Una confessione clamorosa che arriva direttamente dal vicepresidente degli Stati Uniti e che sbugiarda tutti quelli che, in questi mesi, ci avevano accusato di complottismo, o che avevano sminuito la portata degli Epstein Files dicendo che erano puro gossip, o che avevano (addirittura) tentato di far credere che Epstein fosse un uomo di Putin; le dichiarazioni di J.D. Vance, pronunciate ieri da Joe Rogan, il podcast più seguito al mondo, tolgono ogni dubbio: Jeffrey Epstein aveva chiaramente collegamenti con i più alti livelli dell’intelligence americana e dell’intelligence israeliana – ergo, quel sistema di prostituzione che coinvolgeva i più alti livelli della politica mondiale serviva prima di tutto a raccogliere dati e informazioni personali attraverso cui ricattare e fare pressioni politiche di ogni genere e tipo. Non che ci si possa stupire… Ecco tutte le prove che già collegavano Epstein al Mossad: in primis, i documenti fiscali della The C.O.U.Q. Foundation Inc., una fondazione associata a Epstein, che il 3 marzo 2005 donò 25.000 dollari a Friends of the Israel Defense Forces (FIDF), l’organizzazione di supporto all’IDF. Nello stesso periodo, Epstein finanziò anche il The Jewish National Fund (JNF), l’ente storicamente coinvolto nella costruzione di insediamenti in Cisgiordania. Non solo: nel 2011, email emerse da cause giudiziarie mostrano come Epstein abbia facilitato un incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e alti dirigenti di JPMorgan, e i calendari personali di Epstein e le email hackerate dell’ex primo ministro israeliano Ehud Barak dimostrano come Yoni Koren, uno dei più alti ufficiali dell’intelligence militare israeliana, abbia soggiornato per settimane nell’appartamento newyorkese del finanziere pedofilo in almeno in tre occasioni tra il 2013 e il 2015. Ma la prova più clamorosa del legame tra Epstein e lo Stato di Israele è emersa da una serie di email, rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia americano, che hanno portato alla luce un’operazione di sicurezza condotta dal governo israeliano per installare sistemi di allarme e sorveglianza nell’appartamento di Manhattan di Epstein, dove ospitava spesso anche l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak. E la lista continua, come sentirete da Roberto Vivaldelli, giornalista di InsideOver che sta seguendo magistralmente tutte le inchieste sugli Epstein Files.










