Per cinque secoli, l’Occidente si è raccontato come sinonimo di civiltà, modernità e progresso; tutti gli altri, al massimo, erano il passato da educare, riformare, civilizzare: prima con le croci, poi con le cannoniere, poi con il libero mercato, il Fondo Monetario Internazionale e i diritti umani caricati sui bombardieri della NATO. Ma, oggi, quella favola non funziona più; l’Occidente è ancora potentissimo, certo: ha armi, banche, piattaforme, università, fondazioni, media, eserciti e intelligence, ma non ha più il monopolio della produzione, della tecnica, della forza e nemmeno dell’immaginario. E, allora, che succede quando scopre che la Cina può diventare moderna senza diventare occidentale? Che l’Africa può provare a liberarsi senza chiedere il permesso a Parigi? Che l’America Latina può tornare a pensarsi fuori dalla dottrina Monroe? Ne abbiamo parlato con Carlo Formenti, uno degli intellettuali marxisti più scomodi del panorama italiano: per Formenti, il problema non è solo l’imperialismo occidentale: è anche il modo in cui una parte enorme della sinistra e del marxismo occidentale si è lasciata colonizzare dal liberalismo. Andare oltre l’Occidente, allora, non significa fare il tifo per qualcun altro; significa smettere di pensare che il mondo debba per forza assomigliare a noi.










