Il Marru
“Nonostante le tensioni in corso con Washington”, riporta il South China Morning Post, “Pechino continua a sostenere una più profonda cooperazione economica regionale nell’Asia orientale”, a partire da “un accordo di libero scambio (FTA) con Giappone e Corea del Sud”; ma “compiere progressi sostanziali”, affermano alcuni analisti interrogati dalla testata di Hong Kong, “ dato l’attuale quadro commerciale e gli interessi contrastanti”, “resta una sfida”: l’articolo ricorda come sabato scorso, a latere del summit dell’Apec, il ministro sudcoreano del Commercio, dell’Industria e dell’Energia Kim Jung-kwan ha tenuto un bilaterale con l’omologo cinese, il ministro del Commercio Wang Wentao, che si sarebbe “impegnato a promuovere la ripresa dei negoziati su un accordo di libero scambio trilaterale tra i due Paesi e il Giappone”. L’inizio dei negoziati ufficiali per un accordo di libero scambio a 3, però, risale ormai al lontano 2012 e in 13 anni non si è mosso di un millimetro; e che riprendano slancio proprio adesso, avrebbe commentato Alicia Garcia-Herrero, capo economista per la regione Asia-Pacifico presso Natixis, “sarà molto difficile, perché Takaichi è stata molto accomodante con [il presidente degli Stati Uniti Donald] Trump… Quindi non credo che si lascerà coinvolgere in questa faccenda“. I 3 Paesi fanno già parte dell’RCEP, che è il più grande accordo commerciale del pianeta; i margini per approfondire la cooperazione che già c’è senza far infuriare Forrest Trump potrebbero essere incredibilmente limitati.
Eppure, qualcosa si muove: “La Banca Popolare Cinese ha annunciato lunedì di aver recentemente rinnovato un accordo bilaterale di swap in valuta locale del valore di 400 miliardi di yuan (56,2 miliardi di dollari) con la Banca di Corea, che sarà valido per cinque anni” e sempre sabato, durante i colloqui con il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, Xi Jinping ha chiesto di accelerare la seconda fase dei negoziati dell’accordo bilaterale di libero scambio tra Cina e Corea del Sud, secondo quanto riportato da Xinhua; due giorni prima, sempre il ministro del Commercio cinese Wang, aveva incontrato anche il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria giapponese, Ryosei Akazawa: al centro del confronto, le restrizioni giapponesi sulle esportazioni. Nel corso degli anni, il Giappone ha progressivamente rafforzato i controlli sulle esportazioni di apparecchiature per la produzione di semiconduttori di fascia alta, prendendo di mira principalmente le entità cinesi, e il problema, sottolinea sempre Alicia Garcia-Herrero, non sarebbero solo le pressioni statunitensi: “I giapponesi e i sudcoreani credono che se la Cina salisse di grado, soprattutto nel settore dei chip di intelligenza artificiale, per loro sarebbe la fine“, ha affermato.
Ma tutti questi ostacoli potrebbero non essere sufficienti a bloccare un processo che in molti vedono ineluttabile da quando, con l’amministrazione Trump, si è affermata la logica dell’America First; Lian Degui, direttore del Centro per gli studi giapponesi presso la Shanghai International Studies University, ha affermato che è improbabile che il nuovo governo giapponese adotti una posizione passiva nei confronti della cooperazione con la Cina e la Corea del Sud: “Sebbene i negoziati trilaterali sul libero scambio non procederanno senza intoppi, le prospettive restano ottimistiche, poiché si tratta di un obiettivo condiviso dai tre Paesi“, ha affermato Lian. I motivi di fondo li aveva illustrati lo scorso luglio l’ex Primo Ministro giapponese Yukio Hatoyama intervenendo al 13° Forum Mondiale per la Pace che si è tenuto a Pechino: “Gli Stati Uniti sono cambiati e il mondo deve cambiare“, aveva affermato, per poi aggiungere che, mentre gli Stati Uniti perseguono sempre più una politica America First e una strategia Make America Great Again, il Giappone deve rafforzare la propria autonomia e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. E, secondo quanto riporta Guancha, aveva “inoltre sottolineato che, data la forza nazionale del Giappone, un tentativo unilaterale di liberarsi dalla dipendenza dagli Stati Uniti incontrerebbe inevitabilmente numerose difficoltà. Pertanto, rafforzare la cooperazione tra Cina, Giappone e Corea del Sud è particolarmente importante”; una complessa partita a scacchi. Anzi, a GO, come quella che la Cina gioca con i vassalli europei di Washington nella speranza che, prima o poi, qualcuno si stufi di pagare i tributi imperiali.
Dopo aver cancellato la visita cinese della scorsa settimana per le difficoltà incontrate nel trovare interlocutori di alto livello pronti a riceverlo, il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul ha chiesto all’omologo cinese Wang Yi un colloquio telefonico, durante il quale, riporta ancora il South China Morning Post, Wang Yi ha rimesso in chiaro un punto centrale della diplomazia cinese: se vuoi dialogare con noi, la devi smettere di soffiare sul fuoco della secessione di Taiwan. Wang ha affermato che il principio di una sola Cina è “il fondamento politico più importante delle relazioni tra Cina e Germania“: “Un tempo la Cina sosteneva incondizionatamente la riunificazione della Germania e si spera che la Germania, dopo aver sperimentato il dolore della divisione, comprenda appieno e sostenga gli sforzi della Cina per salvaguardare la propria sovranità nazionale e integrità territoriale, e si opponga a tutti gli atti separatisti volti a rendere indipendente Taiwan“, ha affermato. Ad agosto, durante un viaggio a Tokyo, Wadephul ha affermato che Pechino “minaccia ripetutamente, più o meno apertamente, di cambiare unilateralmente lo status quo e di spostare i confini a proprio favore“; ha anche accusato Pechino di un comportamento “sempre più aggressivo“ nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Durante la telefonata di lunedì, i due ministri degli Esteri hanno concordato che il viaggio di Wadephul in Cina verrà riprogrammato al più presto: “La Germania è disposta a mantenere stretti scambi e dialoghi con la Cina in vari campi, a gestire adeguatamente differenze e disaccordi e a promuovere lo sviluppo di un partenariato strategico globale tra Germania e Cina“ ha affermato Wadephul; nel frattempo, il parlamentare tedesco Adis Ahmetovic ha esortato Berlino a “ripensare“ la sua strategia nei confronti della Cina dopo che Wadephul ha rinviato il suo viaggio: “L’annullamento a breve termine del viaggio in Cina non fa ben sperare per un miglioramento delle tese relazioni tra Germania e Cina“ ha affermato Ahmetovic, che è anche portavoce della politica estera del Partito socialdemocratico; “Dobbiamo ripensare la strategia della Germania nei confronti della Cina. Più che mai, abbiamo bisogno di una politica estera attiva e strategica, incentrata sul dialogo, sulla chiarezza e sugli interessi a lungo termine“ ha affermato.















