Il Marru

Gli USA, sotto la guida sapiente di Forrest Trump e Big Jim Hegseth, hanno vinto la guerra, perΓ² chiedono il soccorso attivo di tutti gli alleati. E pure degli avversari. Insistentemente:

A quanto pare, perΓ², le prime risposte non sono state esattamente entusiastiche:

Secondo Reuters, Giappone e Australia affermano di non avere intenzione di inviare navi: βLa premier giapponese Sanae Takaichi ha dichiarato lunedΓ¬ che il suo Paese, vincolato dalla Costituzione che ripudia la guerra, non ha in programma di inviare navi militari per scortare le navi in ββMedio Oriente. Non abbiamo preso alcuna decisione in merito all’invio di navi di scorta. Continuiamo a valutare cosa il Giappone possa fare autonomamente e cosa sia possibile fare nel rispetto del quadro giuridico, ha dichiarato Takaichi al Parlamento. L’Australia, un altro alleato chiave degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico, ha dichiarato di non essere stata interpellata e di non voler inviare navi militari per contribuire alla riapertura dello stretto.
Sappiamo quanto sia incredibilmente importante, ma non Γ¨ qualcosa che ci Γ¨ stato chiesto nΓ© a cui stiamo contribuendo, ha dichiarato Catherine King, membro del gabinetto del Primo Ministro Anthony Albanese, in un’intervista all’emittente statale ABCβ.
Secondo Clash Report il quadro complessivo sarebbe questo:

Trump, perΓ², non sembra essere pronto ad accettare un no come risposta, e avverte che la NATO dovrΓ affrontare un βfuturo molto bruttoβ se gli alleati non aiuteranno gli Stati Uniti in Iran:

βΓ giusto che coloro che beneficiano dello Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di maleβ, avrebbe affermato Trump in unβintervista telefonica di 8 minuti rilasciata ieri in esclusiva al Financial Times: βSe non ci sarΓ alcuna risposta o se la risposta sarΓ negativa, penso che sarΓ molto dannoso per il futuro della NATOβ, avrebbe aggiunto. βAbbiamo un’organizzazione chiamata NATOβ, ha detto Trump, che ha spesso criticato l’alleanza: βSiamo stati molto gentili. Non eravamo obbligati ad aiutarli con l’Ucraina. L’Ucraina Γ¨ a migliaia di chilometri da noi… Ma li abbiamo aiutati. Ora vedremo se loro aiuteranno noi. PerchΓ© ho sempre detto che noi saremo lΓ¬ per loro, ma loro non ci saranno per noi. E non sono nemmeno sicuro che lo sarannoβ. Interrogato sul tipo di aiuto di cui aveva bisogno, Trump ha risposto βqualsiasi cosa servaβ; ha aggiunto che gli alleati dovrebbero inviare dragamine, di cui l’Europa possiede molte piΓΉ unitΓ rispetto agli Stati Uniti. Voleva anche βpersone che eliminino alcuni elementi pericolosi che si trovano lungo la costa [iraniana]β: Trump ha lasciato intendere di volere squadre di commando europee o altro aiuto militare per eliminare gli iraniani che creano disturbo nel Golfo con droni e mine navali. βPenso che anche la Cina dovrebbe dare una mano, perchΓ© la Cina ricava il 90% del suo petrolio dallo Strettoβ, ha detto Trump: aspettare fino al vertice sarebbe troppo tardi, ha aggiunto; βVorremmo saperlo prima. Due settimane sono un periodo lungoβ. Ha aggiunto che anche il suo viaggio in Cina potrebbe essere rimandato: βPotremmo posticiparloβ, ha detto Trump; non ha specificato di quanto.
Secondo lβEconomist, La guerra con lβIran potrebbe essere sul punto di intensificarsi, e Gli Stati del Golfo potrebbero unirsi al conflitto:

PiΓΉ che un analisi, perΓ², potrebbe essere un auspicio. O uno spettro:

Secondo unβesclusiva del Wall Street Journal, Lβindustria petrolifera avrebbe avvertito lβamministrazione Trump che la crisi del carburante probabilmente peggiorerΓ : βI dirigenti delle compagnie petrolifereβ, sottolinea il Journal, avrebbero βdichiarato ai funzionari durante gli incontri alla Casa Bianca che la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi del petrolioβ; non gli sfugge niente, eh?
Clyde Russell su Reuters ricorda che La guerra con lβIran colpisce i carburanti piΓΉ duramente del greggio e gli importatori devono agire:

βLa perdita di circa il 20% del petrolio greggio e dei carburanti raffinati mondiali a causa della continua chiusura di fatto dello Stretto di Hormuzβ, sottolinea Russell, βsta attirando la maggior parte dell’attenzione dei media come principale conseguenza dell’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Ma la preoccupazione piΓΉ pressante Γ¨ la rapida contrazione dei mercati dei prodotti raffinati in Asia, con i principali paesi importatori come Australia e Indonesia che potrebbero trovarsi ad affrontare una situazione di emergenza con forniture ridotte e prezzi enormemente piΓΉ alti. L’Australia Γ¨ il maggiore importatore asiatico di prodotti raffinati, con una media di circa 900.000 barili al giorno (bpd), mentre l’Indonesia si colloca al secondo posto con arrivi di circa 600.000 bpd. Il gasolio costituisce la componente principale delle importazioni australiane ed Γ¨ un carburante vitale per alimentare le imponenti attivitΓ minerarie del Paese, mentre la benzina rappresenta la quota maggiore delle importazioni in Indonesia. Il problema per questi due Paesi, e per altri Paesi asiatici che dipendono dalle importazioni di carburante come la Nuova Zelanda, le Filippine e il Vietnam, Γ¨ che la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz sta giΓ portando a cambiamenti nei mercati dei prodotti che indicano una crisi emergente. I principali Paesi produttori stanno riducendo la produzione o limitando le esportazioni; un esempio Γ¨ la Cina, che ha ordinato un divieto immediato sulle esportazioni di carburanti raffinati a partire dall’11 marzo, secondo quattro fonti a conoscenza della questione. La Cina non Γ¨ un fornitore principale di carburanti raffinati per l’Asia, ma Γ¨ il Paese con le maggiori scorte di greggio e la maggiore capacitΓ di raffinazione, il che significa che ha la possibilitΓ di fornire maggiori quantitΓ al mercato se lo desiderasse. Tuttavia, le autoritΓ hanno deciso di dare prioritΓ alla sicurezza energetica interna e di non utilizzare i circa 1,2 miliardi di barili di greggio stimati nelle riserve commerciali e strategiche. Le raffinerie cinesi stanno riducendo la produzione, cosΓ¬ come alcuni altri impianti in Paesi come la Corea del Sud. Se la produzione delle raffinerie viene ridotta e le nazioni esportatrici di carburante tagliano le spedizioni per proteggere la sicurezza energetica interna, il rischio di carenze di carburante nei Paesi importatori aumenta esponenzialmente. I prezzi dei prodotti sono schizzati alle stelle: il gasolio di Singapore, materia prima per il diesel, ha chiuso a 143,88 dollari al barile il 13 marzo, con un aumento del 57% rispetto al 28 febbraio, giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, mentre il carburante per aerei ha subito un balzo del 114%, raggiungendo i 199,66 dollariβ
Intanto, lβIran continua a fregarsene degli annunci roboanti di Trump & Co. e continua la sua lunga guerra di logoramento:

Come ricorda Bloomberg, βDubai ha sospeso i voli presso il suo principale aeroporto internazionale dopo che un drone ha colpito la struttura, vanificando gli sforzi dell’hub aeronautico per ripristinare le operazioni mentre il conflitto con l’Iran entra nella sua terza settimanaβ: βLe autoritΓ locali hanno annunciato la sospensione dei voli poche ore dopo che un attacco di droni ha provocato un incendio in un serbatoio di carburante nelle vicinanze, lunedΓ¬, costringendo gli aerei a sorvolare l’aeroporto mentre le squadre di emergenza intervenivanoβ; ed ecco, cosΓ¬, che si fa strada la minaccia delle minacce:

La morale Γ¨ che, dopo 2 settimane di guerra, la resistenza di un paese del Sud globale sottoposto a sanzioni su praticamente tutto da ormai quasi 50 anni ha costretto la piΓΉ grande macchina bellica della storia dellβumanitΓ a elemosinare lβaiuto degli alleati/vassalli: non Γ¨ esattamente pochissimo, diciamo…
Ora sta a noi fare la nostra parte; la Curva Nord del Pisa, ieri, ha fatto la sua così:

Noi come Ottolina Tv e Multipopolare, insieme agli amici de La Fionda, di Paese Reale, di Disarma, di Marx XXI, del Comitato contro la Guerra di Milano e molti altri, proviamo a farlo sabato 21 marzo così:

Il Soddu
Trump chiede aiuto ad altri Paesi per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Donald Trump ha chiesto esplicitamente alle nazioni alleate di inviare navi da guerra per garantire il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz: il presidente americano ha avvertito che senza sostegno internazionale il blocco potrebbe prolungare la crisi energetica globale. Bloomberg ritiene che questa richiesta mette sotto pressione Giappone, Corea del Sud e India, che devono decidere se partecipare alle operazioni militari o rischiare shock sui prezzi del greggio; la mossa riflette la volontΓ americana di condividere il peso della crisi senza assumersi tutto il costo da sola.
La Corea del Sud valuta lβinvio di navi da guerra nello Stretto di Hormuz dopo la richiesta di Trump. La Corea del Sud sta valutando se inviare navi da guerra nello stretto di Hormuz dopo lβappello esplicito di Trump agli alleati: Seul Γ¨ cauta perchΓ© teme di essere trascinata nel conflitto con lβIran, ma riconosce il rischio per le sue importazioni di petrolio; il ministero della difesa coreano sta esaminando opzioni logistiche e diplomatiche.
Il Giappone esclude lβinvio di navi nello Stretto di Hormuz nonostante la pressione di Trump. Il ministro della difesa giapponese ha dichiarato che Tokyo non ha piani per inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz dopo le richieste di Trump: Bloomberg sottolinea che il Giappone preferisce misure diplomatiche e di risparmio energetico per gestire la crisi; Tokyo teme ripercussioni economiche, ma vuole evitare il coinvolgimento militare diretto. Gli analisti ritengono che questa posizione rifletta la strategia di neutralitΓ relativa del Paese in un momento di instabilitΓ globale; la decisione influenzerΓ le discussioni regionali sullβenergia.
Trump minaccia di ritardare il summit con Xi Jinping se la Cina non aiuta sullo Stretto di Hormuz. Trump ha minacciato di posticipare il summit con Xi Jinping se Pechino non contribuisce a riaprire lo Stretto di Hormuz: il presidente americano ha legato la cooperazione energetica alla relazione bilaterale. La Cina dipende fortemente dal petrolio che transita per quella rotta; gli analisti ritengono che questa pressione possa complicare i rapporti tra le due potenze, ma anche spingere Pechino a diversificare le forniture.
Spie e sussidi: la Cina entra nella guerra delle app di consegna in Brasile da 20 miliardi di dollari. La Cina sta entrando con forza nel mercato brasiliano delle consegne di cibo, valutato 20 miliardi di dollari, attraverso piattaforme sostenute da capitali cinesi come Keeta che competono aggressivamente contro iFood: le due aziende si accusano reciprocamente di spionaggio industriale e di usare sussidi statali per conquistare quote di mercato. Il governo brasiliano sta indagando, mentre Pechino punta a espandere la sua influenza in America Latina; questa battaglia riflette la strategia cinese di proiezione economica globale attraverso piattaforme digitali: la situazione rischia di modificare le dinamiche del mercato sudamericano.
La guardia costiera taiwanese si prepara a respingere un possibile blocco cinese. Taiwan sta rafforzando la guardia costiera con nuove esercitazioni per contrastare possibili blocchi cinesi intorno allβisola: il Japan Times riferisce che Taipei simula interventi per liberare navi catturate e evacuare feriti, mentre la Cina aumenta la presenza di guardie costiere e aerei militari; gli analisti ritengono che questa escalation serva a Pechino per testare le difese taiwanesi senza arrivare a uno scontro diretto. Taipei chiede maggiore attenzione internazionale e rafforza la cooperazione con gli Stati Uniti; la mossa riflette la crescente tensione nello Stretto e la determinazione taiwanese a difendere le proprie rotte commerciali.
Il Vietnam elegge la nuova Assemblea Nazionale mentre To Lam consolida il potere. Il Vietnam ha completato le elezioni per la nuova Assemblea Nazionale con quasi 73,5 milioni di elettori: Asia Times riporta che To Lam sta consolidando il potere dopo la ristrutturazione dello Stato e ora si pone la questione di quanto dissenso permetterΓ in Parlamento; il leader ha giΓ imposto cambiamenti dallβalto verso il basso e la nuova assemblea dovrΓ approvare riforme chiave. Questa fase sarΓ cruciale per capire se il Vietnam manterrΓ un equilibrio tra controllo centrale e dibattito interno; la situazione riflette la transizione verso un modello di governance piΓΉ centralizzato.















