La vendetta è un piatto che va servito freddo e nessuno lo sa meglio della Meloni e dei criminali di Tel Aviv: durante le settimane che hanno segnato l’apice della mobilitazione in Italia al fianco del popolo palestinese, il governo ha accuratamente evitato di gettare benzina sul fuoco, ma – incredibile, ma vero – non si trattava di rispetto del pluralismo, ma di un lucido calcolo dei rapporti di forza. Fino a quando quel movimento non si è indebolito e i rapporti di forza sono cambiati; d’altronde, senza un’adeguata organizzazione politica, succede. A quel punto, la controffensiva era solo questione di tempo: per organizzarla come si deve, lo Stato italiano si è fatto assistere, passo dopo passo, dagli autori del genocidio e dalle loro lobby, fino alla resa dei conti; ed ecco, così, che sabato è andata in scena quella che il governo spera sia la condanna a morte definitiva del movimento proPal in Italia. Il giornalista indipendente Lorenzo D’Agostino ha passato il week end a leggersi le 300 pagine che hanno accompagnato l’arresto di Hannoun e di altri 8 attivisti proPal e, strano ma vero, dentro c’ha trovato poco o niente in grado di portare a una condanna, ma tanta tanta fuffa made in Israel e tanta volontà di mandare un messaggio politico chiaro a chi sta pensando a come riattizzare la fiamma che, nei mesi scorsi, ha portato in strada milioni di persone. Lo abbiamo intervistato per voi.
















Ma come è possibile che vengano prese per buone accuse di terrorismo provenienti da quallo stessto Stato che addestrava i terroristi che hanno insanguinato l’Italia negli anni ’70?