Tutte le apparentemente folli avventure di Forrest Trump degli ultimi mesi hanno un unico filo conduttore: avere qualche carta da giocarsi sul grande tavolo dei rapporti con Pechino; sicuramente c’è anche una parte che ha a che vedere con l’ego e le psicopatologie del ciuffo biondo: in qualche misura è impossibile che anche lui non si renda conto di quanto sia impietoso un confronto con uno statista della statura di Xi. Ma, ovviamente, c’è qualcosa di molto più profondo; Trump ha inaugurato la sua amministrazione con una prova di forza senza precedenti: ha dichiarato una guerra commerciale di dimensioni epocali contro il suo “avversario sistemico”, e l’ha persa miseramente. A differenza dei servetti europei, la Repubblica Popolare guidata da Xi ha risposto pan per focaccia e ha svelato il bluff del tycoon – una delle più colossali figure di merda di tutti i tempi; da allora, Trump non ha fatto altro che approfittare della complicità e del servilismo degli alleati per provare a distruggere le catene di approvvigionamento di Pechino e sperare, così, di avere qualcosa in più da offrire ed evitare un’altra umiliazione. Secondo la quasi totalità degli analisti, di ogni inclinazione politica (a parte il suo cerchio magico), l’operazione è miseramente fallita; ed ecco, così, che Trump a Pechino non va a trattare, ma a chiedere perdono in ginocchio. Unica condizione: evitare di dirlo in Mondovisione. Ne parliamo con Davide Martinotti e Francesco Maringiò.















