Il memorandum tra Stati Uniti e Iran è stato firmato; non è ancora la pace definitiva, ma congela la guerra e apre 60 giorni di trattativa. Il testo prevede stop immediato alle operazioni militari – Libano compreso -, riapertura temporanea di Hormuz, rimozione del blocco navale americano, deroghe per il petrolio iraniano, sblocco dei fondi congelati e un piano da almeno 300 miliardi per la ricostruzione dell’Iran. Il punto politico è enorme: Washington non ha ottenuto il cambio di regime, non ha cancellato il programma missilistico iraniano e, ora, torna al negoziato con incentivi economici sul tavolo; Trump celebra l’accordo, ma minaccia nuovi bombardamenti se Teheran lo violerà. Intanto, ringrazia Xi e Putin per la “neutralità”, segno che anche Mosca e Pechino pesano nella chiusura della guerra; Israele la vive come una capitolazione: Netanyahu resta con l’Iran ancora in piedi, Hezbollah non cancellato e il dossier libanese congelato. L’Iran, dopo mesi di guerra, ottiene tempo, petrolio, fondi e centralità diplomatica.















