Insieme alla catastrofe ecologica, oggi stiamo assistendo ad una vera e propria catastrofe psicologica dei popoli occidentali. I dati sono inquietanti: sia lβIstat che il recentissimo studio Headway – Mental Health Index realizzato da The European House, ci dicono che il 20% degli italiani soffre di almeno un disturbo psichico, e questo senza contare i tantissimi casi di disagio sommerso che non appaiono nei numeri; ansia, depressione, stress, solitudine, paura i disturbi piΓΉ diffusi. E il problema non Γ¨ solo italiano, ma riguarda tutti i paesi occidentali piΓΉ sviluppati.

Le contromisure prese dagli Stati e dalla Commissione Europea, come i corsi di prevenzione per bambini e adolescenti e i fondi destinati allβaumento di ambulatori specializzati, si stanno dimostrando un fallimento e sviano lβattenzione dalle cause profonde e strutturali di questa crisi. Come sostenevano i grandi sociologi e filosofi Mark Fisher e Oliver James – oggi in compagnia di sempre piΓΉ numerosi psicologi e psichiatri – la cosΓ¬ ampia diffusione di certe malattie mentali non puΓ² essere spiegata come un fatto puramente privato e medico, ma come un fatto politico, legato a un sistema culturale e produttivo – quello neoliberale – che stritola lβindividuo e lo riduce ad una vita sempre piΓΉ esigente, solitaria e disperata. Nel saggio Why Mental Health Is A Political Issue Fisher scrive che invece di affrontare il problema politico della questione, si assiste a un processo di continua privatizzazione dello stress in cui le cause strutturali e politiche di questo disagio vengono rimosse e taciute; nel frattempo, i profitti delle case farmaceutiche nellβindustria degli psicofarmaci non fanno che aumentare, e sono passati dai 16 miliardi del 2018 ai 21 miliardi del 2022. Lo psichiatra Paolo Migone, direttore della rivista Psichiatria e scienza umane, scrive: βLe grandi multinazionali farmaceutiche penetrano ogni aspetto della medicina, condizionandone la cultura alla luce dei propri interessi che, come Γ¨ naturale, non mirano proprio alla salute delle persone ma allβaumento dei loro guadagni. Per le case farmaceutiche, al limite, piΓΉ malati ci sono meglio Γ¨, perchΓ© questo permette maggiori profitti. Nei Paesi in cui non vi Γ¨ un servizio sanitario nazionale ma in cui la medicina Γ¨ privatizzata la situazione Γ¨ ancora peggioreβ. Fisher e James individuano le cause della crescente diffusione dellβansia, dello stress e della depressione negli elementi alienanti e patogeni della nostra cultura e del nostro sistema produttivo, e si augurano che contro la privatizzazione dello stress si assisterΓ , in futuro, a un processo di ri -politicizzazione delle malattie mentali, che permetta alla lotta politica di riappropriarsi di questa fondamentale dimensione sociale.
βEsistono i singoli uomini e le singole donne, ed esistono le famiglie, non esiste nulla che possa definirsi societΓ β ha detto una volta Margaret Thatcher dando voce ad una delle convinzioni profonde della cultura neoliberale. Il 13 gennaio del 2017 lβintellettuale inglese Mark Fisher, che aveva dedicato gran parte suo lavoro a confutare questa affermazione della Thatcher, morΓ¬ suicida a causa di una profonda depressione che lo aveva accompagnato tutta la vita; Fisher accusava la Thatcher di essere uno dei massimi rappresentanti del cosiddetto Realismo capitalista, ossia di quellβatmosfera culturale oggi dominante per la quale il capitalismo neoliberale, nonostante tutti i suoi difetti, sarebbe comunque la miglior forma di societΓ possibile, e che il tentativo di pensare un modello politico alternativo sarebbe ingenuo, ideologico, e in fondo incapace di fare i conti con la natura umana.
Ma che cosa hanno a che fare la depressione, lβansia, lβangoscia e i sempre piΓΉ diffusi burnout con il realismo capitalista e lβidea che non esista nessuna comunitΓ , ma solo un agglomerato di individui? Il punto Γ¨ che, contrariamente a quanto sosteneva la Thatcher, la societΓ esiste eccome e molti dei nostri problemi individuali hanno – non di rado – cause politiche ed economiche collettive. Secondo Fisher e James individualizzare i problemi, come fa la cultura neoliberista, serve ad aumentare i profitti delle industrie private e rendere piΓΉ difficili soluzioni di natura sociale ed economica che prevederebbero quasi sicuramente una maggiore spesa pubblica, un aumento del ruolo dello Stato e, quindi, una redistribuzione della ricchezza delle Γ©lite capitaliste. Quello delle malattie mentali Γ¨, quindi, un esempio paradigmatico: il capitalismo neoliberale insiste sempre di piΓΉ nel trattare forme come lβansia e la depressione come se fossero fatti naturali alla stregua di un evento geologico o meteorologico e, quindi, da curare per via puramente individuale – e spesso farmacologica; se le malattie mentali sono solo il risultato di unβanomalia chimica nel cervello o di qualche trauma infantile e non hanno nulla a che vedere con fattori esterni come la precarietΓ finanziaria, lβemarginazione sociale o gli eccessivi stimoli nervosi prodotti dai mezzi tecnologici, allora nessuno si porrΓ la domanda se non sia la nostra stessa societΓ a essere malata. Le spiegazioni puramente mediche e psicologiche, scrivono invece Fisher e James, possono sΓ¬ spiegare le radici delle problematiche dei singoli casi, ma sono del tutto incapaci di spiegare le cause della loro quantitΓ e diffusione in un determinato contesto.

PerchΓ© – dovremmo chiederci – un cosΓ¬ grande numero di disturbi psichici dello stesso tipo si presentano tutti nel contesto della societΓ tecnocapitalista contemporanea? In Realismo capitalista, Fisher scrive: βLβontologia oggi dominante nega alla malattia mentale ogni possibile origine di natura sociale. Ovviamente, la chimico – biologizzazione dei disturbi mentali Γ¨ strettamente proporzionale alla loro depoliticizzazione: considerarli alla stregua di problemi chimico – biologici individuali, per il capitalismo Γ¨ un vantaggio enorme. Innanzitutto, rinforza la spinta del Capitale in direzione di unβindividualizzazione atomizzata (sei malato per colpa della chimica del tuo cervello); e poi crea un mercato enormemente redditizio per le multinazionali farmaceutiche e i loro prodotti (ti curiamo coi nostri psicofarmaci)β. βChe qualsiasi malattia mentaleβ conclude Fisher βpossa essere rappresentata come un fatto neurologico Γ¨ chiaro a tutti. Ma questo non ci dice nulla sulle cause. Se per esempio Γ¨ vero che la depressione generalmente comporta un basso livello di serotonina, allora quello che va spiegato Γ¨ perchΓ© in determinati individui il livello di serotonina sia basso. Farlo perΓ² richiede una spiegazione sociale e politicaβ.
Particolarmente devastanti per la nostra sfera psichica sono oggi le nuove strutture di prestazione, basate su valori di auto-sfruttamento, di spietata competizione e sulla necessitΓ – per stare al passo degli altri – di elaborare incessanti informazioni e input mediatici; inoltre, il mito della meritocrazia, che ha la chiara funzione di legittimare lo status quo e di nascondere i reali rapporti di classe, coltiva lβillusione secondo la quale chiunque abbia voglia di lavorare sodo e abbia la giusta dose di coraggio e intelligenza puΓ² avere accesso ai gradi piΓΉ alti della societΓ . Questa favola, ormai smentita in lungo e in largo, porta chi si trova incastrato a un livello sociale basso a non lottare politicamente contro un sistema ingiusto, ma a incolpare soltanto se stesso per non essere riuscito a ottenere un livello di vita soddisfacente; su questo punto, nel saggio Lβespulsione dellβAltro, Il filosofo coreano Byung-Chul Han scrive: “Nel nostro tempo si genera una nuova forma di alienazione. Non si tratta piΓΉ dell’alienazione dal mondo o dal lavoro, bensΓ¬ di un’autoalienazione distruttiva, di un’alienazione da se stessi. Questa autoalienazione si verifica proprio nella forma dell’ottimizzazione di se stessi e dell’autorealizzazione”. Difficile, quindi, non mettere in relazione questa forma di autosfruttamento e di autoalienazione con la dilagante epidemia di ansia, burnout e di disturbi depressivi. Ri – politicizzare le malattie mentali significa quindi non cedere allβingenua convinzione che uno psicologo o un farmaco possano, con poteri sovrumani, farsi carico delle contraddizioni di un sistema che stritola le persone e ne aggrava le debolezze, e significa che queste contraddizioni possono essere risolte non aumentando i profitti di qualche settore privato, ma solo attraverso la lotta e lβorganizzazione politica. Le catastrofi climatiche, economiche e psichiche che affliggono le persone al tempo del capitalismo neoliberale sono indice del fatto che questo sistema, anzichΓ© essere lβunico che funziona, Γ¨ un sistema profondamente disfunzionale.

Come Γ¨ possibile, allora, che alla luce di queste condizioni di vita insostenibili il realismo capitalista abbia ancora successo? Il punto – scrive Fisher in Not Failing Better, But Fighting to Win – Γ¨ che βnon Γ¨ mai stato concepito per convincere la gente che il capitalismo Γ¨ un ottimo sistemaβ, ma molto piΓΉ realisticamente e subdolamente βper convincerla che Γ¨ lβunico sistema praticabile, e che la costruzione di unβalternativa Γ¨ impossibileβ; pensate solo a tutte le volte che vi siete imbattuti direttamente in una delle tante forme che il disfattismo ha assunto nel dibattito contemporaneo: anche i commenti sulle bacheche di Ottolina spesso trasudano disfattismo da ogni parola. Solitamente ci viene spacciato come lucido e cinico realismo; in realtΓ , ci dice sostanzialmente Fisher, non Γ¨ altro che il risultato di un gigantesco lavaggio del cervello architettato nei minimi dettagli: Γ¨ questa lβultima e piΓΉ insidiosa delle armi a disposizione di chi si ostina a difendere un sistema disfunzionale e feroce che mette a rischio non solo la sopravvivenza della nostra specie su questo pianeta, ma anche – nellβimmediato – la salute della nostra mente e, qualsiasi cosa significhi, della nostra anima.
Su tutti questi temi non perdetevi lβintervista che pubblicheremo stasera, lunedΓ¬ 18 dicembre, al professor Vincenzo Costa, uno dei massimi esperti del rapporto tra neoliberismo e disturbi psichici. Contro il disfattismo del realismo capitalista, e contro la solitudine e lβisolamento ai quali vorrebbe condannarci, abbiamo bisogno di costruire un media che dia voce al 99% e che ci aiuti a trasformare il nostro disagio individuale in una forza propulsiva collettiva in grado di rovesciare lo stato attuale delle cose. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.
E chi non aderisce, Γ¨ Margaret Thatcher










