L’11 settembre, il ministro degli Esteri polacco Sikorsky ha proposto alla NATO di condurre esercitazioni “aggressive” nelle vicinanze di Kaliningrad per creare ambiguità strategica riguardo le intenzioni dell’alleanza; due notti dopo, Mosca bombarda il valico di frontiera Yahodyn-Dorohusk, di importanza strategica perché il passaggio dei rifornimenti di armi e munizioni dalla Polonia all’Ucraina: nel mirino dell’attacco finisce il treno speciale di un gruppo di funzionari e diplomatici (leggi spie) di ritorno dallo YES, il forum per la strategia europea che si tiene annualmente a Kiev (quest’anno nel bunker di un lussuoso hotel, ci fa sapere Der Spiegel). Sul treno viaggiava nientepopodimeno che Boris Johnson: sì, proprio l’ex primo ministro inglese che, il 4 aprile 2022, andò a Kiev per ordinare al governo di Zelensky di mandare all’aria i negoziati e continuare a combattere; assieme a lui viaggiava l’ex primo ministro svedese Bildt, il consigliere di Merz per la politica estera e di sicurezza. Il treno non è stato colpito, ma questo episodio mostra una svolta nella strategia russa che, evidentemente, ha reagito in maniera preventiva ai propositi di Sikorsky. Cosa sta cambiando nel conflitto in Ucraina? Ne parliamo alla Bolla, il format di geopolitica di Ottolina Tv condotto da Clara Statello, assieme a Stefano Orsi e Francesco dall’Aglio.









