Per la prima volta nella storia, qualche settimana fa è stata approvata con 499 voti a favore la legislazione europea sull’IA, l’AI ACT, che entrerà in vigore tra due anni. Il regolamento “è volto a promuovere lo sviluppo e l’adozione di sistemi di IA sicuri e affidabili nel mercato unico dell’Ue da parte di soggetti pubblici e privati, garantendo, al contempo, il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini. Il regolamento sull’IA si applica unicamente ai settori che rientrano nel diritto dell’UE e prevede esenzioni, ad esempio per i sistemi utilizzati esclusivamente per scopi militari e di difesa , nonché a fini di ricerca”. Secondo Amnesty International, la legge – come c’era da aspettarsi – dà quindi “priorità all’interesse dell’industria e delle forze dell’ordine rispetto alla protezione delle persone e dei loro diritti umani”.
Bene. Adesso sedetevi comodi con una birra in mano, o una lattina di olio macchina se siete androidi, perché anche questa volta andiamo un po’ lunghi, vista l’importanza epocale dell’argomento. Uncanny Valley (“zona perturbante”, o “la valle dell’inquietudine”) è un termine coniato nel 1970 da uno studioso giapponese di robotica, Masahiro Mori: maggiore è la verosimiglianza di un’Intelligenza Artificiale all’aspetto umano e maggiore è la sensazione di positiva familiarità provata; ma quando il realismo del robot si fa estremo, ciò desta repulsione e inquietudine. Ciò vale, per esempio, anche per i clown . Esiste anche un film, dal titolo Uncanny, del 2015, che parla di un robot umanoide, Adam, un po’ troppo simile a un essere umano per prenderci un caffè senza che ci tremi la tazzina. Sempre nel 2015 esce Humandroid in cui, forse in modo un po’ sconclusionato, col pretesto dell’IA si tenta di parlare… di tutto: dalla famiglia a Dio, dal governo alla morte. Sullo stesso tema è uscito, sempre negli stessi mesi del 2015, Ex Machina, di Alex Garland, il regista di Civil War: Nathan è il CEO di un’azienda di motori di ricerca; ingaggia Caleb perché giudichi se un robot umanoide di nome Ava dotato di intelligenza artificiale che ha costruito sia veramente capace di pensare e di essere cosciente. Ma Ava ha un progetto tutto suo per la propria vita: infatti un commentatore dell’intelligenza artificiale, Azeem, ha osservato che “si tratta di una storia pessimistica su quanto sarà difficile controllare con successo un’intelligenza artificiale”, che poi è esattamente ciò che accade nel primo film della storia del cinema su un’Intelligenza Artificiale, Der Golem, del 1920. Nella tradizione ebraica, per risvegliare il Golem bisognava sussurrargli la parola “verità”, per fermarlo “morto” (tipo quando oggi diciamo “Alexa” o “Ehi Google”); a un certo punto, però, il Golem non risponde più agli ordini, ma – come vedremo – non è questo il vero pericolo di un’IA. Semmai è il contrario: che risponda esattamente agli ordini; dipende di chi.










