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Ranucci, Gabanelli e il complotto immaginario di USA e Russia contro l’Ue

OttolinaTV by OttolinaTV
16/12/2025
in Europa, I Pipponi del Marrucci, In evidenza, Italia, U.S.A.
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Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dei nemici della democrazia; e non di una democrazia qualsiasi, eh? No, no: “L’Unione europea: la democrazia più avanzata del pianeta”. No, dai, non l’ha detto davvero! Ditemi che non l’ha detto davvero! “L’Unione europea: la democrazia più avanzata del pianeta”: l’ha detto davvero; da dove gli è venuta fuori, non si sa. L’avrà sentito dire a qualche meeting dei Serrapiattisti: “Io vi dico Socrate, vi dico Spinoza, Cartesio… Ma gli altri li hanno questi qua?” (Roberto Vecchioni). Oooh, Cincianpai, vieni un poino vi’ vai: ce l’hai un Socrate te? Guarda: ti do in cambio uno Spinzoa, toh. Ah, un ce l’hai? Allora uno Shakspeare, via; ce l’hai uno Shakespeare? Ti do un Pirandello! Un c’hai nemmeno uno Shakespeare? De, ma allora foo. Te, Kalinka costi’ ce l’hai uno Shakespeare? Maremmamaiala, nemmeno te? Un Cervantes? Via giù, un Cervantes ce l’avrai; nemmeno un Cervantes? De, ma allora datevi foo! Ora, fino a che ad assediare la democrazia più avanzata del pianeta erano questi barbari senza nemmeno una figurina che sia una dei principali uomini bianchi che piacciono agli uomini bianchi, ‘sticazzi; d’altronde, sono 5 secoli che proviamo a portargli la civiltà: se sono duri come il muro e non si applicano, a ‘na certa, cazzi loro. Ma, allora, perché tutto questo allarmismo? Beh, semplice: è successo quello che non si sarebbero mai aspettati; un pezzo del mondo civilizzato ha fatto il salto della staccionata e s’è unito al nemico. E’ nato l’asse occulto Usa-Russia, titola la Gabanelli sul Corsera e, insieme, hanno un piano per smantellare la Ue (sì, ti prego: dimmi che è vero!).

Sì, lo so: sarebbe una notizia meravigliosa; peccato che, almeno per come la mettono loro, sia una gigantesca, colossale, fantasmagorica puttanata. Non tanto che sia gli USA a trazione trumpiana che la Russia di Putin abbiano sui coglioni l’Unione europea – d’altronde, a parte i giornalisti europei e i funzionari di Bruxelles, vorrei sapere chi è che non ce l’ha sui coglioni l’Unione europea – quanto che tra Trump e Putin ci sia un asse e, soprattutto, chi sarebbe l’architrave; a lanciare il nuovo tormentone, un mesetto fa, era stata la nuova icona dei campolarghisti per +Europa, il mio ex capo Sigfrido Ranucci che, da un po’ di tempo a questa parte, si è dato ai comizi motivazionali. La squadra di Report è partita da una cosa seria e parecchio inquietante; chi ci segue, cosa è la Heritage Foundation lo sa da tempo: è il think tank ultraconservatore più ricco e influente degli USA e, da Reagan in poi, ha messo nero su bianco il grande piano della reazione neoliberista, fase dopo fase dopo fase. Report ha raccontato, con dovizia di particolari, la rete di relazioni che sta costruendo nel vecchio continente, e la sua influenza: ricordate quando, ad esempio, la nostra Georgie dai biondi capelli dorati fece quella sparata contro il Manifesto di Ventotene? Da un lato ci gasò, perché quel manifestino (che per i Serrapiattisti è un testo sacro) è una ciofeca inenarrabile; dall’altro, c’era qualcosa che non tornava perché, fino a pochi mesi prima, la Meloni stessa l’aveva sempre difeso a spada tratta e aveva accusato i vari centrosinistri di tradirne lo spirito: ora, di punto in bianco, era diventato un manifesto bolscevico.

Report ha scoperto che le parole usate dalla Meloni per contraddirsi per la milionesima volta non erano farina del suo sacco, ma parte di un rapporto presentato pochi giorni prima a un’iniziativa organizzata da alcuni think tank ultraconservatori europei e, appunto, la Heritage Foundation: alla faccia del sovranismo! Ormai si fanno scrivere direttamente i discorsi oltreoceano… Sarebbe stato uno spunto perfetto per denunciare la subalternità dell’Italia a piani altrui; poi Ranucci, forse, si è ricordato delle parole di Vecchioni a quella manifestazione che tanto l’aveva entusiasmato e l’ha buttata in caciara: “C’è una strategia ben precisa per minare dalle fondamenta i valori portanti dell’Unione europea” ha proclamato con enfasi; “Quegli stessi valori di democrazia per i quali hanno perso la vita i nostri nonni e nostri padri”. Nonno, glielo dici te o glielo dico io? A Sigfi’, mi nonno era partigiano e è stato il primo segretario del PCI a Pisa e così, a occhio, dubito che abbia combattuto per la Kaja Kallas e la von der Leyen. Report, comunque, almeno evita di tirare in ballo così, alla cazzo, i russi: a quello ci pensa la Gabanelli, ma c’è qualcosa che non torna, perché se c’è un nemico giurato della Russia in Europa sono la Polonia e i Paesi baltici; e indovinate un po’ la Heritage Foundation chi ha sempre indicato come l’esempio più virtuoso di Paese in Europa? Esatto: proprio i baltici!

“È degno di nota”, si legge in un articolo dell’agosto 2022, quando l’operazione militare in Ucraina era iniziata da un pezzo e il famigerato Project 2025 che avrebbe ispirato l’amministrazione Trump era prossimo alla pubblicazione, “che Estonia, Lettonia e Lituania abbiano dimostrato inequivocabilmente di essere fedeli alleati degli americani”: “Sono partner americani affini, disponibili e duraturi” continua l’articolo, ed “è fondamentale che Washington dimostri il più forte sostegno possibile ai suoi alleati baltici”. E quella dell’Heritage Foundation amica dei russi non è nemmeno la minchiata più grossa: prima Report e, poi, Gabanelli riportano infatti un elenco di 12 fondazioni che, negli ultimi 5 anni, avrebbero speso 100 milioni di euro in Europa per affossare Bruxelles e favorire l’amico dittatore del Cremlino. Forse, avrebbero fatto bene a controllare meglio: il think tank che avrebbe speso di più è l’International Republican Institute, che ha speso 100 volte di più dell’Heritage Foundation; nel 2023 ha premiato la Kallas a Washington con il suo Kirkpatrick Award, ma (soprattutto) dal 2016 vede tra i membri dell’International Board of Advisors direttamente Andrius Kubilius, ex premier lituano e attuale commissario per la difesa della Ue. Kubilius ricopre lo stesso ruolo anche in un progetto del secondo think tank più generoso della lista, che indovinate un po’ qual è? Esatto: l’Atlantic Council, forse il think tank più guerrafondaio contro la Russia in assoluto; insomma, come data journalism se po’ fa di meglio, diciamo…

D’altronde, vanno capiti: come sottolinea il buon Gabriele Guzzi nel suo straordinario Eurosuicidio, per i ceti cognitivi del belpaese “L’integrazione europea ha assolto al ruolo di surrogato ideologico, divenendo un feticcio religioso-politico, e non qualcosa a cui approcciarsi con razionalità, soppesando costi e benefici”, ma qualcosa a cui “aderire con la radicalità dei neoconvertiti”; e, di fronte al dogma religioso, i dati non hanno nessun potere. Quello che i Serrapiattisti non riescono ad accettare, nonostante tutte le evidenze, è che, effettivamente, c’è sì una trama reazionaria che vuole rovesciare le conquiste dei nonni e dei padri morti per la democrazia, solo che va avanti da un bel po’ e proprio la costruzione dell’Unione europea di Maastricht ne ha rappresentato uno degli snodi più importanti e distopici: la fine della democrazia moderna nel vecchio continente. Ed era solo il primo passo: il progetto oligarchico e antidemocratico europeo ha poi avuto un’altra accelerazione quando il baricentro delle istituzioni dalla Germania della Merkel si è spostato, in modo molto democratico, verso i Paesi dell’Est e del Baltico, che si fondano ideologicamente proprio sul ribaltamento degli esiti della seconda guerra mondiale e che, ormai, non fa nemmeno più notizia; non fa notizia quando la Kallas dice pubblicamente che non è vero che Unione Sovietica e Cina hanno vinto la seconda guerra mondiale, non fa notizia quando al Tg3 presentano come partigiano uno che ha alle spalle una bandiera con un’aquila nazista, o quando a Report come esperto di bot che diffondono propaganda antidemocratica si intervista uno che sulla maglietta c’ha in bella vista il tridente dei battaglioni nazisti ucraini (anche se, va detto, almeno non se l’è tatuato sull’avambraccio come Cacarellando Calenda).

Con la crisi della globalizzazione neoliberista e dell’unipolarismo USA, un’ulteriore involuzione verso l’ultranazionalismo è una prospettiva concreta e terrificante; e in quello che conta davvero – e, cioè, la crociata contro Cina, Russia e Sud globale – i nostri giornalisti sono completamente allineati. Se la prendono solo con l’unico aspetto positivo che, paradossalmente, potrebbe avere: la dissoluzione dell’Unione europea per come la conosciamo oggi, perché, come scrive ancora il buon Guzzi, “Il dissolvimento dell’Ue e della moneta unica sono oggi gli atti più europeisti che possiamo immaginare. Solo al di là di questa Unione europea è possibile pensare a una nuova Europa, che non si fondi più sulla strutturale disattivazione della sovranità popolare ma sulla cooperazione paritetica tra Stati, sulla giustizia sociale, sulla pace”. Un po’ meno misticismo millenarista sarebbe benvenuto; non ce lo darà chi è imbevuto di ideologia unioneuropeista senza se e senza ma: contro l’Unione europea dei tridenti ucraini, delle aquile nazi e dei miti fondativi immaginari, serve come il pane un media che smonti, giorno dopo giorno, la fuffa del nuovo nazionalismo europeista. Aituaci a costruirlo: metti mi piace a questo video, condividilo, ma (soprattutto) aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce è Kaja Kallas

Tags: andrius kubiliuscarlo cacarellando calendaeuropaeuropeistigabriele guzzigiorgia meloniheritage foundationi pipponi del Marrucciil pippone del marrukaja kallasmilena gabanellineoliberismopaesi balticireportroberto vecchionisigfrido ranucciursula von der leyen
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