La Russia non era abbastanza; i droni che l’Ucraina ha lanciato ieri su San Pietroburgo sono un attacco frontale a tutti i BRICS, e non solo: in questi giorni, infatti, a San Pietroburgo si sta svolgendo il ventinovesimo Forum Economico Internazionale, 130 Paesi che discutono di tutto lo scibile umano per costruire l’architettura commerciale e finanziaria del Nuovo Ordine Policentrico che ha preso il posto dell’unipolarismo USA. I media occidentali l’hanno ribattezzata la Davos russa; non c’entra assolutamente nulla: a Davos, ogni anno, va in scena la celebrazione della dittatura delle oligarchie finanziarie nel mondo libberoh e democraticoh; non si parla di produzione e di sviluppo, ma solo di come estrarre sempre più rendita. A San Pietroburgo va in scena tutt’altro film: il copione prevede che si trovino accordi per una governance che permetta di impiegare i giganteschi capitali generati dal Sud Globale nello sviluppo dell’economia reale; Putin voleva rassicurare in ogni modo i 130 Paesi invitati che, nonostante i fronti ucraino e dell’Asia occidentale, la situazione è sotto controllo e che, mentre l’Occidente è in balia della più grande bolla della storia del capitalismo globale, i garanti del Nuovo Ordine Multipolare (Cina e Russia in particolare) sono in grado di garantire la possibilità di fare profitti investendo nell’economia reale. I droni ucraini servono a recapitare un messaggio da parte del padrone statunitense: sul piano economico avrete pure vinto, ma ve ne farete poco; siamo in guerra, e se decidete di lasciare la nave USA mentre affonda, sappiate che noi siamo disposti a tutto pur di impedirvi di andare a investire i vostri soldi in sicurezza da qualche altra parte. Di tutto questo abbiamo parlato con Alessandro Volpi, professore di Storia contemporanea all’Università di Pisa.










