video a cura di Davide Martinotti
Il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran ha spinto la crisi a un punto critico e per Pechino il rischio di una guerra appare ormai concreto e imminente; l’invito ufficiale del Ministero degli Esteri cinese ai propri cittadini a lasciare immediatamente l’Iran – accompagnato dall’assistenza organizzata da ambasciate e consolati per l’evacuazione – è un segnale inequivocabile: la leadership cinese ritiene che lo scenario possa degenerare rapidamente. Mentre il mondo guarda al Medio Oriente, in Asia orientale si intreccia un secondo livello di tensione; a Pechino si prosegue con la profonda riorganizzazione interna delle proprie forze armate: il 26 febbraio ci sono state nuove rimozioni di alti ufficiali nelle Forze Terrestri, nelle Forze Missilistiche e nei dipartimenti politico-operativi, una pulizia che tocca unità chiave per scenari su Taiwan e per la deterrenza strategica. Contemporaneamente, Giappone e Filippine rafforzano la propria postura militare in coordinamento con Washington: Manila accoglie sistemi missilistici statunitensi avanzati nelle province settentrionali rivolte verso Taiwan, mentre Tokyo trasforma Yonaguni in una base missilistica integrata con capacità di difesa aerea e guerra elettronica; la Prima Catena di Isole si consolida così come linea di contenimento strategico.















