Il Marru
Secondo il Financial Times, Gli investitori investono miliardi nelle start-up europee di intelligenza artificiale e difesa:

“Secondo PitchBook, gli investimenti totali in capitale di rischio in Europa sono aumentati del 5%, raggiungendo i 66 miliardi di euro nel 2025, un massimo post-pandemia. Questi guadagni sono stati trainati da importanti accordi per le principali aziende europee di intelligenza artificiale e difesa”; peccato siano, letteralmente, briciole. Ecco l’ordine di grandezza degli investimenti dove girano davvero i soldi:

Come ricorda The Kobeissi Letter, “Le spese in conto capitale delle Big Tech stanno esplodendo: si prevede che le spese in conto capitale combinate di Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft saliranno del 70% su base annua, raggiungendo la cifra record di 610 miliardi di dollari nel 2026. Si tratta di quasi tre volte i 217 miliardi di dollari spesi nel 2024 e più di quattro volte i livelli del 2023. Amazon è in testa con 200 miliardi di dollari di spesa pianificata, seguita da Alphabet con 180 miliardi di dollari, Meta con 125 miliardi di dollari e Microsoft con 105 miliardi di dollari. Si prevede che ciascuna azienda spenderà nel solo 2026 quasi quanto ha fatto nei 2 anni precedenti messi insieme, o di più. Tutte e 4 singolarmente batterebbero il record per la spesa in conto capitale annuale più alta da parte di una singola azienda negli ultimi 10 anni. La corsa all’infrastruttura di intelligenza artificiale è senza precedenti”.
Meno male che negli USA girano i soldi tra le Big Tech, perché per il resto l’è buriana:

“Secondo la società di ricerche di mercato Black Box Intelligence, solo il solo il 9% dei marchi di fast food ha registrato una crescita positiva delle visite su base annua, rispetto al 27% dei marchi di ristoranti in generale. Si tratta del dato più basso tra tutte le categorie di ristoranti, inclusi ristoranti raffinati e informali”: “Forse nessuno ha faticato quanto Wendy’s, la catena che ha inventato il moderno drive-through nel 1970, ma il cui prezzo delle azioni è crollato del 48% nell’ultimo anno”; “Wendy’s sta chiudendo centinaia di punti vendita dopo tre trimestri consecutivi di calo del fatturato rispetto all’anno precedente. Pizza Hut ha registrato mercoledì un calo del 3% delle vendite negli Stati Uniti nell’ultimo trimestre, il nono calo trimestrale consecutivo. Il proprietario Yum! Brands chiuderà centinaia di punti vendita e sta valutando la possibilità di vendere la catena”. “Le difficoltà dei ristoranti fast food sono anche un riflesso della crescente biforcazione dell’economia statunitense, dove i ristoranti e le altre attività che si rivolgono agli americani a basso reddito stanno registrando una riduzione delle vendite poiché i loro clienti fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese, mentre le attività che si rivolgono ai consumatori benestanti godono di una spesa resiliente, sostenuta dal boom dei mercati azionari”; altro che 99% vs 1%! L’1% ha dei solidi alleati in tutti quelli che sono riusciti a salire sulla giostra della rendita finanziaria, almeno fino a quando la bolla non esplode; per tutti gli altri l’impoverimento è garantito: quando sentite San MarioPio da Goldman Sachs parlare di mercato unico dei capitali, ricordatevi che il modello di riferimento è esattamente questo.
Nell’economia di oggi i soldi veri vanno al capitale, non al lavoro, riconosce il Wall Street Journal:

“L’impennata dei profitti e delle azioni convoglia una quota maggiore del PIL verso le aziende, i loro dipendenti più importanti e gli azionisti” e “l’intelligenza artificiale intensificherà questa tendenza”: “Nel 1985, IBM era l’azienda americana più preziosa, una delle più redditizie e uno dei suoi maggiori datori di lavoro, con un organico di quasi 400.000 dipendenti. Oggi, NVIDIA vale quasi 20 volte di più e genera una redditività cinque volte superiore a quella di IBM all’epoca, al netto dell’inflazione. Eppure impiega circa un decimo delle persone in meno. Questo semplice paragone dice qualcosa di profondo sull’economia odierna: i suoi profitti stanno andando in modo sproporzionato al capitale anziché al lavoro. I profitti sono aumentati vertiginosamente dopo la pandemia, e il valore di mercato a essi associato è aumentato ancora di più. Il risultato: il capitale, che include aziende, azionisti e dipendenti di successo, trionfa, mentre il lavoratore medio ricava guadagni marginali”.
Comunque, nonostante la bolla dei mercati finanziari USA trainati dall’AI per ora non dia cenni di cedimento, la ricerca di altre opportunità di rendita continua:
Come ricorda sempre il Wall Street Journal, La caccia di Wall Street alle azioni più economiche diventa globale: “La primavera scorsa si parlava di vendere l’America. Ora la parola d’ordine di Wall Street è comprare ovunque”; “Dopo anni di scommesse spropositate sulle maggiori aziende statunitensi, gli investitori stanno spostando più denaro sui mercati internazionali, scommettendo che l’ampio vantaggio dell’America sul resto del mondo si ridurrà. Per anni, affermano i gestori patrimoniali, il mercato azionario statunitense è stato considerato l’unico in circolazione. Ora questa percezione sta iniziando a cambiare”.
“Diversi indici globali hanno superato i principali benchmark statunitensi nel 2026, tra cui lo Stoxx Europe 600, il Kospi coreano e l’indice MSCI Emerging Markets. Lunedì, il Nikkei 225 giapponese ha registrato un nuovo record dopo la decisiva vittoria del Primo Ministro Sanae Takaichi alle elezioni parlamentari anticipate. E l’anno scorso, l’indice MSCI all-country world ex-US è salito del 29% in dollari, registrando la sua migliore performance in oltre un decennio e superando il guadagno del 16% dell’S&P 500”.
Nel frattempo…
“La Cina sta esortando le sue banche più grandi a ridurre la loro esposizione ai titoli del Tesoro statunitensi”, scrive Asia Times: “Le autorità di regolamentazione cinesi hanno ordinato alle grandi banche di smettere di aumentare le posizioni già pesanti sul debito pubblico statunitense e di ridurre l’esposizione laddove sia diventata eccessiva. Questa guida è stata fornita verbalmente, senza obiettivi o scadenze, ed esclude le riserve ufficiali dello Stato cinese. Questo dettaglio è importante. Pechino non sta smantellando il suo fondo di valuta estera. Sta comunicando alle banche commerciali che l’accumulo cieco di debito statunitense è diventato una passività. Le autorità di regolamentazione sono preoccupate per la volatilità, non per il default. Sono preoccupate per la concentrazione, non per l’affidabilità creditizia. Questo è il tipo di preoccupazioni che emergono quando la fiducia nella stabilità del centro del sistema inizia a erodersi. Per decenni l’Asia ha considerato i titoli del Tesoro USA come un pilastro finanziario. In scenari di stress, i titoli del Tesoro avrebbero dovuto attenuare il rischio, non amplificarlo. Ciò che è cambiato non è lo strumento. È l’emittente. Sotto Donald Trump, la posizione fiscale degli Stati Uniti è diventata più espansiva, più apertamente politica e meno disciplinata nei toni. I deficit non sono più inquadrati come una necessità temporanea. Il dollaro non è più considerato un asset di riserva neutrale che garantisce la stabilità globale. Viene considerato una leva per promuovere le priorità interne, tra cui dazi e pressioni commerciali. La Cina sta chiedendo alle sue banche di distribuire il rischio, ridurre la dipendenza e prepararsi a un’America più volatile. Ci si aspetta che l’Asia, più in generale, prenda nota”.
Intanto, lontano dai mercati finanziari e da Wall Street…
Le nuove misure israeliane sulla Cisgiordania “accelerano l’annessione e pongono fine agli accordi di Oslo“, titola Middle East Eye: “Secondo gli analisti, le nuove misure adottate da Israele nella Cisgiordania occupata consolideranno di fatto l’annessione e porranno fine agli accordi di Oslo, infrangendo le speranze di uno Stato palestinese. Annunciati domenica, i radicali cambiamenti ampliano il controllo civile di Israele nelle aree A e B, dove si trovano tutte le principali città e cittadine palestinesi, che dagli accordi di Oslo del 1993 sono ufficialmente sotto la giurisdizione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Tali misure facilitano inoltre la proprietà privata di terreni in Cisgiordania da parte degli ebrei israeliani, accelerando potenzialmente l’espansione degli insediamenti. Questo obiettivo viene raggiunto abrogando una legge che impedisce la vendita di terreni di proprietà palestinese a ebrei israeliani, allentando le norme sulle vendite e revocando la riservatezza dei registri catastali, una mossa che potrebbe facilitare la falsificazione dei documenti di acquisto dei terreni, una tattica comunemente utilizzata dai coloni. Questa decisione è tra le misure più dirette e pericolose prese [contro i palestinesi], ha dichiarato a Middle East Eye Jamal Juma, coordinatore palestinese della campagna Stop the Wall”.
Il commento del Jerusalem Post: Trump e Netanyahu dovrebbero guidare la posizione morale dell’Occidente.
Il terrorismo genocida non è soltanto, come sosteniamo da 3 anni, il new normal: è proprio l’esempio al quale tutti i veri occidentali si dovrebbero ispirare.
Ale
Guerra in Ucraina: conclusa dopo pochi giorni la tregua energetica annunciata dal presidente Vladimir Putin alla fine di gennaio, le forze armate russe hanno ripreso ad attaccare con forza e continuità l’infrastruttura ucraina preposta alla produzione e alla distribuzione di elettricità.
Lavrov accusa Trump di aver tradito gli impegni presi per la pace in Ucraina e la cooperazione bilaterale in Alaska: nel corso di un messaggio video diffuso in occasione della Giornata del Diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ribadito anche il sostegno di Mosca ai popoli di Cuba e Venezuela.
Il progetto del jet franco-tedesco Fcap è definitivamente morto: Merz guarda ora all’Italia come Paese di supporto alle proprie politiche improntate su austerity, esportazioni e buoni rapporti con l’America di Trump; no al debito comune per le armi e la difesa proposto dalla Francia e no alle forniture esclusivamente made in Eu per l’Ucraina.
Israele approva nuove misure per colonizzare la Cisgiordania: qui l’approfondimento de L’indipendente.
Anche la corona norvegese finisce nel mirino a causa degli Epstein Files: a seguito della pubblicazione degli Epstein Files da parte del dipartimento di Giustizia statunitense, la principessa Mette-Marit, moglie dell’erede al trono Haakon, si è vista costretta scusarsi pubblicamente per la sua amicizia con Jeffrey Epstein dopo che le era stato fatto notare che il suo nome compariva più volte nei documenti; l’imbarazzo per la Corona, però, non si limita soltanto ai legami con il miliardario pedofilo morto suicida nel 2019. Marius Borg Høiby, figlio di Mette-Marit, è a processo per 38 capi d’imputazione, di cui quattro stupri; i reali, per ora, si limitano a dichiarazioni formali, ma la salute della monarchia è estremamente precaria.
Il Soddu
Taiwan: i sottomarini mettono a rischio il bilancio della difesa. Il South China Morning Post analizza se i test del sottomarino Hai Kun permetteranno a Taipei di rispettare le scadenze di consegna e di sbloccare lo stallo politico sul bilancio militare.
Stretto di Taiwan: manovre militari e rischio operativo. Il Financial Times ricostruisce episodi recenti di intercettazioni ravvicinate tra aerei cinesi e taiwanesi, mostrando come il rischio di incidenti militari nello Stretto sia in costante aumento.
Mekong: sicurezza regionale. Il Global Times riferisce l’avvio della 162ª pattuglia congiunta sul fiume Mekong tra Cina, Laos, Myanmar e Thailandia come parte della cooperazione contro traffici illegali e criminalità transfrontaliera.
Cina: finanza globale e debito USA. Secondo Asia Times, Pechino Pechino sta anticipando mosse strategiche sul piano finanziario mentre cresce l’erosione della fiducia internazionale nel debito pubblico statunitense.
La Cina investe nel Sud-Est asiatico. Il Financial Times mostra come le aziende cinesi abbiano superato quelle statunitensi per investimenti diretti a Singapore, rafforzando il ruolo della città-Stato come hub regionale.
Europa: ipotesi di Accordi del Plaza contro la Cina. Guancha riporta che un rapporto governativo francese discute l’idea di un’azione coordinata occidentale sul modello dell’Accordo del Plaza per contrastare la Cina.
Dibattito strategico: cosa gli USA dovrebbero imparare dalla Cina. Un commento di Observer Network sostiene che Washington dovrebbe trarre insegnamenti dalla Cina su pianificazione statale ed efficienza delle politiche economiche.
Giappone: la linea diplomatica di Sanae Takaichi. Il Nikkei analizza l’impostazione di politica estera del nuovo governo, orientata ad aumentare l’autonomia strategica ed evitare rapporti asimmetrici con l’alleato americano.
Giappone: addio ai principi non nucleari. Sempre il Nikkei riporta come la vittoria elettorale abbia riaperto il confronto sulla possibile revisione dei tre principi non nucleari, osservata con interesse da USA, Europa e Cina.
Bangladesh: campagna elettorale al rush finale. DAWN descrive l’ultimo giorno di campagna con una competizione sempre più polarizzata e alta mobilitazione degli elettori.
Bangladesh: svolta economica del BNP. Secondo Nikkei Asia, il Partito Nazionalista del Bangladesh, favorito a queste elezioni, promette una deregolamentazione totale dell’economia se tornerà al potere.
Il Bangladesh e la corruzione. Il quotidiano bengalese Prothom Alo segnala che il Bangladesh è sceso di una posizione nel ranking sulla corruzione, nonostante un lieve miglioramento del punteggio.
Bangladesh conteso. Asia Times analizza come potenze regionali e globali cerchino di influenzare il futuro politico ed economico del Paese.
India–USA: la preparazione dell’accordo commerciale. The Hindu riferisce che Washington e Nuova Delhi stanno lavorando a un accordo provvisorio in vista del Business and Trade Agreement.
Vietnam e gli obiettivi sugli investimenti esteri. Una notizia economica indica che Hanoi punta ad attirare 4,5 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri nel 2026, rafforzando la propria posizione regionale.















