L’attacco al sito di Pars porta il conflitto ad un livello superiore, appena dopo due dolorosi colpi inferti da Israele alla leadership iraniana: l’assassinio di Ali Larijani, considerato il capo de facto della Repubblica Islamica, e del primo ministro dell’Intelligence. Si tratta di una mossa escalatoria volta volutamente a provocare una risposta proporzionale e di uguale intensità per consolidare il conflitto impendendo, una volta per tutte, una soluzione pacifica: la risposta dei mercati è arrivata prima di quella iraniana, con gli aumenti dei futures del tutto fuori controllo. Più la guerra va avanti, più il passaggio da Hormuz sarà difficile, mentre il golfo Persico, da zona di scambio, diventerà definitivamente una zona di guerra; a rischio non ci sono soltanto i mercati energetici, le rotte, le catene di approvvigionamento e i prezzi globali, ma anche il sistema del petrodollaro su cui si basa la potenza americana. Ne parliamo assieme a Clara Statello di Polivox, Paolo Cornetti e Leonardo Noschese de La Fionda, l’attivista e saggista Tommaso Nencioni e l’attivista femminista iraniana Minoo Mirshahvalad.















