Il Marru
Naaaaaa. Scooppone!

L’Ucraina sta perdendo la guerra, torna a titolare Foreign Affairs: “Con Mosca che sfrutta il suo vantaggio”, sottolinea l’articolo, “Kiev dovrebbe scambiare la terra per la pace”; “L’Ucraina ha opposto una coraggiosa resistenza, ma la sua determinazione non può nascondere il fatto che sta perdendo la guerra”. “Con i suoi obiettivi più ampi fuori portata, l’Ucraina si trova ad affrontare la prospettiva di cedere territorio, il che sarebbe doloroso per Kiev. Ma non deve necessariamente significare la fine dell’Ucraina come Paese indipendente. Un’Ucraina privata delle sue regioni orientali potrebbe proseguire il progetto di costruzione dello Stato di Kiev rivolto a ovest. Anche prima dell’invasione russa del 2022, l’Ucraina stava già spostando il suo baricentro economico dal Donbass, la cintura di ruggine, verso il centro postindustriale e l’ovest. E con ampie riforme politiche ed economiche; un serio impegno anticorruzione, soprattutto nel settore militare; e una campagna per costruire posizioni difensive ottimizzate per i droni e la guerra a bassa densità e per investire ingenti fondi e sforzi organizzativi in innovazioni sul campo di battaglia, l’Ucraina potrebbe essere in una posizione più forte per proteggersi in caso di un nuovo attacco. Accettare un pessimo accordo di pace ora darebbe almeno a Kiev questa possibilità di un futuro migliore. Rifiutarne uno ora non farebbe che prolungare una guerra costosa e persa”; chissà perché questo articolo proprio adesso: vogliono ricordare agli europei che, passata la giornata di celebrazioni per il quarto anniversario del conflitto, è necessario tornare a confrontarsi con la realtà?
Nel frattempo, The War Zone torna a confrontarsi con la realtà del conflitto in Iran:

Le enormi domande che circondano una grande guerra aerea americana contro l’Iran, titola: “Gli Stati Uniti hanno inondato il Medio Oriente di capacità di combattimento. Sono già stati effettuati ingenti investimenti in ore di volo, manodopera e risorse navali in preparazione di quella che potrebbe essere la più grande azione militare iniziale intrapresa dall’America in oltre 20 anni. Un’operazione del genere non è esente da rischi enormi. L’Iran si è preparato per questo giorno per molti decenni, e molti interrogativi rimangono in sospeso. Evidenti. Quelli che hanno un impatto sul mondo e soprattutto su coloro che sono incaricati di combattere quella che potrebbe benissimo essere una guerra sanguinosa che ha, almeno al momento, obiettivi altamente opachi”. Ieri, Politico aveva riportato alcune fonti anonime vicine alla presidenza USA secondo le quali “Trump preferirebbe che Israele colpisse per primo l’Iran, calcolando che una mossa del genere contribuirebbe a creare il sostegno dell’opinione pubblica statunitense per un successivo coinvolgimento americano”.
John Helmer torna, intanto, sullo storico viaggio di Modi a Tel Aviv con due passaggi significativi; Helmer riporta le parole di Gheddafi, quando incontrò una delegazione di indiani a Sirte: ”L’imperialismo non vuole l’India come nazione forte. Gli imperialisti stanno cercando di dividere India, Pakistan e Bangladesh per creare dei mini-Stati e creare rivalità tra loro. Non c’è motivo per cui ciò possa portare a una guerra tra India e Pakistan, poiché i confini sono noti, ma continuano i complotti per coinvolgerli in una guerra. Israele e gli Stati Uniti vogliono vedere sia l’India che il Pakistan distrutti. Oggigiorno gli Stati Uniti stanno spingendo Israele ad avere stretti rapporti con l’India. Naturalmente, Israele non fornirà alcun aiuto apprezzabile perché non ama gli indiani. Israele sta incitando l’India contro il Pakistan e viceversa. Conosciamo il ruolo degli Stati Uniti e di Israele. Hanno fatto la stessa cosa durante la guerra Iran-Iraq. Gli Stati Uniti sostenevano l’Iraq per cacciare Khomeini, mentre Israele forniva armi all’Iran. Ora Israele e gli Stati Uniti sono d’accordo per distruggere sia l’India che il Pakistan”.
Helmer riporta “una fonte indiana in grado di informarsi”, che vi copincollo sostanzialmente per intero perché mi è sembrata decisamente interessante: “La classe editoriale europea e i cartelli dei think tank dovrebbero smetterla di fare la predica all’India sulla Palestina. Mentre il Primo Ministro Modi inizia la sua visita in Israele il 25 febbraio 2026, il solito copione è già visibile. Una parte dei media europei e dell’ecosistema dei think tank transatlantici sta ancora una volta cercando di inquadrare l’India come moralmente sospetta per aver stretto rapporti con Israele, fingendo che la propria condotta sulla Palestina sia pulita. Non lo è”.; “Diciamolo chiaramente: gran parte di queste critiche non riguarda i principi. Riguardano l’ipocrisia, la gerarchia e l’abitudine. La stessa classe editoriale che ha trascorso decenni a tergiversare sulla questione dello stato palestinese, minimizzando l’indignazione morale e nascondendosi dietro il processo, ora vuole fare la predica all’India. L’India non ha bisogno di prediche da parte di chi è arrivato tardi alla propria coscienza. Il passato dell’India precede i loro argomenti di discussione. La posizione dell’India sulla Palestina è stata costruita molto prima che diventasse di moda nei circoli politici occidentali:
– 1947: l’India votò contro la spartizione della Palestina alle Nazioni Unite
– 1974: l’India riconobbe l’OLP (il primo paese non arabo a farlo)
– 1988: l’India riconobbe lo Stato di Palestina
– 1996: l’India aprì il suo ufficio di rappresentanza a Gaza (spostato a Ramallah nel 2003)
Dopo essere stati respinti per decenni dagli stati petroliferi arabi e ignorati da europei e americani, gli indiani ricevettero un segnale d’allarme dopo il crollo dell’URSS: improvvisamente, Mosca tacque e le forniture di equipaggiamenti per la difesa, compresi i pezzi di ricambio essenziali, iniziarono a esaurirsi. Ben presto, operatori privati di diverse ex repubbliche sovietiche iniziarono a contattare gli indiani, offrendo pezzi di ricambio, riparazioni e aggiornamenti per le vecchie attrezzature sovietiche. La maggior parte, se non tutte, di queste offerte avevano una cosa in comune: arrivavano tramite emigrati ebrei in Israele. Persino i pezzi di ricambio uzbeki e azeri venivano spesso offerti tramite canali israeliani. Con il governo russo allineato alle sanzioni statunitensi contro l’India, gli embarghi sul trasferimento di tecnologia da parte di Mosca e un Pakistan nucleare sempre più instabile, l’India aveva bisogno di svegliarsi. Israele ha steso il tappeto rosso per l’India, mentre la Turchia, partner della NATO, si è fatta portavoce di una delle voci più ostili nei confronti dell’India (mentre allo stesso tempo stava ridefinendo i propri legami con Israele). L’India ha iniziato a costruire una solida partnership strategica con Israele in ambito difensivo. Nel tempo, tale partnership si è estesa a tecnologia, agricoltura e innovazione. Allo stesso tempo, sotto la guida del (Primo Ministro Atal Bihari) Vajpayee [1998-2004] e poi di Modi (dal 2014), l’India ha rafforzato i legami con Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, continuando a sostenere i palestinesi in misura crescente. Era anche chiaro agli indiani che ingenti flussi di denaro britannico, europeo e statunitense verso le istituzioni palestinesi venivano spesso dirottati verso reti ed élite a Londra, Parigi e Svizzera. Anche elementi estremisti in Palestina hanno sviluppato canali, attraverso il Qatar e la Turchia, con attori vicini al Pakistan. L’India ha quindi adottato un approccio realistico ed equilibrato sia nei confronti della Palestina che di Israele, forse più di qualsiasi altra nazione. L’ipocrisia mediatica europea è ormai impossibile da nascondere. Molti organi di stampa e istituzioni politiche europee parlano il linguaggio dei valori universali, pur praticando un’indignazione selettiva. Si scagliano contro la moralità quando questa è gratuita. Spesso sono più forti quando il bersaglio è l’India. Ricordiamolo: l’India ha riconosciuto la Palestina nel 1988. Gran parte dell’Europa ha tergiversato, diluito e tergiversato per decenni, e parte dei suoi media si comporta ancora come se occupasse una posizione di superiorità morale. Molte analisi provenienti dai circoli politici d’élite sono ormai stereotipate: appiattire la storia. Cancellare il terrorismo. Ignorare il contesto. Produrre equivalenza morale a richiesta. Si possono sostenere i diritti dei palestinesi e la loro indipendenza – come ha fatto l’India per decenni – senza ricorrere a edulcorazioni:
– Terrorismo contro l’India sostenuto dal Pakistan
– Guerra per procura contro l’India
– Manipolazione della narrazione da parte del regime militare
– Disinformazione anti-India sostenuta
L’India non è obbligata ad accettare quadri normativi elaborati a Londra, Bruxelles o New York e spacciati per competenze neutrali. Spesso si tratta di ecosistemi anti-indiani, e gli indiani li vedono per quello che sono. Sono stati complici di decenni di politiche moralmente ripugnanti delle élite occidentali nei confronti del Sud del mondo. Quando sono coinvolti denaro e reti di influenza, spesso alla base c’è una profonda menzogna. La verità è che diranno qualsiasi cosa. Le stesse reti che amplificano abitualmente le narrazioni anti-indiane provenienti da Ankara, Teheran, dalle piattaforme dell’OIC [Organizzazione per la Cooperazione Islamica] e dalle voci legate al Pakistan, improvvisamente diventano guardiani della moralità quando Modi visita Israele. Questa non è serietà morale. Questo è pregiudizio geopolitico mascherato da linguaggio accademico. E gli indiani lo vedono. Gli indiani lo vedono chiaramente – e hanno smesso di tollerarlo. Prima di giudicare Modi, riconoscete l’India. Se i media e i think tank europei vogliono essere presi sul serio, dovrebbero iniziare riconoscendo:
– Il record anticoloniale e anti-imperiale dell’India
– Il lungo sostegno dell’India alla Palestina
– La legittimità democratica dell’India
– L’esperienza vissuta dell’India in materia di terrorismo
– La continuità strategica dell’India da Nehru a Vajpayee a Modi
E se credono davvero in un ordine mondiale più equo e hanno davvero a cuore la voce dell’India, dovrebbero sostenere il legittimo ruolo dell’India come voce permanente del Sud del mondo nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per troppo tempo, l’India è stata trattata come un Paese da giudicare dalle istituzioni occidentali, ma non da cui ha ricevuto potere. Modi rifiuta questo tipo di neoimperialismo. L’India non sarà giudicata in base ad alcun metro morale se non il proprio”.
E comunque… La Sinistra riparta da J-Ax: “La politica non comanda”, ha dichiarato in conferenza stampa; “Fa quello che gli dice di fare l’America. E l’America fa quello che gli dice di fare l’oligarchia di miliardari che comanda l’America. Qualsiasi corrente politica è tenuta in ostaggio dalla Finanza”. Il pezzo in gara, bisogna ammetterlo, è bruttino assai, ma J-Ax si conferma ancora una volta un vero ottoliner.
Purtroppo a sfruculiare le gonadi di noi poveri europei non c’è solo la finanza USA e il suo comitato d’affari

“L’anno scorso”, riporta il Wall Street Journal, “gli Stati Uniti hanno vissuto qualcosa che non si verificava in modo definitivo dai tempi della Grande Depressione: più persone se ne sono andate di quante ne siano entrate. L’amministrazione Trump ha salutato l’esodo – migrazione netta negativa – come il raggiungimento della promessa di aumentare le deportazioni e limitare i nuovi visti. Dietro l’immagine tempestosa di quella repressione dell’immigrazione, tuttavia, si nasconde un’inversione di tendenza meno notata: i cittadini americani se ne stanno andando in numeri record, ricollocandosi con le loro famiglie in terre che ritengono più accessibili e sicure”. E da Lisbona a Dublino, passando per Firenze e Bologna, una fetta consistente viene a rompere i coglioni proprio a noi.
Laddove gli statunitensi non sono accolti come i veri padroni di casa, sono guai:

Ieri, a meno di un miglio nautico dalla provincia di Villa Clara, sulla costa settentrionale di Cuba, gli agenti di frontiera cubani si sarebbero avvicinati a un motoscafo sospetto: quando hanno chiesto i documenti d’identità, gli uomini a bordo del motoscafo avrebbero aperto il fuoco, ferendo il comandante; le forze cubane, allora, avrebbero risposto al fuoco uccidendo quattro persone e ferendone altre 6. “Le autorità cubane hanno sequestrato fucili d’assalto, pistole, molotov, giubbotti antiproiettile e tute mimetiche” riporta il Washington Post: il motoscafo era americano e i 10 uomini a bordo erano tutti cittadini cubani residenti negli USA, e, secondo le autorità cubane, “stavano tentando di infiltrarsi nel Paese per scopi terroristici”. Il governo cubano ha reso noti i nomi delle 6 persone ferite tratte in arresto e di una delle 4 vittime, mentre sta ancora cercando di identificare le altre 3: “Maria de Jesus Galindo, figlia di uno degli uomini identificati da Cuba come membro detenuto dell’equipaggio del motoscafo, Conrado Galindo Sariol, ha dichiarato di non aver idea che suo padre fosse diretto a Cuba finché non ha visto il suo nome sulla lista pubblicata dal governo cubano. Pensava che stesse svolgendo il suo solito lavoro di consegna di pacchi per Amazon nelle zone appena fuori Miami”.
Il Soddu
La Cina estende il vantaggio tecnologico su Corea del Sud e Giappone. Secondo i dati del Ministero della Scienza e ICT di Seul, tra il 2022-2024, la Cina sale al 86,8% nel ranking tech globale, superando il Giappone (86,2%) e collocandosi terza dopo USA ed Ue; la leadership è trainata da massicci investimenti in R&S su batterie, biotecnologie, semiconduttori, IA ed energie rinnovabili e gli investitori sudcoreani aumentano acquisti di azioni tech cinesi.
Hong Kong annuncia un budget ottimista con forte scommessa sull’AI. Il segretario delle finanze Paul Chan ha presentato il bilancio 2026-27 di Hong Kong con surplus previsto di HK$2,9 miliardi, incentivi fiscali per 22 miliardi (franchigie da 132.000 a 145.000 HK$), centro nazionale di innovazione IA, investimenti in chip e allineamento agli obiettivi nazionali, con sgravi su asset virtuali in revisione: mercati in rialzo, segnale positivo per finanza e innovazione post-festività.
Takaichi cerca consenso per un nuovo stimolo fiscale in Giappone. La premier Sanae Takaichi spinge per un forte aumento della spesa pubblica per rilanciare l’economia giapponese in difficoltà: con il partito pronto a rafforzare il controllo parlamentare, si prevede maggiore “pump-priming” fiscale, rendimenti obbligazionari in salita e possibile fine del tightening monetario; gli elettori sembrano entusiasti, mentre gli investitori bond esprimono preoccupazione.
I turisti cinesi preferiscono il Sud-Est Asiatico e la Corea al Giappone. Durante il Capodanno Lunare, le agenzie cinesi registrano un calo del 50% dei visitatori in Giappone, con flussi dirottati verso Thailandia, altri Paesi del Sud-est dell’Asia e Corea del Sud; i dati mostrano una ripresa dei consumi interni in servizi e tech, ma lo shift riflette preferenze mutate e dinamiche bilaterali in un momento di forte ripresa economica post-festiva.
Xi e Merz: tre proposte per rafforzare i legami Cina-Germania. Durante la visita a Pechino del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, Xi Jinping ha avanzato tre suggerimenti per approfondire la cooperazione economica bilaterale e affrontare le sfide globali (dazi Trump, Ucraina): Pechino promette maggiori import dalla Germania; Merz loda i legami, ma pone domande su sussidi e Russia, alimentando l’enfasi su una partnership win-win, nonostante le tensioni.
La Cina impone sanzioni export contro la remilitarizzazione giapponese. Pechino ha varato un ampio divieto su beni dual use che colpisce il cuore dell’industria della difesa giapponese (capacità terrestri, marittime, aeree e spaziali) come risposta diretta ai piani di rafforzamento militare di Tokyo sotto la premier Takaichi: le misure mirano a frenare la spinta remilitarizzatrice e a tutelare gli interessi strategici cinesi.
Kim Jong-un apre al dialogo con gli USA. Il leader nordcoreano ha dichiarato: “Non c’è ragione di non andare d’accordo con gli USA” se Washington riconosce lo status nucleare di Pyongyang; critica, invece, duramente Seul definendola farsa. Le aperture arrivano mentre USA e Corea del Sud preparano nuove esercitazioni militari congiunte nella regione.
Modi rafforza i legami di difesa e commercio con Israele. Durante la visita in Israele, il premier Narendra Modi ha incontrato Netanyahu e Herzog, visitato il memoriale dell’Olocausto e promesso maggiore cooperazione in Difesa, tecnologia e commercio; il primo leader indiano con enorme seguito sui social, consolida la partnership strategica India-Israele in un contesto regionale in cui l’Arabia Saudita stringe maggiori relazioni con il Pakistan.
Dal bubble tea a Labubu, la pop culture cinese ridefinisce il “cool” globale. Bubble tea Mixue (53.000 negozi nel mondo) e pupazzi Labubu diventano elementi quotidiani della Gen Z, da Londra a New York: non più esotici, ma integrati nella vita di tutti i giorni tramite TikTok, giochi e short drama. Osservatori cinesi parlano di ribilanciamento strutturale: da semplice rappresentazione a esperienza inserita nella routine giovanile mondiale.
Ale
Epstein Files: da quanto emerge dagli ultimi documenti, Epstein era indagato dalla DEA; era indicato come Target 4 in un’indagine che coinvolgeva altri 14 soggetti (i cui nomi restano pesantemente redatti). L’obiettivo: trasferimenti bancari illegittimi per circa 50 milioni di dollari tra il 2010 e il 2015, sospettati di finanziare attività di droga e prostituzione a New York e nelle Isole Vergini americane, dove Epstein possedeva la famigerata isola Little St. James.
Inchiesta contro il caporalato dei riders a Milano: ai rider, tremila nella provincia di Milano e ventimila in tutta Italia, si legge nell’imputazione a carico dell’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi, sarebbero state corrisposte paghe “in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva“. Ma i magistrati alzano adesso il tiro e bussano con forza alla porta delle grandi multinazionali che si avvalgono, per esempio, di Glovo o Deliveroo; il senso è: anche voi, che vi avvalete di queste piattaforme, siete parte del problema caporalato. Questa mattina la Procura, diretta da Marcello Viola, assieme ai carabinieri del lavoro ha notificato una “richiesta di consegna” documenti a importantissimi gruppi internazionali, al momento non indagati: McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House, Kfc.
Sul Fatto Quotidiano di oggi: : “Se Reza Pahlavi chiede al presidente statunitense Donald Trump di bombardare l’Iran, proponendosi come guida nella transizione in caso di cambio di regime, è perché vuole mettere le mani sul trust in Svizzera in cui il padre depositò la maggior parte del denaro. Chiunque, all’interno della famiglia Pahlavi, potrebbe prenderne possesso se diventasse re dell’Iran”; è il 77enne Ahmad Ali Massoud Ansari, uno degli uomini più vicini a Mohammad Reza Shah (1941-1979), a raccontare questo particolare sull’eredità congelata in un trust (un fondo fiduciario) dal sovrano che fuggì da Teheran il 16 gennaio 1979 durante la rivoluzione che pose fine alla monarchia e portò all’instaurazione della Repubblica islamica guidata dall’ayatollah Khomeini.















