Una domanda che ci siamo fatti tutti: se Hollywood è parte integrante del comparto militare industriale statunitense, perché, certe volte, i suoi film sembrano davvero dirci cose scomode? Risposta: perché nove volte su dieci è solo una sensazione; quando lo fanno, per esempio come in quasi tutti i film contro la guerra che affrontiamo oggi, lo fanno senza mettere in discussione il paradigma. Come dice il mio amico Salvatore D’Acunto, non allargano mai il campo, lo sguardo, per mostrarci lo schifo del macrosistema all’interno del quale si svolgono le vicende dei personaggi. Un film, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, lo fa: Essi vivono; non a caso di John Carpenter, cioè di un filmmaker – e, dunque, indipendente. Qui il campo “viene allargato” attraverso l’idea ingegnosa degli occhiali da sole che, una volta inforcati, mostrano l’orribile verità del capitalismo – il macrosistema, appunto – dietro la mano di vernice dorata della propaganda; mostrare la cornice del sistema è, addirittura, il tema stesso del film. Oggi analizziamo 3 film che mostrano l’assurdità e il ribrezzo della guerra e cerchiamo di capire se allargano lo sguardo, se mostrano la cornice del quadro o sono intrappolati nella tela: Redacted di Brian De Palma, Nella valle di Elah di Paul Haggis e W. di Oliver Stone.











Grazie ottolina