Attenzione: Spoiler Alert!
“È il caso di renderci conto che esistono appuntamenti con la storia non rinviabili. Dall’11 settembre in poi, l’Islam fondamentalista ci ha dichiarato una guerra che è tutt’ora aperta, e che il 7 ottobre ha conosciuto un picco atroce e autoevidente nella sua crudeltà assoluta”; “Un dittatore sanguinario, un regime, un gruppo terroristico? NO: queste realtà tendiamo a non volerle vedere. Il pericolo – in un gioco di specchi deformanti – si incarna in chiunque segnali il pericolo medesimo: nel senso che, come una novella Cassandra, rischierà di non essere creduto, o peggio verrà descritto come guerrafondaio nemico della Pace” (Daniele Capezzone, Occidente, noi e loro – Contro la resa a dittatori e islamisti).
Non riuscivamo quasi a crederci quando ci hanno detto che, a soli pochi giorni di distanza dall’uscita del monumentale Grazie, Occidente di Federico Rampini, un altro capolavoro assoluto del pensiero politico italiano fosse già disponibile in libreria: stiamo naturalmente parlando di Occidente: noi e loro di Daniele Capezzone, abile cortigiano, esponente di spicco del suprematismo metafisico e da sempre in prima linea nella lotta contro i nemici dell’Occidente, a costo di qualsiasi confronto con la realtà e con la verosimiglianza. La prosa capezzoniana infatti, con chiari riferimenti al Dalì e al Kandinsky, è maestra insuperata nel rappresentare l’irrazionale e l’incomprensibile, stordendo il lettore con metafore ardite come questa: “È ora di mettere i piedi nel piatto, di dire le cose come stanno!” o riflessioni come questa: “Loro ce lo hanno fatto capire chi siano e cosa vogliano: dall’11 settembre 2001 al 7 ottobre 2023, per citare due date spartiacque. Sono quelli che ci vogliono uccidere o sottomettere, sono quelli che amano la morte – propria e altrui – più della loro stessa vita”. Dobbiamo ritenerci fortunati perché, un po’ come quando Michelangelo e Raffaello si sfidavano nella Roma del ‘500 e dalla loro competizione nacquero i massimi capolavori del nostro Rinascimento, allo stesso modo il Rampini e il Capezzone si sono come gettati senza indugi in un agone letterario da cui siamo sicuri tutta la cultura italiana uscirà più forte e rinnovata.

Ma andiamo con ordine: Daniele Capezzone nasce a Roma nel 1972 e dopo una formazione classica nelle più prestigiose scuole della Capitale si avvicina agli ambienti del suprematismo metafisico romano, entrando nelle grazie di figure del calibro di Marco Taradash ed Emma Bonino. Trovato presto lavoro come messo imperiale, il genio letterario del Capezzone non si dimostra, però, precoce come quello del Rampini; bisognerà infatti aspettare il 2004, con la pubblicazione del saggio Democrazia istantanea: Velocità e decisione – quello che anche alla sinistra converrebbe imparare da Berlusconi, per vedere il nostro fare il suo ingresso nel panorama della saggistica fantasy italiana. Carattere coraggioso e intraprendente, sempre pronto a innovarsi e rinnovarsi sapendo fiutare (come pochi) i nuovi orientamenti del potere, il Capezzone dimostrerà lo stesso eclettismo anche nell’arte poetica e letteraria; al pensatore romano piace, infatti, mettersi alla prova con tutti i principali generi letterari del suprematismo metafisico, dal già citato fantasy ai poemetti idillici, al genere apologetico come, ad esempio, in E basta con ‘sto fascismo. Come la critica non ha giustamente mancato di sottolineare, è però forse nei romanzi di formazione e nelle opere di fantasia che il Capezzone riesce a scatenare appieno tutta la sua immaginazione e verve creativa; ed è infatti prima con Euroghost: un fantasma si aggira per l’Europa: l’Europa, ma soprattutto nel suo ultimo Occidente, noi e loro che il poeta romano si consacra al grande pubblico e si riserva un posto di primo piano nel Pantheon del suprematismo metafisico occidentale.
La trama di Occidente, noi e loro è la seguente: la protagonista del romanzo è la bella Occidente, principessa dal cuore grande e l’animo gentile, alle volte forse un po’ capricciosetta, ma alla quale è impossibile non volere bene; la principessa Occidente è costretta ad affrontare un mondo pieno di creature malvagie e e senza scrupoli, da perfidi dittatori sanguinari che odiano il bene e amano il male a umanoidi fanatici e dalla pelle scura che cercano in tutti i modi di farle del male perché ne invidiano la ricchezza e la bellezza. Come se non bastasse, però, il reame della principessa Occidente è popolato da figure meschine che invece di voler uccidere tutti i nemici della principessa, tramano insieme a loro e mirano alla sua uccisione: riuscirà la bella Occidente, ogni giorno sempre più minacciata da queste creature malvagie, a vincere le proprie debolezze, accettare ogni sacrificio e difendere con ogni mezzo necessario la civiltà e la libertà del reame? “Ho iniziato a stendere queste pagine lo scorso 25 aprile: come tutti sappiamo, si tratta del giorno in cui si commemora la caduta della dittatura fascista e la ripresa del cammino – interrotto più di vent’anni prima – nella direzione della democrazia e della libertà. Se fosse così, come si potrebbe non desiderare un 25 aprile anche per tutti gli oppressi di oggi del mondo? Un 25 aprile per gli iraniani, un 25 aprile per i venezuelani, un 25 aprile per i cubani? E poi, chissà, un immenso 25 aprile per i cinesi o per i russi?”; “Per stare ai conflitti aperti in questo momento: gli ucraini vorrebbero un loro 25 aprile, e un 25 aprile se lo meriterebbero per un verso gli israeliani e per l’altro gli stessi palestinesi ostili ad Hamas, se gli uni e gli altri potessero vedere la fine, e la cancellazione, la distruzione di quel mostro terroristico”. L’attacco capezzoniano è in medias res e il lettore, dopo appena poche righe, viene come catapultato in un mondo dove anche le più elementari regole della logica e della geometria cessano di valere: il 25 aprile certo, ci dice determinato il poeta, ma perché allora non immaginarsi il battaglione Azov commemorare la stessa festività, oppure i palestinesi, festeggiando finalmente la loro libertà e indipendenza nazionale dopo anni di invasioni, colonizzazioni e massacri da parte di…Hamas. Sarebbe possibile, eccome! Sicuramente anche la bella Occidente ne gioverebbe e se ne rallegrerebbe, ma, ma… “Invece no: al solo orecchiare un argomento del genere i nostri compagni di sinistra (e pure qualche residuato anti-atlantista di destra) tendono a storcere il naso e la bocca, ad alzare il sopracciglio, e soprattutto a recitare le loro ben note formulette prestampate: no all’esportazione della democrazia, no alla pretesa di superiorità del modello occidentale, no all’unilateralismo, sì al dialogo, sì alla diversità bla bla bla…”
Bla bla bla… Forse anche io sto un po’ delirando, ma è come se il Capezzone, in questo incipit, avesse racchiuso in pochi semplici versi tutto il nocciolo, la più profonda essenza – oserei dire – di tutto il suprematismo metafisico; se guardate bene, basta infatti a cambiare di segno a queste stantie formulette dei soliti odiatori dell’Occidente ed ecco che cosa viene fuori: sì all’esportazione della democrazia, sì alla superiorità del modello occidentale, sì all’unilateralismo, no al dialogo e no alla diversità. Insomma, come una novella Sfinge, il Capezzone ci ha rivelato i 5 principi fondamentali del suprematismo metafisico. In questi mesi, ci confessa amaro il poeta, è soprattutto il fronte mediorientale a non avergli permesso sonni tranquilli perché, come se non bastassero gli umanoidi dalla pelle scura assetati di sangue, la bella Occidente è infatti costretta a vedersela con pericolose spie e traditori: “Molte voci, incredibilmente, mostrano inquietudine non per i comportamenti di Hamas ma per quelli di Israele, come se la minaccia non venisse dalle bestie dell’islamismo fondamentalista ma dall’unica democrazia presente nella regione”. “Ce lo spiegano politici, intellettuali, docenti universitari” continua poi il poeta, probabilmente in stato allucinatorio: “c’è sempre una buona ragione per vergognarci di noi stessi, per disprezzarci, per praticare una sorta di autorazzismo”; eppure “Loro ce lo hanno fatto capire chi siano e cosa vogliano dall’11 settembre 2001 al 7 ottobre 2023, per citare due date spartiacque. Sono quelli che ci vogliono uccidere o sottomettere, sono quelli che amano la morte – propria e altrui – più della loro stessa vita”; “La realtà” conclude poi “è che gli altri – usiamo la parola proibita: i nostri nemici – si stanno preparando, sono almeno psicologicamente pronti alla guerra, a un confronto decisivo”. Un confronto decisivo con la realtà che il filosofo di Roma, dando prova straordinaria coerenza, si è sempre rifiutato di fare, come ad esempio quando si lancia in ragionamenti dal sapore onirico come questo: “Ma alla fine come diavolo si spiega, nelle nostre città, questa ondata di scoperto e perfino provocatorio antisemitismo, che ormai non viene nemmeno minimamente truccato – travestito – ammorbidito? La finzione manifestiamo per i palestinesi non certo per Hamas è durata pochissimo, lasciando spazio a una spiacevole e imbarazzante verità: una crescente e sfacciata esibizione di ostilità antiebraica di sinistra”. O in voli pindarici come questo: “Liberare Rafah non è un capriccio di Netanyahu: stiamo parlando dell’ultima roccaforte controllata da Hamas. E sarebbe assolutamente insensato lasciare questo bastione nelle mani dei terroristi. Da lì ricomincerebbero appena possibile a colpire. Chi vuole fermare Gerusalemme, sta oggettivamente offrendo un salvacondotto ai terroristi”. Insomma (è costretto a concludere amaro): “Questa grande guerra forse non ha ancora un vincitore, nel senso che fortunatamente le autocrazie non sono riuscite a prevalere: ma non stiamo vincendo noi, anzi stiamo decisamente perdendo terreno” anche pe
rché, purtroppo, “negli ultimi anni, per un verso il Covid e per altro vero gli eventi bellici, hanno innescato una specie di insidioso nuovo socialismo con piani giganteschi che puntano a un’innaturale e artificialissima trasformazione, a un luciferino riordino dell’economia e delle sue priorità”. La soluzione? “Sarebbe istruttivo per leader ed elettori rileggere anche solo per sommi capi, la storia delle guerre puniche, e il livello di paura e di sofferenza con cui Roma dovette misurarsi prima della vittoria su Cartagine. Che la consacrò come indiscussa potenza del Mediterraneo. Quanto timore, quante sconfitte parziali, quale livello di rischio esistenziale, quali perdite quale fatica nel ricostruire alleanze oltre che nel concepire una riscossa militare e politica, fino al trionfo”.
Miei cari amici, che dire: anche questa puntata dedicata ai più grandi intellettuali del ventunesimo secolo sta volgendo termine, ma se ti è piaciuta e pensi che ogni suprematista metafisico si meriti, in fondo, il suo spazietto nel Pantheon della vergogna e del pubblico ludibrio, allora supporta Ottolina Tv iscrivendoti ai nostri canali, attivando la campanella e aderendo alla nostra campagna di sottoscrizione su GoFundMe e su PayPal.
E chi non aderisce è Emma Bonino










