Banca d’Italia ha diffuso a metà agosto le statistiche su finanza pubblica, fabbisogno e debito aggiornate al giugno 2026, dati utili per comprendere chi ha in mano un debito da oltre 3.200 miliardi, il ruolo dei fondi finanziari statunitensi e l’impatto di rendimenti dei titoli di Stato sempre più competitivi, ma molto onerosi per il Paese: i colossi della gestione del risparmio come BlackRock, Vanguard e State Street, insieme a grandi hedge fund americani, hanno incrementato l’esposizione verso i titoli di Stato italiani attirati dai rendimenti reali positivi, rendendo i fondi statunitensi i principali detentori esteri privati davanti a quelli francesi e tedeschi, e un simile fenomeno si inserisce in un quadro generale sempre più pericoloso. Il debito globale, pubblico e privato, ha raggiunto il livello record di 353 mila miliardi di dollari, con la previsione di superare i 370 mila miliardi entro la fine del 2026 – circa il 310% del prodotto interno lordo mondiale: a spingerlo sono stati, soprattutto, gli Stati Uniti e due settori costituiti dall’intelligenza artificiale e dal riarmo; questo gigantesco debito ha contribuito in maniera decisiva ad alimentare la bolla finanziaria che solo nel listino S&P si avvicina a 80 mila miliardi di dollari. Ma chi potrà mai restituire, tra Stati e privati, un debito così infinito che matura circa 17mila miliardi di interessi, pari al 16% del Pil mondiale? Chi potrà garantire la tenuta di una bolla finanziaria che si regge su un debito di fatto già insostenibile? Non solo: le strategie monetarie nei prossimi mesi, di fronte ad un rischio di inflazione e di stagnazione sempre più evidente, saranno decisive; saranno determinanti quindi, in particolare, le azioni della Federal Reserve e della Bce e, in entrambi gli istituti, ci sono novità importanti da decifrare. Lo facciamo come sempre con il nostro Alessandro Volpi.









