14 marzo 2026: muore, a novantasei anni, il filosofo tedesco Jürgen Habermas. Habermas è stato uno dei grandi maestri del XX secolo e non solo: nella sua lunghissima carriera è stato un riferimento, anche polemico, per più di una generazione; ha ibridato saperi diversi, sviluppato teorie, proposto etiche e preso posizione rispetto ai grandi processi ed eventi storici del suo tempo, in modo a volte condivisibile e a volte no. Se, a pochi giorni dalla sua scomparsa, definire un bilancio della sua attività può apparire azzardato, è però certamente opportuno iniziare a domandarsi che cosa egli abbia lasciato di vitale a favore del 99%: che sia l’aspetto critico e inquieto, ma anche volto a costruire oltre le desolazioni del potere, della sua etica del discorso? Habermas rappresenta, infatti, uno snodo ineludibile della riflessione filosofico-politica, un autore chiave per aiutarci a costruire un’alternativa sociale al panorama neoliberale, strappandolo a letture di comodo che ne disperdono il potenziale; proprio per delineare per sommi capi la sterminata produzione teorica di questo autore, abbiamo la fortuna di poter intervistare per voi Alessandro Volpe, professore a contratto presso la Facoltà di Filosofia del San Raffaele e da sempre attento alla filosofia pratica, in particolare alla teoria critica e all’etica sociale, come mostrano i suoi Le ragioni dell’Europa, testo del 2021 dedicato alle riflessioni di Habermas sull’integrazione europea, e Solidarietà. Filosofia di un’idea sociale del 2023. Volpe sarà il nostro Cicerone in questo viaggio alla scoperta della filosofia habermasiana, che ha fatto della problematizzazione dialettica delle proprie e altrui posizioni la propria stella polare. Buona visione!















