Per decenni ci hanno raccontato che la pianificazione sovietica fu soltanto burocrazia, inefficienza e sacrificio imposto alle masse, ma i dati raccontano una storia molto diversa; in pochi anni, l’Unione Sovietica trasformò un Paese agricolo, arretrato e circondato dalle potenze capitalistiche in una grande potenza industriale: investì nell’istruzione, abbatté l’analfabetismo, costruì una base produttiva senza la quale la vittoria contro il nazismo sarebbe stata impossibile e riuscì ad aumentare anche i consumi popolari. Come funzionavano davvero i piani quinquennali? Perché venne data priorità all’industria pesante? La successiva stagnazione dimostra il fallimento della pianificazione o viene giudicata attraverso criteri costruiti per le economie capitalistiche? A Fest8lina 2026, l’economista e filosofo Vladimiro Giacché ricostruisce la storia della pianificazione dall’URSS alla Cina e smonta molti dei luoghi comuni più radicati, perché il crollo sovietico non chiuse affatto la competizione tra piano e mercato: mentre l’Occidente privatizzava tutto e rinunciava a qualsiasi strategia, Pechino conservava lo Stato, le imprese pubbliche e i piani quinquennali come strumenti per governare lo sviluppo e, oggi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un approfondimento indispensabile per capire perché il mercato non pianifica il futuro: pianifica soltanto il profitto.













