Allacciate le cinture, ciccioli. Stiamo per entrare dentro l’Uncanny Valley, cioè la valle perturbante, la zona dell’inquietudine. Quella zona cioè in cui non è più possibile distinguere un uomo da un’intelligenza artificiale, un militante contro il sistema da ChatGPT.
Della valle dell’inquietudine abbiamo parlato nella puntata sull’intelligenza artificiale, ma stavolta ho deciso di prendere il sentiero che l’altra volta non ho avuto il coraggio di prendere: quello che porta dritto in fondo alla valle, accanto al fiume. Seguitemi. Vedremo cose che noi umani. E credetemi, sono sorpreso quanto voi.
Non uso mai ChatGPT, ma in questo caso mi era venuta la curiosità di verificare come avrebbe cercato di aggirare la verità sui Five Eyes, i Cinque Occhi: l’alleanza di intelligence tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Se provate a leggere alcuni libri statunitensi sui Five Eyes vi renderete conto che si tratta di saggi per glorificarne il ruolo di “struttura di intelligence a difesa del mondo libero”, “strumento per la pace contro il terrorismo internazionale”.
Per esempio nel libro di Anthony Welles, “Between Five Eyes”, si legge: “Questo libro è dedicato agli uomini e alle donne della comunità dei Five Eyes, che dalla seconda guerra mondiale costituiscono le agenzie e i dipartimenti di intelligence fondamentali per sostenere la libertà e la democrazia nel nostro fragile mondo.” Oppure, in quello di Richard Kerbaj, “La storia segreta dei Cinque Occhi“: “Come dimostra Kerbaj, le storie di spionaggio non sono mai migliori di quando sono vere – e queste spaziano dalle reti di spionaggio naziste degli anni ’30 ai più recenti sviluppi in Ucraina e Cina. Attraverso interviste personali a leader mondiali – tra cui i primi ministri britannici Theresa May e David Cameron – e a più di cento funzionari dell’intelligence, questo libro esplora le complesse personalità che hanno contribuito a formare i Five Eyes”. ChatGPT, invece, la pensa diversamente. “Chattolo”, ho chiesto, “qual è la connessione tra Five Eyes e Hollywood?”.
Ripeto: Five Eyes è l’alleanza di intelligence più potente e meno compresa, che è stata immersa nella segretezza fin dalla sua formazione nel 1956. Anche se in realtà nasce dal cosiddetto patto UKUSA, nel 1946, cioè il patto tra regno Unito e Stati Uniti: l’atto fondativo della più antica e consolidata alleanza spionistica mondiale. Il cui testo è stato desecretato solo nel 2010.
Altrettanto letale e sconosciuta è l’USIA, l’Agenzia di Informazione degli Stati Uniti d’America. Come si legge nell’ottimo articolo di Federico Roberti per la rivista “Orion” del settembre 2000, in cui si parla di John Kleeves alias Stefano Anelli e il suo formidabile libro “Divi di Stato”: “Il compito di questa agenzia governativa, misconosciuta ai più sia negli USA che all’estero, era ed è di influenzare le attitudini e le opinioni del pubblico estero in modo da favorire le politiche statunitensi e di descrivere l’America gli obiettivi e le politiche americane ai popoli di altre nazioni in modo da generare comprensione, rispetto e, per quanto possibile, identificazione con le proprie legittime aspirazioni. Ovviamente in questo quadro Hollywood fu da subito l’oggetto principale delle attenzioni dell’USIA”.
Ma torniamo ai Five Eyes e a chatGPT. Ecco la risposta di chattolo alla domanda “qual è la connessione tra Five Eyes e Hollywood?”. Dopo avermi preso un po’ in giro spiegandomi che “non è mica che gli 007 della NSA scrivano sceneggiature”, si fa serio: “Esistono connessioni profonde e sistemiche tra l’apparato dell’intelligence occidentale e la produzione cinematografica, soprattutto negli Stati Uniti”. E questo lo abbiamo detto decine di volte qui a Desaparecinema. Per esempio quando abbiamo parlato di Charlie Chaplin e del fatto che fosse attenzionato dall’FBI per presunte attività antiamericane. Oppure per il fatto che a essere messa sotto controllo, tra i molti, ci fu Jane Fonda, figlia del gigantesco Henry Fonda, in quanto attivista politica.
Ma Five Eyes non si occupa solo di rompere il cazzo agli attori hollywoodiani non graditi. Fa di più. Continua infatti ChatGPT:
“Gli Stati Uniti, come principale membro del Five Eyes, utilizzano la cultura di massa come strumento di soft power. Hollywood esporta visioni del mondo favorevoli all’ideologia occidentale: libertà individuale, capitalismo, democrazia liberale, eroismo americano, ecc. Questo è coerente con gli interessi strategici del FVEY, che mira a mantenere l’egemonia narrativa globale oltre che militare e informativa.”
Pensate per esempio al cinema di Spielberg successivo a 1941 – Allarme a Hollywood. Oppure a Berretti verdi, 1968, oltre che interpretato addirittura diretto e prodotto da John Wayne, film smaccatamente anticomunista e a favore della guerra in Vietnam. O ancora a Farenheit 9/11, documentario del 2004 di Michael Moore, stucchevole propaganda anti-Bush Junior prima delle elezioni (tipo The Apprentice, contro Trump, di cui abbiamo parlato a lungo qualche puntata fa): ovviamente – E COME TE SBAJI – Palma d’Oro a Cannes consegnata dal falso regista indipendente Quentin Tarantino. Eppure il primo film di Moore, Roger and Me – che io ritengo l’unico prodotto cinematografico che abbia fatto, dopo il quale ha fatto solo prodotti televisivi proiettati nelle sale (un po’ come quasi tutto il cinema di Nanni Moretti) – è un cazzo di capolavoro. Infatti è molto personale, visto che è ambientato nel paesino in cui è nato, Flint, Michigan.
Continua chatGPT:
“Ci sono documenti declassificati e indagini giornalistiche che mostrano che agenzie di intelligence, soprattutto CIA e Dipartimento della Difesa USA, hanno:
- influenzato centinaia di sceneggiature (modificando contenuti, dialoghi, scene). Per esempio i film tratti dai romanzi di Orwell, come abbiamo detto in una vecchia puntata;
- offerto accesso a basi militari, tecnologia o consulenza gratuita in cambio di una rappresentazione positiva”.
(Al contrario Kubrick, quando girò il Dottor Stranamore, non volle alcuna consulenza militare e scoprì da solo come erano fatti alcuni componenti del B-52 che sganciava la bomba in Unione Sovietica)
- “hanno rimosso elementi scomodi (es. torture, crimini di guerra, cooperazione con regimi autoritari).”
Questi processi sono perfettamente compatibili con gli obiettivi del FVEY: manipolare l’opinione pubblica e la percezione globale per rafforzare la posizione del blocco anglo-americano.
Ricordate per esempio Rambo III? Rambo, è il 1988, stavolta deve combattere i sovietici e va in Afghanistan. Come ci ricorda “Wired”, “I talebani sono il bene, la parte affettiva del film, le persone da salvare con cui l’America militare si allea e che promuove come i buoni. I mujaheddin e la guerra santa sono la parte morale del conflitto, quella che conquista il cuore di Rambo. Solo più di un decennio dopo abbiamo scoperto che proprio in quel conflitto erano stati piantati i germi che poi hanno dato vita da Al Qaeda”.
Mentre chatGPT fa come esempio Top Gun (1986) e il sequel del 2022, che descrive come “promosso dal Dipartimento della Difesa come veicolo di reclutamento e immagine pubblica positiva”.
Ma anche Zero Dark Thirty, del 2013, prodotto con la consulenza diretta della CIA, criticato per la giustificazione implicita della tortura. Il film è diretto da Kathryn Bigelow, ex moglie di James Cameron. Il film racconta la quasi decennale caccia all’uomo internazionale per Osama bin Laden, leader della rete terroristica Al-Qaeda (a sua volta come abbiamo detto, creata dagli Stati Uniti), dopo gli attentati dell’11 settembre, che culmina con la scoperta della sua tana in Pakistan e con il raid militare statunitense in cui Bin Laden è stato ucciso il 2 maggio 2011.
E infine, guarda caso, Argo, di Ben Affleck, operazione anti iraniana in chiave filo israeliana, che abbiamo approfondito qualche mese fa.
“In molti casi, l’intelligence approva o modifica la sceneggiatura per assicurarsi che i messaggi siano coerenti con la narrativa pro-Occidente”,
si assicura di sottolineare chatGPT se non l’avessimo ancora capito. Ma scusa, chattolo, non mi avevi spiegato poco fa, con sufficienza, che gli 007 NON scrivono le sceneggiature? Vabè.
Comunque anche Hollywood ama divertirsi come il gatto col topo: nel 2023 la Lionsgate ha distribuito un film il cui titolo originale è… Five Eyes. Ma che poi è stato cambiato in Operation Fortune. Inizialmente l’uscita era prevista per il 2022. Poi è stata bloccata senza spiegazioni. Secondo fonti informate il film è stato ritirato dalla distribuzione perché presentava gangster di nazionalità ucraina come scagnozzi dell’antagonista principale Greg Simmonds (Hugh Grant) e i produttori hanno ritenuto di cattivo gusto, alla luce della guerra russo-ucraina, che il film presentasse “cattivi ucraini”. Anche Mentana fa fatica a usare la parola genocidio per la Palestina, fa così cattivo gusto, signora mia. Così il film negli Stati Uniti è stato distribuito solo in streaming, e non al cinema. Finché è arrivata appunto la Lionsgate e lo ha fatto uscire in sala.
In ogni caso Operation Fortune, ex Five Eyes, è uno di quei filmetti scritti coll’algoritmo che servono proprio a ciò che dice chatGPT:
“Hollywood esporta visioni del mondo favorevoli all’ideologia occidentale: libertà individuale, capitalismo, democrazia liberale, eroismo americano. Per mantenere l’egemonia narrativa globale oltre che militare e informativa.”
Interessante il fatto che la cosiddetta Operation Fortune in realtà fu un’operazione segreta organizzata dalla CIA del 1952 per rovesciare il presidente guatemalteco democraticamente eletto Jacobo Árbenz. La United Fruit Company aveva esercitato forti pressioni per il rovesciamento perché la riforma agraria avviata da Árbenz minacciava i suoi interessi economici. Gli Stati Uniti temevano inoltre che il governo di Árbenz fosse influenzato dai comunisti. Il piano prevedeva la fornitura di armi all’ufficiale militare guatemalteco in esilio Carlos Castillo Armas, che avrebbe dovuto guidare un’invasione dal Nicaragua. Praticamente la storia del film diretto da Alberto Sordi nel 1974, Finché c’è guerra c’è speranza, di cui parleremo nella prossima puntata.
Ma ricicciamo chattolo. Ecco cos’altro mi scrive:
“Il FVEY è noto per coordinare sorveglianza e guerra informativa. Controllare la rappresentazione culturale globale attraverso il cinema fa parte della stessa strategia:
- rendere invisibili le guerre, i colpi di stato o le violazioni dei diritti umani sostenuti dall’Occidente;
- demonizzare i nemici geopolitici: Russia, Cina, Medio Oriente;
- glorificare le forze armate e le agenzie di intelligence occidentali”.
Insomma Hollywood sarebbe una parte di una macchina più ampia: non solo economica o militare, ma epistemica. Cioè relativa alla conoscenza. Produce realtà. Occhio rega, non “anticipa” la realtà, come spesso sento dire, ma la “produce”. Una realtà filtrata, protetta e potenziata da alleanze come il Five Eyes. Non diciamo altro a Desaparecinema da ormai più di un anno. Ma sentirlo dire da chattolo è… uncanny, appunto. Inquietante.
Hollywood è l’altoparlante, il Five Eyes il software. Come la destra e la sinistra italiane: la sinistra è il software, la destra il file .exe, l’eseguibile. Dagli anni ’90 la sinistra apre la strada alle riforme più reazionarie (la Bassanini-Berlinguer, il Jobs Act e la Legge Treu sul lavoro, le liberalizzazioni, il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro…), la destra ci mette il carico da dieci.
Hollywood insomma non ha bisogno di essere controllata dal Five Eyes, dalle agenzie di sicurezza, perché ne condivide interessi, ideologia e obiettivi strategici. Il cinema diventa così uno strumento invisibile, quindi diabolico, ma potentissimo di egemonia globale. Cioè, come afferma John Kleeves alias Stefano Anelli in merito a Hollywood: una vera e propria cinematografia di Stato. Lo abbiamo già detto ma adesso ce lo conferma chatGPT. Se Kleeves fosse vivo ne sarebbe felice, forse troverebbe un po’ di sollievo alla disillusione dei suoi ultimi anni, quando lamentava il fatto che queste cose, all’epoca, nessuno le diceva, nessuno le pubblicava. E quindi nessuno le pensava. Come nessuno riesce ancora a dire che la seconda guerra mondiale l’ha vinta l’Armata Rossa, e c’è bisogno di scrivere dei libri formidabili come questo per rimettere a posto la narrazione egemonica hollywoodiana: “I giorni dell’acciaio. Perché l’Armata Rossa vinse la guerra (e perché l’Occidente lo ha dimenticato)”. Beh, adesso lo sappiamo perché l’ha dimenticato. Ce l’ha spiegato ChatGPT.
ChatGPT, non DeepSeek, l’IA cinese. ChatGPT. Quella statunitense. Quella fondata da Sam Altman, che ha queste strane amicizie qui, pe’ capisse. A parlarne è stato anche “Limes”, nel 2016. In questo numero.
Ops, e questo cos’è? Pubblicità di un’azienda di armi? Quella che sta facendo i miliardi di miliardi di miliardi in questi mesi a spese dei contribuenti? Ve l’ho detto che vi portavo fino in fondo alla valle dell’inquietudine. E adesso che avete guardato dentro il baratro, dentro la valle, spero che il baratro non guardi dentro di voi…
Cioè: adesso sta a voi scoprire come Limes parla di Five Eyes. Usate i ditini e cercatevi il numero della rivista. Ne parlerà come chattolo? Come John Kleeves parla dell’USIA? O come i libri statunitensi che abbiamo citato? Non posso mica sempre dirvi tutto eh…











La notizia sconvolgente, si fa per dire, è che il fondatore di Spotify ha investito i suoi enormi guadagni in AI a scopi bellici. Signora mia ,dove arriveremo …
PS. Avevo giurato di non farlo, ma ci sono cascato un altra volta ;,ho visto “Il sol dell’ avvenire” di Moretti. Difficilmente mi riprenderò…
Mai, MAI guardare il Sol dell’Avvenire. È la Prima Regola.
volevo solo sapere cosa ne pensi del regista italiano Gillo Pontecorvo e del film Queimada e anche del film La battaglia di Algeri
Pontecorvo è un grandissimo. Ne ho parlato in alcune puntate anche se non gli ho ancora dedicato una puntata intera.