di Giuliano Marrucci e Gabriele Germani
“Netanyahu mi sta fottendo“: un pacato Donald Trump regala questo fuorionda privato ai giornalisti attoniti del Wall Street Journal che si interrogano ora su quali saranno i prossimi passi nei confronti di un alleato che sembra far di tutto pur di sbugiardare pubblicamente la Casa Bianca; la testataΒ prosegue interrogandosi sul perchΓ© di un comportamento cosΓ¬ controintuitivo: perchΓ© The Donald scalpita, si indigna, si arrabbia, ma in finale non fa niente pubblicamente contro Tel Aviv? “Le critiche di Trump sembrano aver fatto poco per dissuadere Netanyahu o indebolirlo: “Sono confuso e lo sono anche molti altri israeliani” ha detto Itamar Rabinovich, ex ambasciatore israeliano negli Stati Uniti durante l’amministrazione Clinton; “Γ¨ sotto assedio e commette errori. L’unica cosa che funziona davvero per lui Γ¨ il sostegno di Trump”. Netanyahu ha coltivato rapporti troppo saldi con gran parte del Partito Repubblicano per farsi scoraggiare dalla sola ira del Presidente; persino l’entourage della Casa Bianca sembra pensarla a questo modo. A Tel Aviv, intanto, si coltiva una certa passione genealogica per la storia: Bibi si sbraccia nel dire che vuol far arrivare Israele al suo centesimo compleanno nel 2048 e ricorda come uno stato ebraico non sia mai sopravvissuto per piΓΉ di ottanta anni. La tentazione Γ¨ quella di voler imporre un braccio di ferro nella regione, puntando tutto sulla fase tramontante in cui si trova la potenza statunitense in Medio Oriente: il vecchio sogno di uno Stato cristiano della porta accanto ritrova forza e fa sognare nuove alleanze con i maroniti libanesi.
Frammentare i rivali Γ¨ quello che abbiamo visto accadere di recente anche altrove, in primis nel settore di Suwayda nell’area meridionale siriana, dove vivono i drusi; questo rinnovato dinamismo con gli attacchi al Qatar, ha spinto l’Arabia Saudita a un rinnovato accordo di mutua difesa col Pakistan, ottenendo un ombrello atomico da Islamabad. Non che la vicinanza tra i due Stati sia una novitΓ : sempre si Γ¨ sospettato che il nucleare pakistano fosse pagato dal petrolio saudita, ma formalizzare questo passaggio mostra una rinnovata sfiducia verso l’Occidente e, in particolare, verso gli USA. Il bombardamento di Doha svela che il Golem Γ¨ sfuggito dal controllo del suo padrone e non ha nessuna intenzione di tornare al suo ruolo di servo sciocco: “Il primo ministro iracheno Mohammed Shia al-Sudani ha recentemente chiesto un’alleanza militare islamica, simile alla NATO, in risposta all’attacco aereo israeliano su Doha. La sua proposta riecheggiava il precedente tentativo dell’Egitto di rilanciare una forza di difesa araba congiunta ai sensi del trattato del 1950 – un’iniziativa bloccata dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riferito, sotto la pressione degli Stati Uniti”; la nuova NATO islamica avrebbe, questa volta, persino una benevola neutralitΓ iraniana: miracoli del governo Netanyahu…
Mentre si consuma il crollo dell’egemonia occidentale in Asia occidentale, l’Europa (e le sue filiazioni in giro per il mondo) gioca alle signore che prendono il tΓ¨: Regno Unito, Canada, Australia, Francia, San Marino, Malta, Portogallo – e chi piΓΉ ne ha, piΓΉ ne metta – si lanciano al gioco del riconoscimento; qualche scappellotto simbolico ai peggiori del governo israeliano: dal presidente che autografa i missili a Ben Gvir che rimarrΓ noto agli annali per sadismo e intolleranza, una cura omeopatica per un problema gigantesco.
Israele risponde da vero bullo con un attacco mirato alla Global Sumud Flotilla, a dispetto della protezione diplomatica spagnola, delle sanzioncine di Bruxelles e di qualche formalitΓ sul riconoscimento; rimane, con tutto il suo carico di violenza e devastazione, l’orrore del genocidio sulla sponda opposta del Mediterraneo.
Per capire qualcosa della spettacolare inversione a U di Trump sulla questione Ucraina, vi rimando al Non Tg delle 13 e 30 con la nostra Clara Statello e Francesco DallβAglio; il post di Truth incriminato, comunque Γ¨ questo: “Penso che lβUcraina sia in grado di RICONQUISTARE lβintera Ucraina nella sua forma originale. La Russia combatte da tre anni e mezzo una guerra che avrebbe dovuto vincere in meno di una settimanaβ e “questo la fa apparire come una Tigre di Carta. Quando la gente di Mosca scoprirΓ cosa sta realmente accadendo, lβUcraina sarΓ in grado di riprendersi il suo Paese nella sua forma originale e, chissΓ , forse anche di piΓΉ”. Insomma: Γ¨ un poβ come se avesse ritwittato Jacoboni o Stirpe: “La svolta del presidente Trump potrebbe dargli la possibilitΓ di prendere le distanze da un conflitto che un tempo aveva promesso di risolvere in pochi giorni o settimane” scrive il New York Times; come ricorda il Financial Times, “Trump ha anche affermato che i membri della NATO dovrebbero abbattere i caccia russi se dovessero entrare nello spazio aereo europeo, senza perΓ²” – notare bene – “garantire la partecipazione degli Stati Uniti a tali operazioni militari”. Secondo Politico, perΓ², “lo scetticismo persiste“: “L’euforia per la posizione pro-Ucraina di Trump si scontra con i dubbi sulla sua capacitΓ di adottare misure piΓΉ severe contro la Russia”.
Come dice il buon Andrei Martyanov, βGli Stati Uniti NON inizieranno la Terza Guerra Mondiale perchΓ© verrebbero annientati“; semplicemente, mette in campo “tutti i tipi di stratagemmi per fingere che gli Stati Uniti non stiano combattendo la Russia”, mentre “continueranno a nascondersi dietro le spalle dei ragazzi ucraini”; “La Russia”, insiste Martyanov, “Γ¨ pronta a qualsiasi sviluppo ed Γ¨ per questo che l’ultima dissenteria verbale di Trump sulla liberazioneΒ dellβUcraina non Γ¨ altro che la sua autoproclamazione di impostore e uomo che ha completamente perso la bussola”. Anche Simplicius Γ¨ sulla stessa lunghezza dβonda: “Il vecchio Don Devious ha scioccato il mondo con una nuova svolta di 180 gradi sull’Ucraina“. Il post ha immediatamente “scatenato una valanga di digrignanti te l’avevo detto” ed Γ¨ stato subito interpretato dai piΓΉ pessimisti come una conferma dellβidea che “Trump avrebbe finito per intensificare le sue azioni e dichiarare guerra alla Russia”, “Ma, essendo sempre un bastian contrario”, scrive Simplicius, “devo dissentire da questa opinione, poichΓ© ci sono chiari segnali che sta succedendo qualcosa di completamente diverso”. Il buon John Helmer punta i riflettori su un altro lato del palcoscenico: “Ieri pomeriggio, durante la riunione del Consiglio di sicurezza del Cremlino“, ricorda, “il presidente Vladimir Putin ha proposto di estendere di un altro anno, fino al 2027, le attuali limitazioni alle armi nucleari strategiche previste dal nuovo Trattato START, in scadenza nel febbraio 2026” ; “Putin sta dando al presidente Donald Trump la possibilitΓ di scegliere tra l’escalation spaziale del suo Golden Dome o le nuove condizioni di de-escalation nucleare tramite un trattato con la Russia”.
Tornando, invece, ai nostri storici cavalli di battaglia, articolone di Bloomberg sulla guerra in corso per accaparrarsi la gestione dei risparmi europei: “La corsa da mille miliardi di dollari per il futuro della gestione finanziaria europea“; “I gestori patrimoniali europei hanno da tempo concordato sulla necessitΓ di consolidarsi per sopravvivere. Una serie di acquisizioni di alto profilo suggerisce che siano finalmente disposti a fare qualcosa al riguardo”. “Stanno contrastando le grandi aziende statunitensi che hanno conquistato quote di mercato dopo la crisi finanziaria, inondando la regione di fondi indicizzati a basso costo. Con commissioni sotto pressione, i gestori di fondi europei non hanno altra scelta che fondersi e tagliare costiΒ – e posti di lavoroΒ – o avventurarsi in asset alternativi e mercati privati, molti dei quali sono anch’essi dominati dai concorrenti statunitensi”.
Per la nostra acclamata serie “L’AI non serve a un cazzo“, invece, segnalo questo articolo del Financial Times: Le principali aziende americane continuano a parlare di intelligenza artificiale, ma non riescono a spiegarne i vantaggi, titolano; “Le piΓΉ grandi aziende quotate negli Stati Uniti continuano a parlare di intelligenza artificiale. Ma, a parte la paura di perdersi qualcosa, poche sembrano essere in grado di descrivere in che modo la tecnologia sta cambiando in meglio il loro business”. “Quando si parla di adozione dell’intelligenza artificiale, molte aziende non si lasciano guidare dalla strategia, ma dalla Fomo“, ha affermato Haritha Khandabattu, analista senior director della societΓ di consulenza Gartner; “Per alcuni leader, la domanda non Γ¨ Quale problema sto risolvendo?, ma E se il mio concorrente lo risolvesse prima?”
Per lβaltra nostra celebre serie Giovani promesse analfoliberali finite male, invece, sempre il Financial Times scrive un altro capitolo sullβepopea tragicomica dellβUomo Motosega: “Come l’argentino Javier Milei ha perso i mercati e si Γ¨ rivolto a Donald Trump”; “Meno di sei mesi fa, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent era a Buenos Aires per congratularsi con il presidente Javier Milei per aver riportato l’Argentina dal precipizio, mentre il libertario si assicurava piΓΉ di 40 miliardi di dollari in prestiti dal FMI e da istituti di credito multilaterali per rafforzare il suo governo. Ora, con i passi falsi politici ed economici che stanno scatenando il panico nei mercati argentini, la nazione sudamericana Γ¨ di nuovo sull’orlo del baratro e l’amministrazione Trump si sta preparando a salvare il suo alleato ideologicoβ. Lo so: Γ¨ frustrante dover sempre aspettare mesi e mesi prima di veder confermato anche dal mainstream quello che era ampiamente prevedibile, ma la pazienza Γ¨ la virtΓΉ dei fortiΒ e la resa dei conti con gli imbecilli forse si sta avvicinando.
















E pensare che cβΓ¨ chi rimpiange Biden! Ora Biden per i democretini Γ¨ un rivoluzionario, anche Hillary eccetera. Ma si puΓ² essere piΓΉ idioti?
E pensare che cβΓ¨ chi rimpiange Biden! Ora Biden per i democretini Γ¨ un rivoluzionario, anche Hillary eccetera. Ma si puΓ² essere piΓΉ idioti?