Il lungo secolo dell’umiliazione dell’Europa è appena iniziato: Bruxelles non ha più leve su cui agire per far valere i propri interessi nei consessi internazionali, gli Stati europei hanno perso il seggio assicurato ai tavoli dei negoziati e l’Ue diventa sempre più marginale e irrilevante, costretta ad una dipendenza dagli Stati Uniti. La crisi politica europea poggia saldamente i piedi su una crisi economica e produttiva; la Francia è intenzionata a spendere oltre 400 miliardi di euro nella Difesa per assicurarsi il primato militare europeo in vista di un probabile ridimensionamento degli USA in Europa, ma i conti non tornano: con un debito pubblico che cresce di 12 milioni di euro all’ora, Bayrou annuncia tagli per 44 miliardi nella prossima legge di bilancio. Il cancelliere tedesco Merz lo dice chiaro e tondo: la Germania non può più permettersi il mantenimento dello Stato sociale, di un sistema di sussidi e previdenza per tutti i residenti; allo stesso tempo, però, annuncia 9 miliardi per l’Ucraina. Il gioco delle élite europee è chiaro: prendere ai popoli per dare a Zelensky, un Robin Hood al contrario e con l’elmetto in testa. Mentre tedeschi, francesi ed europei assistono impotenti alla propria espoliazione e condanna alla miseria perenne, Russia e USA progettano rapporti di cooperazione nei settori più strategici: il vero tema dei colloqui non è tanto la pace in Ucraina, quanto la cooperazione nell’Artico e nel settore dell’energia; lo confermano i tanti report delle più prestigiose riviste internazionali. In particolare, Exxon e Rosfnet hanno ripreso i colloqui per i ritorno degli americani nel progetto Sakhalin 1. Mentre l’Europa muore in un patetico harakiri, guidato dalle mani delle nostre improbabili élite, il centro strategico mondiale si sposta nell’Artico e di questo, naturalmente, hanno parlato Trump e Putin nel loro incontro ad Anchorage. Sentite anche voi la puzza di fregatura?















