Sì. LA FINANZA SPECULATIVA È MERDA. E questo video – su La grande scommessa e Margin Call, due film hollywoodiani sulla truffa del millennio, quella della Lehman Brothers del 2007/2008 – è solo un pretesto per dire ancora una volta che LA FINANZA SPECULATIVA È MERDA. “Ancora una volta” perché lo abbiamo già detto con molta chiarezza parlando di Una poltrona per due. In realtà, magari non ve ne eravate accorti, tutte le puntate di Desaparecinema usano il cinema come pretesto per parlare di politica ed economia. La puntata di oggi usa il cinema come pretesto per dire che… LA FINANZA SPECULATIVA È MERDA. Ogni tanto ovviamente lo dice anche qualche film.
Come vedremo tra poco, lo dicono anche i più grandi economisti-umanisti di sempre, cioè coloro che ritengono l’economia al servizio del popolo e non del PD. Tra questi giganti c’è Federico Caffè, misteriosamente scomparso nel 1987, che chiamava i finanzieri, i CEO, i banchieri, i draghi, gli “incappucciati della finanza”. Questo era il film di Fabio Rosi su Caffè, “L’ultima lezione”. E anche Marx, secondo cui l’accumulazione finanziaria conferisce un potere politico sempre maggiore ai grandi gruppi economici, che possono influenzare le decisioni statali e superare l’autorità delle nazioni. Al punto da ritenersi loro stessi il potere. Questo era invece il film “Il giovane Karl Marx”, del 2017. Bisogna dire che Marx c’aveva preso. Ovviamente. E chi non vede il video intero è la finanza speculativa.
“LA FINANZA SPECULATIVA È MERDA” è una parafrasi abbastanza dettagliata degli straordinari articoli di Federico Caffè per Il Messaggero e L’Ora, scritti tra gli anni ’70 e il 1987, anno della sua scomparsa (a proposito, leggetevi il bel libro di Ermanno Rea sulla misteriosa scomparsa nel nulla di Caffè). Articoli oggi raccolti da Castelvecchi nel volume “Contro gli incappucciati della finanza”. Anche se il suo ultimo libro fu “In difesa del welfare state”, del 1986, in difesa cioè di ciò che ci stanno rapinando da ormai 40 anni le élite neoliberiste al servizio dell’apparato militare industriale. Cioè tutto ciò che non è socialismo.
Ma cosa sono per Caffè gli “incappucciati della finanza“? Sono un’élite che usa un linguaggio tecnico e incomprensibile per nascondere le conseguenze sociali delle proprie azioni.
E perché LA FINANZA SPECULATIVA È MERDA? Perché la finanza speculativa, e con essa il mercato azionario, è l’espressione più estrema del capitalismo. Attenzione: non un’aberrazione del capitalismo, ma – come diceva Marx – una sua diretta conseguenza. D’altronde se l’equazione di Marx per descrivere il capitalismo (che ovviamente è un’aberrazione di per sé) è D – M – D’, cioè uso il denaro per comprare merci (mezzi di produzione e forza-lavoro) per fare più denaro (laddove quel “più” accanto a denaro è il famoso plusvalore), è ovvio che a un certo punto quella M di Merci si trasformerà in D. Che è appunto come funziona la finanza (ho già detto che è merda?): uso il denaro per comprare denaro per fare più denaro: D – D – D’. Cioè: le merci, che dovrebbero essere gli strumenti per consentirci di vivere (acqua, grano, case) escono dall’equazione. Cioè esce dall’equazione l’economia reale, la vita reale, l’uomo. Per questo oggi esistono economisti come Fubini, Marattin e Draghi: perché non sono umani. Insomma, come dice Marx, la finanza si basa sulla finzione che il denaro sia una merce, quella M lì, e cioè che abbia un valore intrinseco. Ovviamente non è vero per Marx come non è vero nella realtà. Il denaro è una unità di misura, non un lingotto d’oro, un vacca o un immobile. Cioè, serve a misurare il valore di una merce, così come i grammi servono a misurare il peso di un lingotto d’oro e i metri le dimensioni di una vacca. Per questo il denaro è virtualmente illimitato, proprio perché non ha valore di per sé, proprio perché è un’unità di misura. Se fosse limitato sarebbe come dire che non posso costruire un’autostrada perché mi sono finiti i metri.
(che poi è il concetto alla base del dogma religioso dell’austerità)
(e ce lo spiega lo stesso Draghi, che per anni è stato a capo dell’ente che il denaro lo produce dal nulla, la BCE).
Insomma il denaro è, o meglio dovrebbe essere, al servizio delle merci, cioè della forza lavoro, cioè dell’umano. E invece con la finanza speculativa (e le teorie macroeconomiche di Pippo e Paperino) il denaro diventa una merce in sé. Cioè compro denaro (D) col denaro (D) per fare più denaro (D’). Si potrebbe obiettare che avendo più denaro (D’) si possono poi comprare più merci e che quindi l’obiettivo è sempre la merce (M). Ebbene vedremo attraverso La grande scommessa che non è esattamente così, perché l’equazione D – D – D’ porta inevitabilmente alla castrofe.
Insomma la finanza speculativa, che come abbiamo detto non è un’aberrazione del capitalismo ma la sua diretta conseguenza, è come ciò che sta accadendo a Gaza e altrove: il genocidio non è un’aberrazione, un inciampo, ma una naturale conseguenza del capitalismo (che oggi si chiama ordoliberista). Così come il nazismo e il fascismo: strumenti connaturati al capitalismo, non parentesi) da attivare quando questo è in crisi. E infatti fascismo e capitalismo non sono morti, come cantavano i Chumbawamba nel 1993:
(…)
Di’ loro che i nazisti non se ne sono mai veramente andati.
(…)
E non avremo pace finché non moriranno tutti i nazisti.
Fascismo e capitalismo insomma si aggirano ancora come uno spettro per l’Occidente con l’unico obiettivo di combattere lo spettro originale, l’unico che potrebbe mettere fine alla tragedia del capitalismo: il comunismo. Vedi quello che accadde dopo il biennio rosso del 1919-1920, cioè le lotte operaie e contadine. L’avvento del fascismo originario appunto. Oppure quello che accadde negli anni ’80 e ‘90 per contrastare la stagione delle lotte per i diritti sociali. L’avvento del fascismo neoliberista, appunto. Da Reagan, alla Thatcher, a Blair a D’Alema. Da Milton Friedman al PD. Ma torniamo ai film.
Margin Call (film del 2011) inizia con l’incubo di qualunque dipendente statunitense: l’arrivo dei tagliatori di teste in ufficio. Se una delle teste da tagliare è tua, significa che dal giorno dopo se ti rompi una gamba vai fallito, visto che non avrai più l’assicurazione sanitaria dell’azienda, e la sanità americana è così cara che un’ambulanza costa mediamente più di 2.000$ e un semplice bypass coronarico circa 100.000$. In cambio del licenziamento viene offerto un bel depliant con la scritta “Guardare avanti” sotto una barca a vela – che tra l’altro non potrai neppure più permetterti. L’arrivo dei tagliatori di teste è quindi l’inferno, come d’altronde è un inferno vivere negli USA. Quando tocca a Eric, il responsabile della gestione del rischio, finire all’inferno, lui sta lavorando a una faccenduola: ha scoperto che l’intero profilo di rischio della banca è errato. Cioè che la bancarotta è altamente probabile se la banca non si libera di una montagna di titoli tossici accumulati con la bolla edilizia. Cioè insomma che le perdite potrebbero essere più alte dell’intera capitalizzazione di mercato dell’azienda. Ed essendo quella una banca di investimento finanziario, cioè una cosa che secondo la fisica classica e quella quantistica non dovrebbe neppure esistere e invece purtroppo esiste, l’amministratore delegato, informato della faccenduola, decide l’unica cosa che può decidere per salvare una banca di investimento finanziario: vendere i titoli tossici sul mercato, cioè sversarli nell’economia. Che poi è esattamente ciò che fa quotidianamente, come routine, quando può, una banca di investimento finanziario. Solo che questa volta i titoli tossici sono una montagna di merda grande come l’ignoranza delle classi dirigenti occidentali oggi. Vendere titoli tossici sul mercato è esattamente come quando i coloni israeliani sversano cemento nei pozzi palestinesi per impedire loro di usare l’acqua e dunque farli morire di sete o di malattie, come quando le multinazionali del petrolio sversano i liquami nel sottosuolo della Basilicata uccidendo l’agricoltura. Cioè è un crimine contro l’umanità. Ma d’altronde l’abbiamo detto: l’esistenza stessa delle banche di investimento finanziario è un crimine contro l’umanità.
Il film non raffigura alcuna società di Wall Street reale e la società fittizia non ha un nome, ma la trama presenta somiglianze con alcuni eventi accaduti durante la crisi finanziaria del 2008: Goldman Sachs si mosse in modo simile per tempo per coprirsi e ridurre la sua posizione in titoli garantiti da ipoteca, su sollecitazione di due dipendenti. La Lehman Brothers, la banca in cui è ambientato il film, si mosse per seconda e fallì. Infatti il regista, J. C. Chandor, scrisse il film nei giorni successivi al fallimento di Lehman Brothers. Praticamente tutta la critica cinematografica statunitense ha dichiarato Margin Call il miglior film su Wall Street. Ovviamente non è vero. Una poltrona per due e La grande scommessa guardano il film di Chandor da Marte. Anche perché Margin Call pur denunciando il cinismo della Lehman Brothers è un film consolatorio, in cui uno dei dirigenti di più alto livello della banca ha un cuore d’oro, piange per il cane morto, lo seppellisce nel giardino della sua ex e cerca di convincere il capo dei capi che inculare la gente è bruttobrutto. Sì, come no. Wall Street è piena di questi cuori d’oro. E infatti, questa è la carriera successiva del regista: J. C. Chandor. Chandor aveva solo 37 anni quando scrisse il film e poco più quando lo diresse. Successivamente diresse All is Lost, A Most Violent Year, Triple Frontier (Chandor subentrò in questo film al posto di Kathryn Bigelow che preferì fare Zero Dark Thirty – film scritto in collaborazione con la CIA), Kraven the Hunter – filmaccio di supereroi per la Sony Pictures Entertainment (vedi la puntata alla Sony), il sesto capitolo dello Spiderman Universe della Sony. Il film fece pedere alla Sony 71 milioni di dollari e non piacque neppure alla critica. In ogni caso sarebbe stato esattamente ciò che Martin Scorsese avrebbe chiamato (se si fosse accorto della sua uscita) “film parco a tema”, cioè sostanzialmente l’opposto del cinema: zero spessore, zero complessità, zero motivazioni: ti siedi in poltrona, ti fai un giro, ti diverti, esci dalla sala e lasci il film lì, senza portarti dietro nulla di esso. Esattamente come quando sali su una montagna russa di un parco a tema.
Forse a questo punto sarebbe il caso di illustrare che cos’è una banca di investimento finanziario e in cosa si differenzia da una normale, cara, vecchia banca di risparmio. Ebbene, una banca di investimento finanziario è un crimine contro l’umanità. E lo dice bene la prima sequenza de La grande scommessa, in cui il personaggio interpretato da Ryan Gosling ci rivela, come in un documentario, chi è colui che ha dato origine a tutto: Lewis Ranieri. Fino agli anni ‘70, per esempio, le banche erogavano mutui, che producevano profitti bassi e sul lungo termine. Cioè la banca prestava denaro al cliente per comprare casa, e quel denaro gli ritornava dopo anni con un piccolo margine di guadagno. Lewis Ranieri invece ebbe un’idea geniale. (Nella finanza speculativa le idee geniali sono pericolose come l’acido muriatico nelle condutture dell’acqua pubblica) L’idea geniale era: perché non scommettiamo sulla solvibilità dei prestiti che i cittadini chiedono alle banche? Cioè: perché non creiamo un prodotto finanziario che si appoggia per esempio sui mutui? In questo modo la banca, vendendo quel prodotto finanziario ottiene immediatamente liquidità. Questi prodotti, queste scommesse sono i famosi “derivati” che, anche qui, nacquero in origine come supporto assicurativo sullo scambio di merci (per esempio per difendere il contadino da un possibile raccolto pessimo) e poi sono diventati merda fritta. (dagli anni ’90 infatti i derivati non prevedevano più l’acquisto della merce cui facavano riferimento. Ricordate? La M di merce scompare dall’equazione: D – D- D’. L’abbiamo detto nella puntata su Una poltrona per due) Una merda fritta che ha fatto la fortuna delle banche di speculazione finanziaria e la rovina di milioni di cittadini. Per esempio, il presidente della Goldman Sachs, Henry Paulson, ci guadagnò 38 milioni di dollari e poi è diventato ministro del tesoro degli USA. Infatti, come scrive notiziariofinanziario.com, l’idea geniale di Lewis Ranieri aveva un “ma”. “Queste scommesse partivano dal presupposto che il valore degli immobili sarebbe salito costantemente e che i debitori sarebbero stati solvibili. Il problema dunque si pose quando il valore dei titoli emessi superò il valore dei veri e propri mutui ipotecari. Con la conseguenza che occorreva emettere più titoli ipotecari, e come fare? Con la bella trovata dei mutui “subprime”, ve li ricordate? Sono mutui concessi a persone conclamatamente insolvibili. Insomma persone cui la banca non richiedeva né garanzie di proprietà né di reddito. Da questi mutui subprime vennero creati dei titoli ipotecari nuovi immessi sul mercato dalle banche, “impacchettati” insieme a crediti di prima scelta rivenduti poi a clienti solvibili.”
Quando il valore delle case crollò, questi titoli subprime divennero appunto merda fritta. Ed ecco che le banche per farci comunque profitto li impacchettarono dentro prodotti finanziari dai nomi incomprensibili ma che facevano molto yeah. Nel film La grande scommessa Adam McKay, il regista, lo spiega con una efficacia disarmante nella scena geniale dello chef stellato. Le conseguenze di tutto questo le conosciamo: crisi finanziaria negli USA, crisi del debito e poi economica in Europa e in Italia. E forse quello che non tutti sanno, continua notiziariofinanziario.com, è che si scommetteva persino sul default della Grecia.
La grande scommessa, definito dalla stampa un “film scioccantemente veritiero con pochissima drammatizzazione o falsificazione”, è il film che ha fatto capire a me, Mirko Melchiorre e Adriano Cutraro, che un film sulla macroeconomia che non fosse una palla cosmica come i film italiani degli ultimi 30 anni si poteva fare. Così nacque PIIGS. Adam McKay è anche il regista dello straordinario Don’t Look Up, il film con Di Caprio del 2021.
La grande scommessa parla della vera storia di quattro investitori che, prima della crisi finanziaria del 2007-2008, prevedono il crollo del mercato immobiliare e scommettono contro il sistema bancario, accumulando enormi profitti. Il film, basato su eventi e personaggi reali, spiega come la bolla speculativa negli investimenti legati ai mutui abbia portato a una crisi economica globale. Quattro investitori esterni (degli outsider della finanza) si accorgono che il mercato dei mutui immobiliari è irrazionalmente gonfiato (proprio dai subprime di cui sopra) e che il sistema è destinato a crollare. Invece di investire a favore del mercato, decidono di giocare contro di esso scommettendo sui fallimenti dei mutui. Lo fanno acquistando strumenti finanziari chiamati Credit Default Swap (CDS), che garantiscono un profitto se i mutui falliscono. Le grandi banche, i media e i governi si rifiutano di vedere la realtà, e inizialmente i protagonisti vengono derisi perché sembrano pazzi. (che è proprio ciò che sta accadendo con la guerra in Ucraina e l’ossessione per il riarmo in Unione europea) La loro scommessa si rivela vincente: la crisi scoppia, i mutui falliscono e le banche subiscono enormi perdite, mentre loro guadagnano miliardi.
Christian Bale interpreta Michael Burry, che fu davvero uno dei primi a scoprire la bolla del mercato immobiliare americano. Steve Carell interpreta Mark Baum, il leader di FrontPoint Partners, una piccola società di trading indipendente. Baum è in uno stato di costante disgusto nei confronti delle banche americane. Il personaggio è basato su Steve Eisman. (ma potrebbe essere anche stato influenzato dalla figura del gigantesco Michael Hudson, amico di OttolinaTV, terrore delle banche. Esattamente come abbiamo spiegato prima, e cioè che la finanza è acerrima nemica dell’economia reale e dunque dei lavoratori, Hudson spiega che “la finanza parassitaria si interessa all’economia reale con il fine precipuo di determinare quanta ricchezza sia possibile estrarre dall’industria e dal lavoro per via di tasse, interessi e acquisizioni di beni di pubblica utilità, piuttosto che con la finalità di fornire i capitali necessari ad aumentare la produzione e la capacità produttiva”.) Ryan Gosling interpreta Jared Vennett, un venditore della Deutsche Bank che decide di vendere i credit default swap di Burry per trarne profitto. Il personaggio di Vennett è basato su Greg Lippmann. Brad Pitt interpreta Ben Rickert, personaggio basato su Ben Hockett.
Una delle cose più interessanti del film è che i pacchetti finanziari taroccati, cioè pieni di merda fritta, sono considerati sicurissimi proprio da quelle agenzie di rating, ascoltate come oracoli dai media internazionali, che stabiliscono la solidità dell’economia degli stati. In particolare la Standard and Poor’s. Proprio quelle agenzie che hanno contribuito a rovinare la Grecia declassandola.
Come scrive editricesocialmente.it, il film precisa, se ce ne fosse bisogno, che in pratica nessun banchiere ha pagato per le ribalderie commesse e che la merda fritta continua a essere venduta sotto nomi diversi. “Inoltre tutti sapevano, da un certo momento in avanti, che cosa stava succedendo, compreso il governo federale, ma nessuno ha mosso un dito per impedire il disastro, sicuramente funzionale all’attuale fase neoliberista del capitalismo, dove la banca ha sostituito la fabbrica al centro del sistema. Infatti, mentre le fabbriche continuano a chiudere (o ridimensionarsi o trasferirsi altrove) gettando nello sconforto migliaia di lavoratori, le banche vengono comunque salvate, anche se agiscono come associazioni a delinquere.”
Di film ambientati nel mondo della finanza ce ne sono molti. Tra i più conosciuti c’è Wall Street, del 1987, di Oliver Stone, il cui titolo della sceneggiatura originale era Greed (avidità). Il film è diventato l’archetipo della rappresentazione degli eccessi degli anni ’80, con Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, il rapace finanziere co-protagonista del film, che sostiene appunto che “l’avidità, in mancanza di una parola migliore, è buona”. Wall Street non è una critica totale del capitalismo, ma della cultura cinica e del guadagno facile degli anni ’80. Ma d’altronde anche Stone è uno yankee, e non puoi pretendere che critichi l’aria che respira. Poi Inside Job, documentario del 2010 con la voce narrante di Matt Damon. Come ha dichiarato lo stesso regista, Charles Ferguson, “il film parla della corruzione sistemica degli Stati Uniti da parte del settore dei servizi finanziari e delle conseguenze di tale corruzione sistemica”. Salto il film di Scorsese The Wolf of Wall Street, che merita una puntata dedicata.
Nel frattempo, il protagonista reale de La grande scommessa, Michael Burry, ha appena predetto l’arrivo dello scoppio di un’altra gigantesca bolla, quella dell’Intelligenza Artificiale. In un post su X di due settimane fa, Burry ha lanciato una newsletter dal titolo “Cassandra Unchained”, cioè Cassandra Scatenata. Secondo lui, ci sono parallellismi tra l’ossessione per la tecnologia della fine degli anni ’90 e l’attuale corsa all’IA. E ha ricordato come le bolle siano state sempre ignorate dalla politica e dai media. Due anni prima dell’esplosione della bolla del 2007-2008 infatti, l’allora presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, aveva detto: “La bolla dei prezzi delle case non sembra probabile”. Oggi l’attuale presidente della Banca centrale statunitense, Jerome Powell, dice la stessa cosa rispetto alle preoccupazioni di Burry e cioè che le aziende di intelligenza artificiale sono redditizie. Secondo Burry, i profitti dell’era AI delle Big Tech si fondano su “una delle frodi più comuni dell’era moderna”, ovvero la manipolazione delle tempistiche di ammortamento. Che vordi’? Come spiega Fortune Italia, “Quando giganti tecnologici come Microsoft, Meta e Oracle costruiscono data center AI, acquistano decine di miliardi di dollari in Gpu, server e sistemi di raffreddamento. Normalmente, questi asset perdono valore rapidamente, riducendo i profitti. Ma recentemente, sostiene Burry, molte aziende hanno silenziosamente esteso la vita utile dichiarata delle macchine da circa tre anni a fino a sei. Questo semplice cambiamento consente loro di spalmare i costi e mostrare utili più robusti nel breve termine. “Se non avessero fatto queste modifiche i loro utili sarebbero drasticamente più bassi”.” Insomma siamo di nuovo davanti a merda fritta spacciata per oro.
Federico Caffè scomparve nel nulla nel 1987 perché, forse, profondamente depresso. Sia perché la sua lotta per una nuova società possibile a favore degli ultimi gli pareva ormai inutile (e aveva ragione, stava arrivando il protoPD). Sia perché non poteva più insegnare all’università. Cioè tentare disperatamente di passare ai ragazzi il frutto di decenni di pensiero.
Per questo la scuola pubblica e l’università da ormai 30 anni sono sotto attacco, come raccontiamo nel nostro prossimo film, “D’istruzione pubblica”: perché non debba più esistere spazio per un docente pericoloso come Caffè. O come Massimo Bontempelli. Bontempelli ve lo andate a cercare da soli, perché se non sapete chi è io certo non vi aiuto.
















Certo ci vediamo presto e io non sono un D D + sono un OTTOLINER della prima ora .grande bella puntata e alla prossima
Saluti Graziano