quella americana, Zelensky sta per incontrare Trump presentando l’ennesima revisione del piano che prevede il ritiro delle forze russe dalla centrale nucleare di Enerdogar e altre zone, senza una ben chiara soluzione sui territori definiti contesi, ovvero sotto controllo russo. Ne parliamo nell’ultima puntata del 2025 de La Bolla, il format di geopolitica di Ottolina Tv con Francesco Dall’Aglio e Stefano Orsi, condotto da Clara Statello.















