L’Iran dichiara nuovamente chiuso lo Stretto dopo aver attaccato due navi e allarga la rappresaglia contro la rete militare statunitense in Qatar, Emirati, Bahrain, Giordania, Kuwait e Oman; Teheran rivendica colpi contro basi, radar, sistemi Patriot, centri di comando e infrastrutture logistiche. I governi coinvolti confermano numerosi attacchi e alcuni danni, ma non la distruzione degli obiettivi annunciata dall’Iran; rimane sospesa la notizia, prima rilanciata e poi smentita dal CENTCOM, della morte di tre militari americani in Kuwait. Sul fronte russo-ucraino, il fine settimana è stato segnato da quasi 260 combattimenti al giorno, nuove ondate russe contro Kiev, Sumy e Odessa e attacchi ucraini contro petroliere, traghetti, raffinerie e collegamenti logistici russi nel Mar d’Azov; Mosca rivendica la conquista di Bachevsk e nuovi avanzamenti, mentre Kiev colpisce la raffineria di Syzran, a circa 800 chilometri dal confine. A Kiev, infine, Zelensky annuncia il cambio della prima ministra Yulia Svyrydenko e il rinnovamento dell’intero governo, una riorganizzazione presentata come necessaria per rafforzare i rapporti internazionali, la produzione militare e la ricostruzione, ma che accentua ulteriormente la concentrazione del potere intorno alla presidenza.















