Ottoliner, avrei voluto dirvi ben ritrovati; ma ben ritrovati una segaβ¦ Dopo aver passato 4 mesi ininterrotti incollato a quella seggiolina lΓ¬ dietro, come diceva Vasco Rossi mi son distratto un attimo e, nellβarco di appena 5 giorni, nellβordine avete dichiarato la legge marziale in una delle democrazie piΓΉ vitali e dinamiche dellβAsia per provare a salvare il culo a un presidente zerbino che ha il 15% dei consensi, annullato con un golpe giudiziario il voto regolare in un Paese dellβUnione europea per salvare il culo a un altro presidente pupazzo che, a consensi, non arriva manco al 10 e, infine, nellβarco di 3 giorni, rovesciato definitivamente il governo siriano che era sopravvissuto a una guerra mondiale per procura, durata oltre 13 anni, attraverso il sostegno incondizionato a un tagliagole di Al Qaida che Γ¨ magicamente diventato una popstar democratica nonostante continui a pendere sulla sua testa una taglia da 10 milioni di dollari emessa direttamente da Washington. Se mi volevate comunicare che vi stavo mancando, bastava anche menoβ¦ Nel caso della celebre canzone dellβintramontabile Vasco, la questione era piuttosto semplice: era tutta colpa dβAlfredo. Nel nostro caso, perΓ², le cose potrebbero essere leggermente piΓΉ complesse e articolate e se vi dovessi dire che ho unβidea chiara di come si siano svolte queste vicende mentirei spudoratamente, come sinceramente credo stia facendo chiunque in queste ore, invece di porsi una lunga serie di domande, millanti qualche tesi di facile comprensione buona per acchiappare qualche like (compresi, forse, gli stessi protagonisti). Una cosa che perΓ², ormai, mi sembra non possa piΓΉ essere messa in discussione da chiunque abbia un minimo di onestΓ intellettuale Γ¨ che non si tratta di casi isolati: la guerra totale dellβimpero contro il resto del mondo per rallentare il declino e ostacolare la transizione a un nuovo ordine multipolare Γ¨ in pieno svolgimento, riguarda tutto il pianeta e prevede il ricorso ad ogni mezzo necessario; e quel poco che ancora rimaneva in piedi del vecchio ordine liberale – se mai Γ¨ esistito – Γ¨ stato definitivamente spazzato via dagli eventi. Ma prima di addentrarci nei dettagli di questi 5 giorni che sconvolsero il mondo, vi ricordo di mettere mi piace a questo video per permetterci anche oggi, in mezzo a tutto questo marasma, di combattere la nostra piccola guerra quotidiana contro la dittatura degli algoritmi al servizio della propaganda imperiale e, se ancora non lo avete fatto, anche di iscrivervi a tutti i nostri canali su tutte le piattaforme social e di attivare tutte le notifiche: a voi costa meno tempo di quanto non impieghi la propaganda dellβimpero a trasformare un tagliagole fondamentalista in un paladino della libertΓ , ma per noi fa davvero la differenza e ci aiuta a resistere in queste giornate turbolente, proprio mentre la stretta delle piattaforme al servizio della propaganda imperiale piΓΉ sfacciata ci tratta cosΓ¬, con 6 degli ultimi 7 video pubblicati demonetizzati perchΓ© si permettono di contraddire il ministero della veritΓ .
Partiamo con una breve cronistoria dei 5 giorni che sconvolsero il mondo. MartedΓ¬ 3 dicembre, Seoul: con un annuncio che sembrava lβincipit di una serie Netflix di terza categoria, di punto in bianco il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol annuncia a reti unificate lβentrata in vigore della legge marziale (e, quindi, la sospensione di tutti i diritti democratici nel Paese); eletto nel 2022, il presidente ha visto nellβarco di pochi mesi crollare i suoi consensi fino a poco piΓΉ del 15%. A pesare, in particolare, la scelta di andare contro lβinteresse nazionale in totale ossequio allβagenda USA, a partire dallβadesione a una politica nei confronti della Cina letteralmente suicida: Seoul, infatti, ha un interscambio commerciale con la Cina gigantesco (che pesa per poco meno del 20% del PIL) ed Γ¨ probabilmente lβunico Paese manifatturiero al mondo ad esportare a Pechino piΓΉ di quanto non importi; a fare la parte del leone, in particolare, lβelettronica, che perΓ² Washington non vuole piΓΉ venga esportata in Cina per provare ad ottenere – con un poβ di guerra commerciale senza esclusione di colpi – quello che lβOccidente in declino, dopo 50 anni di finanziarizzazione, non Γ¨ piΓΉ in grado di ottenere attraverso la competizione. Yoon Suk-Yeol ha giustificato la misura accusando gli oppositori di essere quinte colonne al servizio della Corea del Nord, che Γ¨ un poβ come accusare Tabacci o Mastella di essere fiancheggiatori delle BR; molto piΓΉ plausibilmente, il crimine degli oppositori potrebbe in realtΓ semplicemente essere quello di rispondere un pochino di piΓΉ agli interessi nazionali generali, a partire da quelli delle famiglie della grande borghesia nazionale che sono alla guida di imperi economici enormi che perΓ², piΓΉ che di speculazione finanziaria, vivono di produzione industriale e hanno nella Cina il partner piΓΉ importante, e nel mercato cinese il mercato piΓΉ redditizio. Un blocco sociale potentissimo: la Corea del Sud, infatti, Γ¨ uno dei pochissimi Paesi alleati dellβOccidente dove la proprietΓ dei principali gruppi economici Γ¨ in mano alla borghesia nazionale e non ai monopoli finanziari statunitensi. Quello che invece non Γ¨ in mano agli attori nazionali Γ¨ lβesercito: secondo gli accordi bilaterali stipulati nel 1978, infatti, in caso di conflitto a prendere il comando di tutte le forze armate sudcoreane Γ¨ il generale USA che guida il CFC (Combined Forces Command), il comando delle forze combinate USA e sudcoreane; questo, molto semplicemente, significa che le catene di comando sono necessariamente fortemente integrate. Insomma: che un tentato golpe come questo accada senza che gli USA ne siano al corrente Γ¨ piuttosto inverosimile, tantβΓ¨ che la reazione degli USA Γ¨ arrivata tempestivamente e – guarda caso – non Γ¨ stata esattamente la piΓΉ irreprensibile delle condanne; il portavoce del Dipartimento di Stato Vedant Patel, infatti, si Γ¨ limitato a esprimere grave preoccupazione, ribadendo comunque lβalleanza ferrea che, a prescindere da tutto, lega Stati Uniti e Corea del Sud. Il partito democratico che, invece, sta al governo di Taiwan e che Γ¨ lo strumento degli USA per provocare la Cina con un poβ di retorica indipendentista, Γ¨ stato decisamente piΓΉ esplicito e, con un post su Thread, ha dichiarato che βIl parlamento sudcoreano Γ¨ stato manipolate dalle forze nordcoreaneβ e quindi lβentrata in vigore della legge marziale era necessaria βper proteggere il sistema costituzionale liberoβ. Dopo lβannuncio, istantaneamente lβesercito si Γ¨ schierato fuori dallβassemblea nazionale per impedire ai parlamentari di entrare nellβedifico e votare per annullare la misura; alcuni parlamentari perΓ², col sostegno della folla che si Γ¨ radunata spontaneamente alla velocitΓ della luce, sono riusciti a entrare nel parlamento in modo rocambolesco, a partire dal capo dellβopposizione che si Γ¨ filmato mentre scavalcava le recinzioni dopo essere riuscito a superare il blocco delle forze golpiste. Alla fine lβassemblea Γ¨ riuscita a votare e ha respinto allβunanimitΓ il tentato golpe. A quasi una settimana di distanza, se vi dovessi dire che cβho capito qualcosa direi una bugia; quello che perΓ² ci tengo a sottolineare Γ¨ che nelle ultime settimane, in diverse occasioni, abbiamo sottolineato come proprio la Corea del Sud, insieme alla Germania, proprio per le caratteristiche elencate piΓΉ sopra rappresenti uno dei potenziali anelli deboli del blocco imperiale: per condurre la sua grande guerra contro la transizione al nuovo ordine multipolare, infatti, lβimpero ha bisogno della capacitΓ produttiva di entrambi i Paesi, che sono i veri campioni dellβindustria dellβOccidente collettivo. La Corea del Sud, in particolare, Γ¨ indispensabile proprio in virtΓΉ della sua industria navale, lβunica che puΓ² ambire a competere – seppur da una posizione di svantaggio – con quella cinese. Sia nel caso coreano che in quello tedesco perΓ², proprio in virtΓΉ di un livello molto inferiore di finanziarizzazione dellβeconomia, gli interessi delle borghesie nazionali sono spesso in completo contrasto con quelli di Washington e Wall Street; ad essere totalmente allineate con il centro imperiale, perΓ², rimangono le istituzioni, che i vincitori della seconda guerra mondiale hanno costruito a immagine e somiglianza delle loro ambizioni egemoniche. E quindi, mano a mano che i venti di guerra si intensificano e che gli interessi divergono, Γ¨ piuttosto probabile che si debba assistere a qualche terremoto: ed ecco, cosΓ¬, che come non ci ha particolarmente sorpreso quando, dopo il trionfo di Trump, nellβarco di meno di 24 ore Γ¨ crollato il governo tedesco, anche questa rocambolesca vicenda coreana ci ha trovati piuttosto attrezzati, anche se – ovviamente – le modalitΓ e i dettagli della vicenda rimangono per noi un totale mistero, anche perchΓ© non cβΓ¨ stato manco il tempo di provare ad approfondire che ecco scoppiare un altro evento epocale.
VenerdΓ¬ 6 dicembre, Bucarest: con un provvedimento surreale, la Corte Costituzionale decide di annullare il voto di due settimane prima che aveva visto la clamorosa affermazione di un candidato diverso da quelli sostenuti da Washington e da Bruxelles. Si chiama Calin Georgescu: durante la campagna elettorale si era dichiarato contrario allβespansione della base aerea NATO di Costanza sul Mar Nero che, con 2,5 miliardi di nuovi investimenti, Γ¨ destinata a diventare la piΓΉ grande dβEuropa; e (addirittura) aveva osato dichiarare che a suo avviso Putin sarebbe un uomo che ama il suo Paese. Lβaccusa mossa nei confronti di Georgescu Γ¨ che la sua vittoria, del tutto inaspettata, sarebbe dovuta a una massiccia campagna su TikTok che – secondo le agenzie di intelligence rumene – assomiglierebbe ad altre campagne attribuite dai servizi occidentali al Cremlino (meno male che non hanno mai visto i Ferragnez e i Me contro te, sennΓ² a questβora capace cβavevano lanciato come minimo una bomba nucleare tattica). Ad approfittare della situazione cβha pensato lβattuale presidente Klaus Iohannis del Partito Nazionale Liberale; alla fine del suo secondo mandato, Iohannis aveva raggiunto una percentuale di approvazione inferiore al 10%, ancora meno del corrispettivo sudcoreano: a pesare, anche accuse piuttosto diffuse di autoritarismo e di scarso rispetto della libertΓ di stampa e di espressione, ma – soprattutto – il fatto che questa stretta autoritaria contro la libertΓ di stampa e di espressione fossero tese a troncare sul nascere le polemiche che stavano montando nel Paese riguardo al fatto che, come la Corea del Sud, anche la Romania aveva deciso di sacrificare completamente gli interessi nazionali per dare il suo contributo alla guerra per procura dellβimpero contro la Russia in Ucraina. Una linea talmente malvista che il candidato del partito del presidente, Nicolae Ciuca, Γ¨ riuscito a raccogliere appena lβ8,7% dei consensi: di gran lunga il peggior risultato nella storia del partito liberale. Ovviamente, chiunque proponesse una narrazione radicalmente contrapposta a quella di regime, in particolare sulla questione ucraina, aveva il vento in poppa e siccome – proprio a causa della stretta autoritaria – questa narrazione radicalmente contrapposta non aveva diritto di cittadinanza nel circuito mediatico del regime, ovviamente non poteva che esplodere sulle piattaforme, a partire da quelle che non sono direttamente controllate da Washington (e, cioΓ¨, TikTok): lβegemonia totale dei sostenitori di Georgescu su TikTok, quindi, non solo non ha niente a che vedere con chissΓ quali interferenze straniere, ma (anzi) sono la prova provata del fatto che tutti gli altri mezzi di comunicazione – dai media mainstream alle piattaforme made in USA – sono semplicemente strumenti al servizio della propaganda imperialista e non hanno niente a che vedere con la rappresentazione dellβopinione pubblica e del senso comune; grazie al colpo di Stato della Corte Costituzionale, ora Iohannis, che sarebbe dovuto decadere dal suo incarico il prossimo 21 dicembre e che ha piΓΉ sostenitori nellβedificio del Pentagono che in tutta la Romania, continuerΓ a rimanere al suo posto fino a nuove elezioni, nonostante la costituzione preveda espressamente che in questi casi dovrebbe subentrare il presidente del senato. Anche in questo caso – come per la Corea del Sud – lβepisodio in se, la sua tempistica e le sue modalitΓ , ovviamente, ci hanno colti completamente di sorpresa; la dinamica profonda che lβha reso possibile, invece, Γ¨ ormai scontatissima: il grosso dei popoli europei, di immolarsi per questa guerra per procura contro un vicino che (a parte gli analfoliberali) nessuno ha motivo di considerare un nemico o una minaccia, non ne vogliono sapere, e le istituzioni delle amministrazioni coloniali, contro lβascesa del dissenso non hanno altri strumenti che sospendere lo stato di diritto e la retorica liberale, che Γ¨ esattamente quello che vorrebbero fare anche i piΓΉ talebani tra i filo-europeisti in Georgia.
Come sapete, anche qui lo scorso 26 ottobre dalle urne era uscito trionfante il partito di governo Sogno Georgiano, che dalla propaganda suprematista viene considerato filorusso, ma filorusso proprio non Γ¨: molto piΓΉ semplicemente non Γ¨ un partito disposto ad andare contro lβinteresse nazionale pur di riaprire un altro fronte della guerra per procura dellβimpero contro il vicino russo, dal quale la minuscola e poverissima Georgia ovviamente non puΓ² prescindere; nonostante Sogno Georgiano da solo abbia preso la maggioranza assoluta dei voti, alla presidenta SalomΓ© Zourabichvili questo risultato non piaceva ed ha deciso di non riconoscerlo e di dichiarare che quando il 16 dicembre scadrΓ il suo mandato, lei rimarrΓ dovβΓ¨ fino a quando non ci saranno elezioni dove a vincere sia chi ha deciso lei. Il caso della Zourabichvili Γ¨ particolarmente eclatante perchΓ©, nel caso suo, si tratta di un agente straniero a tutti gli effetti: nata in Francia da georgiani esiliati, infatti, ha servito addirittura come ambasciatrice francese in Georgia fino al 2004 e solo dopo ha ottenuto la cittadinanza; un caso cosΓ¬ eclatante di un agente straniero che annulla le istituzioni liberali di un Paese per azzerarne la sovranitΓ e arruolarlo nella guerra per procura contro la Russia voluta da Washington puΓ² avvenire solo nellβestrema periferia dellβimpero, in Paesi con istituzioni democratiche giovani e ancora estremamente deboli. Ma, in forme piΓΉ edulcorate, Γ¨ un processo che ormai ha raggiunto pienamente il cuore del vecchio continente; due giorni prima del golpe in Romania, infatti, un altro disastro epocale si era consumato in quel che rimane della Francia della Quinta Repubblica fondata nel 1958 da uno che di fare da zerbino a Washington non ne voleva sapere: il generale Charles de Gaulle.
Iniziamo con un brevissimo riassunto delle puntate precedenti: alle Europee di giugno, Macron aveva preso meno voti di quanti ne avrebbe presi il presidente sudcoreano, fermandosi a quota 14,6%, meno della metΓ della Le Pen; Macron, allora, ha scelto di fare il gesto teatrale e ha convocato le elezioni legislative per due settimane dopo. Per arginare lβascesa della Le Pen, allora, Macron e la coalizione del Nuovo Fronte Popolare hanno fatto un accordo che – grazie alla ridicola e antidemocratica legge elettorale francese – ha effettivamente consegnato alla Marine nazionale meno di un terzo dei seggi; il primo gruppo parlamentare era risultato, invece, proprio quello del Nuovo Fronte Popolare, al quale sarebbe spettata la guida del governo. Macron (e alcuni venduti del Fronte stesso), perΓ², di nominare la candidata proposta – la moderatissima e presentabilissima Lucie Castets – non ne volevano sapere e non perchΓ© fosse il corrispettivo femminile di Mao Zedong, ma semplicemente perchΓ©, come Sogno Georgiano in Georgia, non dava abbastanza garanzie di essere un fedele soldatino dellβimpero e della finanza francese; alla fine, Macron ha fatto un altro piccolo golpe istituzionale e dopo due mesi di governo ad interim, dove a governare direttamente Γ¨ stato Macron stesso a colpi di decreti presidenziali, ha nominato primo ministro Michel Barnier, lβesponente del Partito Repubblicano che, alle legislative, non solo aveva interrotto una tradizione pluridecennale e non aveva aderito al patto di desistenza contro la destra lepenista, ma si era proprio alleato direttamente con la Le Pen. Sono seguiti due mesi di governo di minoranza che per ogni misura doveva trovare il sostegno della stessa Le Pen e, quando non lo trovava, si continuava a governare a colpi di decreti presidenziali; fino a quando la Le Pen non ha capito che era arrivato il momento giusto per fare lβall in e mercoledΓ¬ scorso ha sostenuto una mozione di sfiducia presentata dal Nuovo Fronte Popolare che ha messo fine, dopo appena 72 giorni, al governo piΓΉ breve di tutta la Quinta repubblica. E, cosΓ¬, oggi la Francia si trova di nuovo senza governo, con un presidente totalmente delegittimato, una legge di bilancio in sospeso e in una crisi economica che, in confronto, quella tedesca sembra una gita di piacere – anche se non per la coalizione che era al governo fino al giorno prima del trionfo di Trump negli USA. Da allora, anche il governo tedesco Γ¨ collassato e le elezioni (che erano previste per il prossimo settembre) sono state anticipate a febbraio, sempre che il 16 dicembre anche Scholz non venga definitivamente sfiduciato dal voto in aula e si proceda a nuove elezioni ancora prima. Nel frattempo – vale la pena ricordarlo – il premier britannico Keir Starmer non ha fatto in tempo a insediarsi che il suo sostegno Γ¨ crollato sotto al 25% mentre, appunto, negli USA, pur di levarsi dai coglioni gli eredi di Biden, sono andati a votare il suprematista bianco e tamarro maschilista Trump pure le donne, i latinos e gli afro-discendenti. Insomma: la disfatta politica dellβestablishment liberale occidentale Γ¨ totale e, fino a pochi giorni fa, si riassumeva in questi storici meme, con la fiera dei leader occidentali che avevano detto che Assad doveva essere tolto di mezzo, ma – alla fine – erano stati tolti di mezzo prima loro e Assad se ne stava ancora lΓ¬.

Fino a domenica scorsa, e qui il tono della narrazione cambia: dalla spavalderia contro lβOccidente liberale che collassa allo sconforto per una sconfitta epocale e (devo ammetterlo) totalmente inattesa. Di Siria, negli ultimi giorni, abbiamo parlato continuamente cercando di sviscerare ogni singolo dettaglio; qui mi limiterΓ² a qualche considerazione di carattere piΓΉ generale. La prima Γ¨, per forza di cose, un bilancio alla luce della catastrofe siriana di questi 14 mesi di Medio Oriente in fiamme, 14 mesi durante i quali non ho fatto sostanzialmente altro che celebrare la cazzimma dellβasse della resistenza e sottolineare quanto lβentitΓ sionista e i suoi sostenitori fossero ridotti a sterminare i bambini perchΓ© incapaci di raggiungere obiettivi militari; oggi mi sembra si debba ammettere che Γ¨ stata probabilmente la piΓΉ grossa cantonata – anche se ovviamente non lβunica – che ho preso da quando esiste Ottolina: dalla resistenza palestinese, ad Hezbollah, alla Siria, lβasse della resistenza per come lo abbiamo raccontato in questi 14 mesi Γ¨ stato letteralmente spazzato via. Per fare un parallelo tra i vari fronti della grande guerra, la Siria sta alla Russia e allβIran come lβUcraina sta allβimperialismo a guida USA: una batosta colossale. I festeggiamenti che sono divampati nelle cancellerie dei sostenitori del genocidio sionista sono quindi, ahimΓ¨, del tutto giustificati, perΓ² potrebbero anche essere un poβ prematuri: asfaltato lβasse della resistenza per come era stato concepito e organizzato dal generale Soleimani, rimane da capire bene quanto tutti gli altri attori regionali che nella vicenda siriana hanno giocato un ruolo siano compatibili con le ambizioni egemoniche USA e con i piani di Israele, e questo vale per la Turchia e per i suoi alleati, a partire dal Qatar, ma anche per i qaidisti siriani, come al Golani, che sono stati spalleggiati dallβOccidente in chiave anti-Assad e anti-iraniana, ma che potrebbero avere piani non del tutto compatibili con la Grande Israele e, in generale, con Make America Great Again. In questo complicato equilibrio di potenze, poi, ci sono anche le altre petromonarchie del Golfo che per bilanciare lβascesa della galassia della fratellanza musulmana (che fa capo, per farla semplice, proprio a Turchia e Qatar), stanno cercando da tempo un dialogo costruttivo con il mondo sciita e con lβIran, a partire dalla riapertura delle relazioni diplomatiche tra sauditi e iraniani mediata dalla Cina; e poi ci sono Russia e Iran che hanno – senza alcun dubbio – preso una scoppola memorabile, ma che perΓ² hanno operato una ritirata strategica piuttosto ordinata e hanno subito cercato (soprattutto Mosca) di stabilire un dialogo con le forze siriane emergenti. Non Γ¨ la prima volta che Mosca Γ¨ costretta a una ritirata strategica in grande stile che puzza di disfatta: era giΓ successo anche nella stessa Ucraina, prima a Kharkiv nel settembre 2022 e poi a Kherson un paio di mesi dopo: anche allora io ero stato preso completamente alla sprovvista, non cβavevo capito una seganiente e avevo fatto un harakiri pubblico. Nei mesi successivi, quella ritirata strategica si Γ¨ rivelata il primo tassello che ha portato a una riorganizzazione complessiva che poi ha portato a un dominio militare incontrastato; sinceramente non credo sia questo il caso: quello che credo, molto semplicemente, Γ¨ che la terza guerra mondiale Γ¨ in pieno svolgimento e che ci saranno ancora molte altre Ucraine e molte altre Sirie e, soprattutto, molte altre elezioni negate, colpi di Stato militari, crisi economiche devastanti e qualche altro simpatico genocidio qua e lΓ (che se commesso dagli amici dellβOccidente verrΓ spacciato come βdiritto alla difesaβ). Sarebbe il caso di organizzarsi affinchΓ© il tutto non avvenga beatamente sopra le nostre teste mentre assistiamo passivi: per farlo, prima di tutto ci serve un luogo sicuro dove ovviamente si fanno anche un sacco di errori, anche catastrofici, ma dove non cβΓ¨ nessuno a dettare una linea che risponda agli interessi di una sparuta minoranza contro quelli del 99%. Insomma: oggi piΓΉ che mai ci serve come il pane un media indipendente, ma di parte – quella del 99%; aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.
E chi non aderisce Γ¨ Benjamin Netanhyau










