Ci siamo fatti questa domanda un po’ inquietante a partire da tre notizie che, messe insieme, disegnano un quadro piuttosto preoccupante. La prima: da quando Γ¨ partito l’attacco contro l’Iran, 200 soldati americani hanno denunciato alla Military Religious Freedom Foundation che i propri comandanti starebbero dicendo loro che la guerra all’Iran fa parte di un piano divino e che Trump – testuali parole – sarebbe stato “unto da GesΓΉ per incendiare l’Iran, causare l’Armageddon e dare cosΓ¬ il segnale per il suo ritorno sulla Terra”. La seconda sono le parole dell’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee che, dieci giorni prima dell’attacco americano, ha dichiarato in un’intervista a Tucker Carlson che se Israele colonizzasse tutto il Medio Oriente – dall’Egitto all’Iraq – non ci sarebbe nulla di male, perchΓ© nella Genesi Γ¨ scritto che quella Γ¨ la terra santa (Genesi 15: “dal Nilo all’Eufrate”). La terza, piΓΉ che una notizia, Γ¨ un video circolato moltissimo negli scorsi giorni: quello di un gruppo di leader evangelici che, il 5 marzo, ha fatto una preghiera collettiva augurando a Trump protezione e buona fortuna in guerra; alla sinistra del presidente americano si riconosce la telepredicatrice Paula White Cain, un’evangelica di ferro che, da anni, guida l’Ufficio per la Fede alla Casa Bianca, creato dallo stesso Trump. Ma, cosa ancora piΓΉ importante, Paula White Cain fa parte della lobby cristiana sionista piΓΉ potente d’America, la CUFI (Christians United for Israel), un’organizzazione da 10 milioni di iscritti, in gran parte evangelici, che si Γ¨ data come missione quella di accelerare il ritorno degli ebrei nella “terra santa” per permettere lo scoppio dell’Apocalisse e la seconda venuta di Cristo – cioΓ¨, esattamente quello che denunciavano i militari; eΒ indovinate chi fa parte della CUFI? L’ambasciatore Mike Huckabee, naturalmente, ma anche l’ambasciatore americano alle Nazioni Unite Mike Waltz e il Ministro della Guerra Pete Hegseth, non proprio personaggi di secondo piano.
Alla luce di tutti questi elementi e al di lΓ delle provocazioni, ci siamo chiesti: non Γ¨ che stiamo sottovalutando l’impatto che un certo fanatismo religioso e millenarista sta avendo sulle decisioni della Casa Bianca? E, soprattutto: qual Γ¨ il filo che lega la crisi del capitalismo americano, il fanatismo cristiano di alcune sette evangeliche oggi vicinissime a Trum, e il progetto della Grande Israele sbandierato da Netanyahu? Durante la ricerca, sono venute fuori tante cose serie e, per certi aspetti, preoccupanti, e anche del puro folklore; prendiamo Pete Hegseth, ad esempio: in quanto Segretario del Dipartimento della Guerra Γ¨ stato uno dei protagonisti mediatici assoluti dell’aggressione all’Iran e il suo profilo Γ¨ quanto di piΓΉ emblematico si possa trovare. Hegseth ha il corpo coperto di simbologia crociata: sull’avambraccio, la scritta Deus Vult, sul petto la Croce di Gerusalemme; appartiene a una frangia ultraconservatrice legata alla Christ Church di Doug Wilson, che promuove l’idea che l’America debba essere una teocrazia cristiana. All’universitΓ guidava battaglie contro il femminismo e la diversitΓ e, appena insediato al Pentagono nel 2025, ha rimosso tutti i vertici militari che supportavano programmi sulla diversitΓ o il cambiamento climatico definendoli adoratori del clima e uomini in vestaglia; Γ¨ piΓΉ che consigliata la lettura della sua autobiografia, American Crusade (Crociata Americana) in cui Hegseth inveisce contro i comunisti e l’ideologia woke che starebbero rammollendo il vero uomo americano.
Ma, aneddoti a parte, la questione Γ¨ seria.
Deus Vult
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: che cosa hanno in comune le sette cristiane piΓΉ estremiste d’America con un pluri-divorziato magnate dei casinΓ² su cui pendono accuse di molestie, ignorante in tema biblico e che sostiene di odiare i propri nemici e che porgere l’altra guancia non abbia mai portato a nulla? Apparentemente nulla; ma qui la questione non Γ¨ personale: Γ¨ politica, Γ¨ economica e, soprattutto, Γ¨ strettamente legata al movimento religioso piΓΉ importante e controverso d’America, quello degli evangelici, il cui elettorato – e, soprattutto, le lobby che lo rappresentano – sono diventati la spina dorsale del Make America Great Again. Vediamo brevissimamente chi sono: l’evangelicalismo Γ¨ un movimento teologico che fa parte del cristianesimo protestante, nato nel Regno Unito nel Settecento e poi diffuso negli Stati Uniti. Nel mondo evangelico non c’Γ¨ un’unica autoritΓ centrale, come il Papa per i cattolici: Γ¨ piuttosto facile creare un gruppo di preghiera, una vera e propria chiesa, e diventare pastore; questo ha dato vita, nel corso dei secoli, a una vera e propria galassia multiforme di gruppi e sette diverse – tra le 35.000 e le 40.000 chiese diverse, secondo gli ultimi calcoli. Secondo lo storico britannico David Bebbington, ciΓ² che sul piano teologico accomuna gli evangelici, differenziandoli dalle altre confessioni cristiane, sono un’interpretazione letterale della Bibbia, il battesimo da fare solo da adulti dopo una conversione consapevole e la grande importanza data all’attivismo sociale, il che spiega la diffusione degli evangelici nel mondo della politica e dei media; fin qui, direte voi, nulla di particolarmente strano, ma il punto Γ¨ che ci sono organizzazioni e lobby evangeliche – o, in prevalenza, evangeliche – che contano milioni di iscritti, casse miliardarie e che influenzano in maniera determinante la politica americana, come la National Association of Evangelicals (NAE), la Faith & Freedom Coalition, la Family Research Council (FRC) e, naturalmente, la piΓΉ importante di tutte, cioΓ¨ la CUFI, a cui abbiamo giΓ accennato: queste organizzazioni hanno visto il loro peso elettorale e la loro influenza politica crescere esponenzialmente tra gli anni Ottanta e i Duemila, diventando decisive nella vittoria di Ronald Reagan e di George W. Bush e, piΓΉ in generale, diventando i principali sponsor del Partito Repubblicano, il garante, in una societΓ sempre piΓΉ secolarizzata e materialista, dei valori tradizionali, della battaglia contro i matrimoni gay e della lotta contro l’ideologia gender. Con Trump, perΓ², non era stato amore a prima vista.
Jesus Is My Savior, Trump Is My President
Nella prima scesa in campo nel 2016, il miliardario newyorkese era un outsider piuttosto imprevedibile e nelle primarie repubblicane i voti evangelici si erano concentrati sul senatore del Texas, Ted Cruz, che pure fu sconfitto dal tycoon; una volta eletto alla Casa Bianca, Trump ha subito superato la diffidenza iniziale del mondo evangelico facendolo diventare il proprio punto di riferimento religioso e ricevendo molti suoi leader alla Casa Bianca. Non solo: durante il primo mandato ha nominato giudici evangelici alla Corte Suprema, ha dato la grazia ad attivisti politici che avevano impedito fisicamente a delle donne di entrare nelle cliniche abortive e ha posto le basi giuridiche per arrivare alla celebre decisione della Corte Suprema Dobbs vs Jackson che ha eliminato il diritto federale all’aborto negli Stati Uniti. Ma Γ¨ nella campagna elettorale per le elezioni del 2024 che c’Γ¨ stato un vero e proprio cambio di passo: nel contesto di una societΓ sempre piΓΉ polarizzata e radicalizzata – tanto da far presagire lo scoppio di una specie di nuova guerra civile – la retorica di Trump ha assunto volutamente toni messianici, avvicinando sempre di piΓΉ alla galassia repubblicana movimenti religiosi convinti che fosse in corso una vera e propria guerra spirituale per la salvezza del Paese; uno di questi Γ¨ la New Apostolic Reformation (NAR), un network di chiese che conta quasi 3 milioni di fedeli e il cui fondatore, Peter Wagner, credeva che i leader religiosi debbano essere anche autoritΓ politiche e che le chiese dovrebbero guidare i fedeli in una guerra spirituale contro le leadership corrotte. A buttare litri e litri di benzina su questa narrazione c’Γ¨ stato poi l’attentato fallito del 13 luglio in Pennsylvania, quando un cecchino sparΓ² a Trump durante un comizio elettorale, mancandogli di poco la testa e colpendolo all’orecchio; da quel momento, Trump Γ¨ diventato per parte dei suoi elettori una sorta di salvatore, un profeta scelto da Dio per guidare le forze del bene nella grande battaglia contro le forze sataniche. Tanto per capirsi: da quel momento sono cominciate a circolare anche edizioni della Bibbia approvate personalmente da Donald Trump e, cosa piΓΉ importante, la lobby cristiana evangelica Faith & Freedom Coalition gli ha stanziato ben 62 milioni di dollari per la campagna elettorale. Il 5 novembre 2024, il giorno della vittoria contro Kamala Harris, Trump ha affermato: “Molte persone mi hanno detto che Dio mi ha risparmiato per una ragione: salvare il Paese e rendere l’America di nuovo grande.”
“Facciamo le Crociate di nuovo grandi”
Una volta eletto, Trump ha dato ruoli di vertice nella sua nuova amministrazione a integralisti cristiani e fondamentalisti sionisti di ogni genere e tipo, da Mike Johnson, speaker della Camera che parla apertamente di possessione demonicaΒ dei membri dell’opposizione, a Russell Vought, il potente direttore dell’Ufficio del Bilancio, a Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza Interna, fino ai giΓ ricordati Waltz, Hegseth e Huckabee; eΒ anche il Segretario di Stato Marco Rubio, per dirla tra di noi, non la tocca proprio piano: prima dichiara che gli Stati Uniti stanno combattendo l’Iran perchΓ© Γ¨ guidato da una leadership di lunatici fondamentalisti religiosi e, poi, si presenta in conferenza stampa per il MercoledΓ¬ delle Ceneri con le ceneri in fronte, ostentando pubblicamente la propria fede. Rubio appartiene alla corrente della New Right di ispirazione cattolica ed Γ¨ da molti considerato l’anello di congiunzione tra il mondo evangelico dominante nell’amministrazione MAGA e l’ala piΓΉ integralista e aggressiva del mondo cattolico. Ma veniamo alla domanda fondamentale: che cosa ha a che vedere tutta questa presenza di fondamentalisti cristiani ai vertici del potere americano con la guerra in Iran e con il progetto della Grande Israele che Netanyahu dichiara di star perseguendo? Per capirlo, bisogna tornare (ancora una volta) alla CUFI: nella visione teologica dell’organizzazione – che, ricordiamo, conta piΓΉ di 10 milioni di membri e a cui appartengono ufficialmente Hegseth, l’ambasciatore americano all’ONU Michael Waltz e l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee – la storia sarebbe divisa in ere e noi saremmo nell’ultima; il ritorno degli ebrei in terra santa – quindi, concretamente, l’espansione di Israele dal Nilo all’Eufrate, dall’Egitto all’Iraq – sarebbe niente di meno che il segnale orario dato a Dio per l’inizio dell’Apocalisse e il ritorno di GesΓΉ. Credono, inoltre, che se gli Stati Uniti smettessero di sostenere Israele militarmente, Dio ritirerebbe la sua protezione dall’America, portandola al collasso economico e sociale; eΒ la CUFI Γ¨ solo la lobby cristiano-sionista in questo momento piΓΉ potente e in vista: chi non vedeva l’ora di trovarsi al fianco un compagno cosΓ¬ potente sono, naturalmente, le organizzazioni ebraiche sioniste come l’AIPAC. Per fare un esempio: Miriam Adelson, storica finanziatrice prima dell’AIPAC e, poi, della lobby sionista ancora piΓΉ aggressiva Israel American Council, durante la campagna elettorale ha donato la cifra record di 106 milioni di dollari a Trump con la richiesta esplicita di riconoscere la sovranitΓ israeliana sulla Cisgiordania, come aveva fatto per le alture del Golan nel primo mandato, e ha donato ulteriori 25 milioni di dollari per la scuola di medicina dell’UniversitΓ di Ariel, situata proprio in un insediamento illegale in Cisgiordania, con lo scopo di finanziare infrastrutture che rendano l’occupazione sempre piΓΉ irreversibile. E, qui, l’ambasciatore Huckabee, nell’intervista a Tucker Carlson, era stato cristallino: che problema c’Γ¨ se se la prendessero tutta? Che problema c’Γ¨ se ci sono cinque Paesi sovrani con 65 milioni di persone? Si adegueranno – un po’ come hanno fatto a Gaza, per intenderci. Queste, invece, sono le parole pronunciate da Netanyahu il 12 marzo, parlando della guerra in Iran: “Con questa guerra assisteremo al ritorno del Messia“; l’intreccio di potere, interessi e attese religiose dovrebbe essere adesso abbastanza chiaro.
Γ peggio la sconfitta o l’Armageddon?
Giunti a questo punto, ci sembra giusto sottolineare che non tutte le Chiese cristiane (e nemmeno tutte quelle evangeliche) sono dalla parte di Trump e dei progetti dei suoi accoliti: il World Council of Churches, che rappresenta oltre 580 milioni di cristiani ortodossi, anglicani, metodisti e luterani in tutto il mondo, sta guidando la resistenza morale contro la guerra; “Questa pericolosa spirale di violenza mette milioni di civili in pericolo immediato, mina la sicurezza regionale e minaccia la fragile stabilitΓ economica e sociale del Medio Oriente”, ha dichiarato il segretario generale Jerry Pillay, che riunisce 350 denominazioni. E la versione di un “Trump che fa la volontΓ di Dio” non convince le Conferenze episcopali cattoliche: i vescovi americani hanno chiesto a Washington di “scongiurare una guerra regionale” e i presuli europei hanno esortato Bruxelles a riscoprire la propria “vocazione originale di pace”. In questo articolo, abbiamo cercato di mostrare qual Γ¨ il filo che lega la crisi della societΓ americana, la radicalizzazione religiosa di questa seconda amministrazione Trump – appoggiata dalle lobby cristiano-sioniste – e i devastanti effetti politici che questo blocco di interessi sta causando: in societΓ pienamente capitaliste come quelle occidentali, a dettare le carte sono, in primis, coloro che detengono il potere economico e finanziario, ed Γ¨ quindi chiaro che i sermoni di John Hagee, il capo della CUFI, non conteranno mai quanto le decisioni di Larry Fink, CEO di BlackRock, di continuare a finanziare o meno la bolla dell’intelligenza artificiale o di comprare l’enorme debito pubblico americano; ma in tempi di guerra e di disperazione come questi, le attese millenariste e i fondamentalismi religiosi possono tornare piΓΉ utili che mai. Il male – che si chiami Cina, Iran, Russia, o comunisti – sta mettendo a rischio il dominio politico e gli esorbitanti privilegi economici di un piccolo gruppo di occidentali al potere. E, forse, pur di non doverci rinunciare e darla vinta agli odiatori dell’Occidente e ai nemici della civiltΓ giudaico-cristiana, saranno disposti a scatenare l’Armageddon. E che il popolo pensi pure che questa sia la volontΓ di Dio.















