A Kiev salta ancora una volta il governo: dopo appena sei mesi al ministero della Difesa, Mykhailo Fedorov viene accompagnato alla porta proprio mentre l’Ucraina rivendica nuovi successi nella guerra dei droni e negli attacchi in profondità contro la Russia. Per la stampa occidentale, Fedorov è il giovane tecnocrate che avrebbe modernizzato l’esercito, combattuto la corruzione e sfidato le vecchie gerarchie militari; per le fonti russe, invece, è soltanto un altro protagonista della guerra per il controllo dei miliardi destinati alla Difesa: una lotta tra cordate politiche, apparati militari e gruppi economici che si contendono appalti, forniture e potere. La verità sembra stare dentro uno scontro molto più profondo: da una parte Fedorov e il tentativo, ancora incompiuto e non privo di ombre, di riorganizzare acquisti, droni e reclutamento; dall’altra, il comandante Syrskyi, le resistenze dell’apparato e un sistema politico sempre più chiuso attorno alla presidenza Zelensky. Dietro il rimpasto c’è davvero il fallimento delle riforme, oppure Fedorov è stato eliminato perché stava mettendo le mani su interessi troppo potenti?










