Tajani ha chiesto al PD di fare chiarezza: state con la Russia o con le democrazie? La risposta di Provenzano, responsabile esteri del PD e uomo di punta della “sinistra” del partito, coglie la palla al balzo: “Il nostro partito è quello che, con più coerenza non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo, si è schierato al fianco dell’Ucraina”. Ma abbiamo anche l’avanzare dei fronti: nelle ultime ore, Washington ha colpito sei aree costiere iraniane, mentre Teheran ha risposto contro basi americane in Giordania, Bahrain e Kuwait e ha attaccato due petroliere nella rotta meridionale dello Stretto; gli Stati Uniti hanno intanto riattivato il blocco navale contro i traffici iraniani, mentre gli Houthi hanno riaperto il fronte con l’Arabia Saudita. E Dubai, temendo che Hormuz non torni più davvero sicuro, studia un nuovo porto a Fujairah: un progetto enorme, costoso e comunque vulnerabile ai missili iraniani. Sul fronte russo-ucraino, Mosca ha lanciato 145 tra missili e droni contro l’Ucraina, concentrando gli attacchi sulle infrastrutture portuali, mentre sul terreno si sono registrati 244 combattimenti; Kiev ha risposto colpendo navi, radar e sistemi antiaerei russi nell’area di Kerch. Nel frattempo, l’Europa accelera sul riarmo con un nuovo scudo antibalistico comune, ma si divide ancora sulle sanzioni a Mosca, e il ritardo rischia di produrre un paradosso: il tetto al petrolio russo potrebbe salire da 44,10 a circa 58 dollari al barile, garantendo al Cremlino fino a 14 milioni di dollari in più per ogni petroliera da un milione di barili.















