Trump ci riprova: spezzare la partnership tra Mosca e Pechino è l’obiettivo del piano statunitense per l’Ucraina; nel piano, Trump propone un “tavolo Russia–NATO mediato da Washington”, precondizione per liberare le forze americane dall’Europa e concentrarle sul Pacifico, cioè contro la Cina. Trump promette la reintegrazione della Russia nei circuiti economici occidentali: G8, investimenti nell’Artico, energia, IA, terre rare. Tradotto, riportare la Russia nell’economia occidentale e staccarla dalla Cina, soprattutto dove la Cina ha più bisogno: energia e materie prime. Trump propone di usare 100 miliardi dei beni russi congelati per ricostruire l’Ucraina, con gli USA che trattengono il 50% dei profitti; il resto finirebbe in un fondo USA–Russia per progetti comuni: in pratica, gli USA investono in Russia, la Russia compra made in USA e i 300 miliardi sequestrati diventano la base di una nuova partnership strategica russo-americana. Ma qui arriva la domanda cruciale: la Russia accetterà davvero? Negli ultimi dieci anni, la Russia ha legato alla Cina non solo il suo export energetico, ma anche l’industria tecnologica, l’accesso ai semiconduttori, la stabilità finanziaria e i corridoi logistici. C’è poi il fattore strategico: la Russia non può permettersi di essere isolata in Asia; senza la Cina, perderebbe la sua profondità economica, la sua proiezione sul Pacifico e la possibilità di equilibrare la pressione militare della NATO, e accettare un rientro mediato dagli USA equivarrebbe a riconoscere una posizione subordinata proprio nel momento in cui Mosca sta cercando di costruire un ordine alternativo con Pechino, Teheran e gli altri partner eurasiatici. Quindi, come andranno le cose? Ne parliamo nell’edizione straordinaria di MondoCina sul canale di Dazibao, il canale della famiglia Ottolina specializzato in questioni cinesi ed asiatiche e diretto dal mitico Davide Martinotti.















