Gli Stati Uniti vogliono trasformare il loro vantaggio nell’intelligenza artificiale in un dominio globale: chip, data center, cloud, modelli e standard americani; e l’Italia, puntuale, si accoda. Il 31 luglio abbiamo aderito a Pax Silica, presentata come un innocuo accordo per rendere più sicure le filiere tecnologiche; due settimane dopo, però, Reuters rivela cosa Washington vuole davvero chiedere ai Paesi aderenti: o l’ecosistema americano o quello cinese, una scelta che per l’Italia potrebbe costare carissima perché la Cina sta sviluppando modelli molto più economici, spesso aperti e modificabili, che potrebbero permettere anche a Paesi tecnologicamente arretrati come il nostro di costruire competenze e prodotti propri. Il paradosso? Mentre a noi Washington chiede di rinunciare alla tecnologia cinese, Microsoft, Amazon e Google trattano con la cinese Moonshot, e persino una società della famiglia Trump offre decine di modelli AI cinesi; insomma: libero mercato per loro, fedeltà geopolitica per noi. Con il gas russo, per spezzare definitivamente quel rapporto, hanno dovuto architettare il sabotaggio del Nord Stream; quattro anni dopo, basta chiederci di firmare un protocollo, e noi siamo già pronti a martellarci di nuovo i coglioni. Ne parliamo con Davide Martinotti di Dazibao, uno dei migliori conoscitori italiani della Cina contemporanea.









