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¡Desaparecinema! ep. 53 – Essi vivono: Carpenter, Marx, Lovecraft

OttolinaTV by OttolinaTV
21/12/2025
in ¡Desaparecinema!, Cultura, U.S.A.
2

Cosa c’entrano Marx e Il Capitale, Elon Musk, Slavoy Žižek, Platone e i Grandi Antichi di Lovecraft con il film cult di John Carpenter Essi vivono? E perché Essi vivono è il prototipo di una TV come Ottolina?
La stampa lo ha definito “Il film più folle della stagione (uscì nel 1988) e anche uno dei più coinvolgenti”. La battuta più memorabile è quella di John Nada: “Sono venuto qui per masticare chewing gum e dare calci in culo. E ho finito le chewing gum”. Ma solo nella versione inglese.

Essi vivono è l’undicesimo film di John Carpenter, filmmaker – cioè regista vero, indipendente – che ha dedicato l’intera filmografia a temi come il male, la paura dell’ignoto, la critica al capitalismo e lo smascheramento della manipolazione mediatica. Tra i suoi personaggi figura spesso la figura dell’anti-eroe proletario (Essi vivono, 1997: Fuga da New York, e Fuga da Los Angeles).

Slavoy Žižek ha detto: “Essi vivono è uno dei capolavori dimenticati della sinistra hollywoodiana. … Gli occhiali da sole funzionano come una critica all’ideologia. Quando li indossi vedi la dittatura nella democrazia, l’ordine invisibile che sostiene la tua apparente libertà”. Nel frattempo, ad aprile, John Carpenter è stato inserito nella Hollywood hall of fame. Il che lo rende un po’ (o molto meno) indipendente.

 

Questo è quello che un bravo sceneggiatore che ha letto tutti i fottuti manuali di sceneggiatura hollywoodiani chiamerebbe “l’equilibrio apparente” di John Nada, il protagonista del film, il suo “falso conflitto”: cioè ciò che dice agli altri e a se stesso (che l’America è un Paese che offre opportunità a tutti) per evitare di dirsi ciò che sa nel profondo (che l’America è un Paese che dei proletari come lui se ne fotte). Come capita spesso nei film, ciò che un personaggio sa nel profondo ma non ha il coraggio di dirsi (che sarebbe appunto il suo “conflitto profondo”) è scritto a chiare lettere nel suo nome, John: un nome comunissimo e quindi è come se si chiamasse Mario Rossi, “chiunque”, Pinco Pallino (per gli americani il nostro “pinco pallino” è “John Doe” oppure “Joe Public”, a seconda dei contesti). Ma chi è davvero John è scritto soprattutto nel cognome: Nada, cioè “niente” in spagnolo. Mario Niente insomma non potrà mai aspirare a quella che lui chiama una sistemazione, perché non è nessuno e insieme è tutti i poveracci sfruttati dal capitale.

È lo stesso gioco di Truman Show, il cui protagonista Truman (cioè “Uomo vero”) è in realtà l’unico fuori posto in un mondo falso e quindi alla fine l’unica persona autentica. Oppure come in All’inseguimento della pietra verde, in cui Kathleen – l’attrice più figa di sempre – Turner, si chiama Joan Wilder, cioè “più selvaggia” di quanto creda, nonostante sia una single solitaria e intimorita dalla vita. E infatti l’ “incidente scatenante” la costringerà ad andare in Colombia a vivere un’avventura pericolosa (dove troverà l’amore). E come si chiama la località della Colombia dove il destino la vuole? Corazon. Cioè “cuore”, sempre in spagnolo. E sarà proprio a Corazon, in Colombia, che Joan Wilder affronterà il suo drago e quindi troverà l’amore.

In Essi vivono il destino spinge John Nada a imbattersi nella resistenza contro i filantrocapitalisti che sfruttano il pianeta e a indossare gli occhiali che gli permetteranno di vedere la verità. Così sarà costretto ad andare dritto al corazon della faccenda e a scoprire che appunto l’ottimismo verso il capitalismo statunitense è una cagata pazzesca e che lui e Frank, l’amico nero, ancora più sfruttato di lui, sono solo vite da spolpare. Ma in fondo al corazon non vi troverà l’amore. Vi troverà il mostro dei mostri.
Con Essi vivono insomma, Carpenter smonta, calpesta, distrugge e cancella la cazzata su cui si basa la propaganda capitalista genocidaria USA da almeno due secoli (tra cui l’American Dream) che tutti i Mario Niente (ma anche i Pinco Piddini italiani) si sono bevuti. E così abbiamo detto sul film tutto quello che c’era da dire. Alla prossima.

E invece vi tocca un pippone di altri venti minuti. (Era un po’ che non facevo questo giochino idiota e mi mancava)

Adesso facciamo sul serio, soprattutto perché questa puntata l’ho scritta basandomi su alcuni saggi non miei, quindi – appunto – roba seria. Citerò spesso i lavori di Luca Cangianti e Massimiliano Romanello, che ringrazio: “Critica sociale e lotta di classe in letteratura e cinema”, di Romanello. “FantaMarx” contenuto nel volume “Immaginari alterati” e “Cambiare il mondo con un bacio” contenuto nel volume “Il viaggio rivoluzionario dell’eroe” di Cangianti. Entrambi usciti per Mimesis. Tra l’altro, Cangianti ha scritto un pugno di romanzi a metà strada tra l’horror, l’epos, la cultura pop, la storia e il marxismo, che vale la pena recuperare: “I morti siete voi”, “Sangue e plusvalore” e “Distruggi il male”.

Intanto: di che parla Essi vivono? Di un proletario che ha perso il lavoro e si trasferisce a Los Angeles, praticamente di un calabrese che emigra a Torino negli anni Sessanta, che in questo caso si chiamerebbe Peppe Nenti. Solo che John Nada, ha il fisico da wrestler (perché l’attore è davvero un wrestler, Roddy Piper) ed è destinato a prendere e dare calci in culo come se non ci fosse un domani. Perciò quando si imbatte in una cellula di resistenza e scopre attraverso un paio di occhiali da sole che il pianeta è in mano agli alieni che lo sfruttano come fosse il terzo mondo (che poi è esattamente ciò che fanno da sempre gli ultracapitalisti col nostro stesso mondo, l’Occidente intendo, solo che noi non vogliamo indossare ‘sti cazzo di occhiali da sole). Quando Nada, dicevo, scopre l’esistenza dei ribelli cerca di capire che cosa sta succedendo, fino allo scontro finale con gli Elon Musk, alleandosi con Frank, un proletario nero e quindi un proletario all’ennesima potenza.

Inizio prendendo spunto da un articolo di 1428elm.com: “La critica politica di Carpenter non è esattamente sottile, ma è incredibilmente efficace”. Secondo la rivista, Essi vivono è ancora più efficace oggi di allora, quando fu girato, nel 1988, come critica alle politiche di Ronald Reagan. Cioè quando il cinema hollywoodiano era in pieno reaganite enterteinment, ovvero intrattenimento reaganiano, e produceva blockbuster propagandistici per gonzi yankee e gonzi mangiaspaghetti. Ma oggi, quando abbiamo Elon Musk e Larry Evans che vanno a braccetto con Trump, o Bill Gates con Kamala Harris, cioè abbiamo il grande potere finanziario che influenza smaccatamente la politica, la satira esagerata di Essi vivono è ancora più efficace. Non che all’epoca queste cose non succedessero, ma oggi sono evidenti.
“Ad innescare nello spettatore una prima sensazione di inquietudine infatti è il discorso in piazza di un predicatore cieco”, fa notare Romanello nel saggio che abbiamo citato, che con toni apocalittici e di ammonimento mette in guardia i passanti da un misterioso pericolo. “A fargli da contraltare è lo schermo televisivo, che sembra avere il compito, in più occasioni, di scandire modi e tempi della narrazione. La TV costeggia le vie, rischiara le abitazioni con i suoi messaggi di vuoto e frivolezza, tiene gli spettatori soggiogati tramite pubblicità e programmi d’intrattenimento che esemplificano la pochezza di pensiero ed una scala di valori distorta, edificata attorno ai falsi miti di successo, evasione, consumo”. Oltre alla palese critica al consumismo e al capitalismo, e all’osceno connubio tra potere economico e potere politico, Essi Vivono offre un messaggio più sottile, gramsciano, continua 1428elm.com: quello del potere operaio e dell’organizzazione. Per almeno metà del film, Frank e Nada, due uomini provenienti dalla classe operaia, si trovano su un divario. Nada inizialmente liquida la rabbia di Frank con una dose di sciocco ottimismo. E cioè con la cagata sull’American Dream di cui sopra. Ma più avanti nel film, quando i due si rincontrano e Nada implora Frank di provare gli occhiali e vedere il mondo per come è veramente, Frank ha nel frattempo trovato lavoro, ha una famiglia e non vuole avere niente a che fare con lui. Vuole proteggere il suo lavoro. Non vuole sapere. Cioè si dimostra ancora più conservatore di John all’inizio della sua avventura a Los Angeles.

(La prima persona che vediamo nel film guardare la televisione per strada, ipnotizzata, è un giovane nero)
Ed è qui che avviene una delle scene di scazzottate più lunghe della storia del cinema. La scena parrebbe assurda ma in realtà evidenzia il divario tra gli uomini, in particolare tra i diversi membri della classe operaia, “che simbolizza la difficoltà del cambio di prospettiva percettiva”, scrive Cangianti in uno dei suoi saggi. “Finché rimangono divisi, chi detiene il potere mantiene e accumula ricchezza. Questa divisione di classe si mantiene anche perché gli alieni promettono continuamente ai lavoratori che potranno avanzare nella scala sociale ed economica se si sottomettono e collaborano alla presa del potere”, conclude 1428elm.com.

Quanto ci vuole per convincere chi non vuole vedere? Per dirla con Gramsci, John Nada sta tentando di decolonizzare culturalmente Frank. Di decondizionarne i comportamenti attraverso un’imposizione violenta: fargli inforcare gli occhiali. Questa decolonizzazione, questo decondizionamento, è lungo e faticoso, perché deve vincere resistenze molto profondamente assimilate, anche da parte delle classi meno privilegiate. John Nada è in questo momento un intellettuale organico che sta tentando di spiegare alla classe dei subalterni che c’è bisogno della rivoluzione. John Nada è l’intellettuale che dopo l’analisi passa alla praxis marxiana: l’unità tra teoria e azione. “Frank infatti condivide con Nada la condizione del migrante, endemica alla forza lavoro in regime capitalistico, indipendentemente da quanto essa sia qualificata”, continua Romanello appoggiandosi al libro di Carlo Cafiero “Compendio del Capitale”. I due sfruttati sono facilmente generalizzabili all’esercito industriale di riserva di cui parlava Marx nelle sue opere, costituiscono infatti un eccesso di popolazione lavoratrice, nell’ottica di quel fisiologico tasso di disoccupazione funzionale al capitale, che permette alla competizione tra lavoratori di comprimere salari e diritti e che “fornisce la materia umana sempre sfruttabile e disponibile per la fabbricazione del plusvalore”.

Ma cosa rappresentano esattamente gli occhiali da sole? Come ricorda Romanello, “il filosofo Slavoj Žižek, nel documentario ‘Guida perversa all’ideologia’, analizzando proprio Essi Vivono di John Carpenter, argomenta che il modo comune di pensare all’ideologia è di assimilarla a qualcosa che offusca la realtà, alla stregua di lenti colorate in grado di distorcere il mondo esterno per farlo apparire diverso da com’è. In verità, dice Žižek, l’ideologia non confonde né distorce la realtà, è essa stessa il modo spontaneo con cui gli individui si approcciano alla realtà. Ricordate la storiella di David Forster Wallace in cui un pesce anziano chiede a due pesci giovani: “Com’è l’acqua?” E i pesci rispondono: “Acqua? Quale acqua?” L’ideologia dello sfruttamento capitalista è come la propaganda (e lo spiego a fondo nel mio libro): è l’acqua in cui nuotiamo, e proprio per questo non la vediamo. Gli occhiali da sole insomma permettono di rispondere: “L’acqua? Puzza di fogna”.

Gli occhiali sono dunque “l’adeguato strumento teorico che permette di individuare il carattere dialettico della storia come susseguirsi di una lotta di classe e di riconoscere e spiegare pertanto la non neutralità delle forme politiche, morali, religiose e giuridiche. Ovvero opporre alla comune e distorta percezione la grande e demistificatrice portata della teoria marxista” conclude Žižek. Per esempio con quegli occhiali puoi vedere Draghi. Oppure Gates. Oppure Musk. Oppure i Rotschild. Oppure Larry Fink. Oppure Netanyahu. Oppure Larry Evans. Oppure la Bernini. Oppure Elkann. Oppure puoi vedere il TG di Mentana.
Oppure puoi entrare nei più profondi desideri della von der Leyen.

In un’intervista rilasciata all’epoca dell’uscita del film, Carpenter osservò: “La premessa del film è che la ‘Rivoluzione Reagan’ è guidata da alieni provenienti da un’altra galassia. Ho ricominciato a guardare la TV. Ho capito subito che tutto ciò che vediamo è progettato per venderci qualcosa… Si tratta solo di volerci far comprare qualcosa. L’unica cosa che vogliono è prendere i nostri soldi.” (sembra la descrizione esatta dell’Unione europea, nata con l’esclusivo obiettivo di drenare soldi dal basso, noi, verso l’altro, essi, attraverso la trasformazione dei diritti in prodotti da acquistare) Carpenter perciò pensava agli occhiali da sole come allo strumento per vedere la verità, che “è in bianco e nero. È come se gli alieni ci avessero colorati. Ciò significa, ovviamente, che Ted Turner è in realtà un mostro venuto dallo spazio”. Qui Carpenter si riferisce, giustamente, a quella bestemmia che fu il tentativo di colorare i film in bianco e nero. Ve la ricordate la famigerata Colorization Inc.? Il magnate dei media Ted Turner fu un tempo un convinto sostenitore di questo processo. Nel 1988 annunciò alla stampa che stava prendendo in considerazione la possibilità di colorare Quarto potere. Per fortuna ci fu un’immediata protesta pubblica, anche perché Orson Welles prima di morire aveva chiesto di proteggere il film proprio da questa robaccia aliena. Nel 1989 fu annunciato che la Turner Entertainment avrebbe rinunciato a colorare Quarto potere.
Torniamo al film. A proposito di alieni, Carpenter ha detto parlando di quelli del suo film: “Vogliono possedere tutte le nostre attività. Un dirigente della Universal mi ha chiesto: ‘Dove sarebbe la minaccia in questo? Ci vendiamo tutti ogni giorno.’” Infatti nel film gli alieni sono “liberi imprenditori per i quali la terra è solo un pianeta di cui sfruttare le risorse”. Come gli executive degli Studios hollywoodiani, che fin dalla fondazione delle prime major sfruttavano i dipendenti impedendo loro di sindacalizzarsi. Nel film sono arrivati sul nostro pianeta nel XIX secolo e l’hanno ridotto a un cumulo di rifiuti tossici. Hanno il loro quartiere generale nei sotterranei della città, trattano gli umani come schiavi e accusano i com­ponenti della resistenza umana di essere.

E qui arriviamo alla vera natura dei mostri. La sceneggiatura di Essi vivono era il frutto di almeno due fonti: il racconto originale Eight O’ Clock in the Morning e la sua versione a fumetti), perciò Carpenter decise di usare lo pseudonimo “Frank Armitage” come credit per la sceneggiatura del film, un’allusione a uno dei suoi scrittori preferiti: H. P. Lovecraft (Henry Armitage è un personaggio di “L’orrore di Dunwich”). Secondo Carpenter, “Lovecraft ha scritto del mondo nascosto, il ‘mondo sotterraneo’. Le sue storie parlavano di dei repressi [i Grandi Antichi], che un tempo erano sulla Terra e ora stanno tornando. Il mondo sotterraneo ha molto a che fare con Essi vivono.” I Grandi Antichi in Carpenter diventano i Grandi Capitalisti, che sono in agguato nell’oscurità per fotterci. Quei Grandi Capitalisti che dopo la stagione delle lotte per i diritti sociali e del lavoro, del keynesismo, della spesa pubblica, della nascita della sanità e della scuola per tutti, hanno fatto saltare il banco e attraverso von Hayek, Friedman, Reagan, Thatcher, Blair e il PD sono strisciati fuori dalle fogne e con una controrivoluzione hanno vinto la lotta di classe, si sono ripresi tutto e hanno imposto il neoliberismo.

Nella copertina di The Lurking Fear, racconto del 1922 su un investigatore che affronta un’esperienza che lo porta a indagare sulle origini di una stirpe degenerata e terrificante, sembra proprio di vedere uno dei mostri del film di Carpenter, che magari, perché no, ha ispirato il film. Ed ecco il punto. Nel sesto paragrafo del saggio “Fantamarx” di Cangianti, dal titolo “Essi sfruttano”, l’autore scrive che “Il Capitale per certi versi è un romanzo fantahorror. All’origine dell’o­pera c’è infatti il tentativo di dimostrare, attraverso un lungo viaggio dia­lettico, che i fenomeni non spiegati dalle teorie economiche convenzionali sono conseguenze di una più profonda e invisibile realtà”: “Ogni scienza sarebbe superflua”, ricorda Marx, “se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”. E da questo punto di vista un film che esemplifica bene la trama basata sul disvelamento della realtà nascosta è proprio Essi vivono di John Carpenter.

Come funziona quindi Marx, similmente a Essi vivono e a Lovecraft? “All’inizio del Capitale”, continua Cangianti, “il modo di produzione capitalistico appare in su­perficie come una società armonica di cittadini liberi e uguali che vivono scambiandosi beni e servizi. L’origine del profitto, dell’accrescersi della ricchezza, rimane quindi inspiegato”. Ricordate? Lo dice anche Žižek: quando indossi gli occhiali vedi la dittatura nella democrazia, l’ordine invisibile che sostiene la tua apparente libertà. Col proseguire della riflessione, Marx spiega il concetto di plusvalore, cioè: l’uso della forza-lavoro produce più di quanto costa, produce appunto qualcosa di invisibile. Qualcosa che si può vedere solo se si inforcano gli occhiali da sole marca Karl Marx. “Tale eccedenza viene requisita dal capitalista dando luogo allo sfruttamento. In questo modo il velo di Maya della libertà, dell’eguaglianza e della democrazia è lacerato, lasciando il posto a un mostro che nutrendosi di linfa lavorativa si configura come una sorta di vampiro”. Un mostro cioè. Il Capitale descrive in questo modo una realtà doppia, spiega ancora Cangianti. “Da una parte ab­biamo il mondo egualitario, solare e visibile della sfera della circolazio­ne. Dall’altra quello ctonio, invisibile e violento dove si descrivono le fattezze produttive del mostro dello sfruttamento e dell’ine­guaglianza”. Cioè, da una parte abbiamo il mondo a colori, apparentemente privo di contraddizioni, in cui un Mario Niente qualunque può tranquillamente sperare di trovare un lavoro dignitoso, dall’altra la realtà vera, in bianco e nero, mostruosa, un contesto di orrore soprannaturale.

È qui l’omorfismo, cioè la somiglianza strutturale, tra Il capitale e la narrazione fantahorror, nota Cangianti nel paragrafo successivo. Che nasce dal comune brodo di cultura romantico e, ancora più indietro, dalla tradizione platonica. Per esempio la metafora della caverna del libro VII della Repubblica di Platone. Qui il filosofo illustra il processo della conoscenza. E anche stavolta le somiglianze con Essi vivono sono suggestive. “John Nada fin dall’infanzia è incatenato insieme ai propri simili in una caverna sotterranea e prende per vere le immagini che vede formarsi su una parete. Cioè crede che il capitalismo sia al suo servizio. Queste immagini, questa cagata secondo cui il capitalismo è al servizio dell’uomo, sono però solo proiezioni, ombre che si generano quando passano davanti a un fuoco statuine raffiguranti animali e oggetti di vario genere. Può accadere tuttavia che John Nada si liberi. In un primo momento crederà vere le statuine, poi uscirà all’aperto e superato il primo abbaglio del sole vedrà la vera realtà delle cose”. Per questo ha bisogno degli occhiali da sole: perché la realtà vera è abbagliante. A questo momento ascensivo, seguirà infine un momento discensivo in cui John Nada, or­mai filosofo, ormai intellettuale organico come abbiamo detto più sopra, tornerà nella caverna per liberare i suoi simili dall’apparenza fallace e per spiegare a Frank a suon di cazzotti che deve infilare quei cazzo di occhiali anche lui per vedere la realtà oltre la caverna. Insomma, “Il capitale”, come Essi vivono, “è un lungo viaggio nel sistema capitalistico che Karl Marx affronta per rico­struirne la mappa e i meccanismi, rendendo visibile l’orrore dello sfruttamento”, spiega Cangianti nel saggio contenuto nell’altro libro “Il viaggio dell’eroe rivoluzionario”. In Essi vivono insomma la lotta contro i mostri consiste nello smascherarli agli occhi della popolazione. Che poi è esattamente ciò che facciamo qui a Ottolina. Regaliamo occhiali da sole.

Essi vivono riscosse un discreto successo al momento dell’uscita, debuttando al primo posto al botteghino nordamericano. Anche se inizialmente ricevette recensioni negative da parte della critica, che ne ha stroncato i temi sociali, la sceneggiatura e la recitazione. Eppure (o proprio per questo?) Essi vivono è diventato un vero e proprio cult, dimostrando che la critica cinematografica tradizionale, come abbiamo detto più volte, condivide lo stesso destino con gli economisti: così come i secondi sono quelli che ne capiscono meno di economia, i primi sono quelli che ne capiscono meno di cinema.

Tags: cinemadesaparecinemaessi vivonojohn carpenterluca cangiantimassimiliano romanello
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Comments 2

  1. Matteo BB says:
    8 mesi ago

    buona sera
    il saggio ““Critica sociale e lotta di classe in letteratura e cinema” di Romanello è introvabile, suggerimenti?
    cordiali saluti, felice Natale e buon anno nuovo

    Rispondi
    • Matteo BB says:
      8 mesi ago

      dimenticavo la cosa più importante

      GRAZIE PER I VOSTRO LAVORO CHE è ESTREMAMENTE STIMOLANTE, l’esatto contrario di tutto il resto dei massmedia, tanto che devo rivedere la puntata più volte per andare a cercare tutte le fonti e leggerele/vederle… non penso esista complimento più grande!
      GRAZIE

      Rispondi

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