L’Unione europea decide di investire altri 90 miliardi nei cessi in oro massiccio ucraini, ma le risorse per continuare davvero a fare la guerra non ci sono più; il vertice europeo di stanotte segna una delle debacle più clamorose di sempre della commissaria von der Leyen e del suo azionista di maggioranza: Friederich BlackRock Merz volevano mettere le mani su 210 miliardi di asset russi per legare indissolubilmente la sopravvivenza stessa dell’Unione europea alla sconfitta di Vladimir Putin. Si sono dovuti accontentare di un corpulento regalo alla macchina corruttiva di Kiev e di una piccola mancetta all’industria delle armi europea – che, comunque, non basterà a tenere in piedi la bolla; si avvicina, così, la fine dei porci europei, come ha definito Putin la classe dirigente europea che ha scommesso tutto sul suo crollo, e di ogni speranza di riscatto dello zombie tedesco e delle sue neonate ambizioni imperiali. A banchettare sul suo cadavere, ex Paesi satellite – Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – che non solo hanno contribuito ad affossare l’assalto agli asset russi, ma che non daranno nemmeno un euro per la nuova mancetta ucraina per la Russia; è un vero e proprio trionfo: “Chi non ce l’ha con noi, ci guadagna un sacco di soldi”.















