L’Unione europea spezzerà le reni alla Russia? Alla Conferenza di Monaco è andato in scena un remake di quart’ordine del solito copione che l’Europa recita ininterrottamente da 4 anni, nonostante, ormai, in sala non si presentino più nemmeno i parenti; soltanto le principali firme di giornali e testate varie che non legge più nessuno e che, se non fosse per i contributi pubblici, sarebbero tutte in bancarotta. La Russia “non è disposta a parlare seriamente e lo sarà solamente quando Mosca avrà esaurito tutte le sue risorse economiche e militari”, ha affermato il cancelliere tedesco Friederich Merz, e, quindi, l’obiettivo di Europa e Germania non può che essere “portare i russi a raggiungere il loro limite”; auguri! Forse, farebbero bene a concentrarsi su obiettivi leggermente più realistici, come, ad esempio, convincere gli USA a non menarli in pubblico, e, come diceva un celebre spot anni ‘80, aiutarli a salvare almeno le forme. A differenza del 2024, a questo giro, a Monaco l’amministrazione Trump ha inviato soltanto il suo uomo più educato, il neoconservatore Marco Rubio – che, a differenza di JD Vance all’ultimo giro, ha evitato di offendere pubblicamente i leader europei. Non ce n’era bisogno: l’altra volta, gli uomini di Forrest Trump dovevano chiarire che facevano sul serio e che non avrebbero fatto sconti ai leader che intendevano mettergli il bastone tra le ruote; a questo giro, quali siano i nuovi rapporti di forza (evidentemente) è già stato digerito, e la folta delegazione di parlamentari USA aveva un solo compito: far capire esattamente, panel dopo panel, dossier dopo dossier, cosa Washington si aspetta che facciano e che ruolo si aspetta che ricoprano. Quando si è arrivati al momento del faccia a faccia tra Rubio e i colleghi europei sul dossier ucraino e sulle relazioni transatlantiche, il segretario di stato USA s’è ricordato di avere judo, e gli ha dato buca; se doveva essere il battesimo di fuoco della nuova Europa a guida Merz – che ha capito l’antifona e si propone come un nuovo attore geopolitico credibile e autorevole – bene, ma non benissimo, diciamo. Ne abbiamo parlato con Maurizio Boni, Generale di corpo d’armata in congedo e oggi analista e divulgatore amatissimo da tutti gli Ottoliner che si rispettino.










