Esiste un partito in Germania che viene accusato di fascismo dalla sinistra e di comunismo dalla destra, un partito che si rifà esplicitamente alla sinistra socialista e socialdemocratica, che critica la svolta neoliberale della sinistra al governo, accusandola di aver abbandonato i diritti sociali per i più innocui diritti civili e di essere stata integrata nelle strutture del capitalismo finanziario e della NATO: è il partito di Sahra Wagenknecht; alle ultime elezioni in Sassonia ha preso il 5,3 per cento ed è l’unico partito in Germania ad aver aperto ad un’alleanza di governo con l’Alternative für Deutschland. Se l’AfD è al 40 per cento, dice la Wagenknecht, dobbiamo confrontarci, e non possiamo fare come i Calenda di turno, che vorrebbero dichiarare fuori legge le idee di milioni di cittadini e distruggere la democrazia con la scusa di proteggerla; e, poi, sulla guerra alla Russia: meglio AfD degli altri, che stanno tentando di salvare l’economia tedesca con una nuova corsa agli armamenti che rischia ogni giorno di sfociare in una guerra nucleare sul continente. Ma le cose non sono così facili come sembrano: sul resto dei temi c’è l’estrema destra tedesca, sempre più filo-trumpiana; c’è la stessa compatibilità che c’è tra un Marrucci e un Vannacci, ed è quindi molto più probabile che finirà come sempre – e, cioè, che sarà l’unico vero partito popolare, democratico e anti-sistema, quello della Wagenknecht, ad essere isolato dagli altri, e che, tra il centrodestra e AfD, tra conservatori, liberali e neofascisti, alla fine si troverà – come sempre è accaduto in passato proprio nelle epoche più buie – un onesto compromesso. Ma quindi, cosa dovrà fare Sahra Wagenknecht in Sassonia-Anhalt? Ripeterà il buon risultato anche alle prossime elezioni a Berlino e in Pomerania? E, più in generale, che lezione possiamo trarre per la politica italiana da quanto sta accadendo in Germania? Lo abbiamo chiesto a due ospiti davvero d’eccezione: Vladimiro Giacchè, intellettuale, economista, filosofo e uno dei massimi esperti della Germania dell’Est e delle dinamiche dell’unificazione, e Gabriele Guzzi, professore di economia, ex consulente economico a Palazzo Chigi e presidente dell’Indispensabile.









