Ma Donald Trump è cerebroleso? Se lo è chiesto il più longevo dei giornalisti occidentali a Mosca, il leggendario John Helmer. Per anni, i media occidentali si sono inventati ogni genere di malattia su Putin e quando Putin, da malato immaginario, ha finito per umiliare tutti i colleghi occidentali, hanno cominciato a inventarsi vaccate su Xi: è stato “commissariato?” si chiedeva il 14 luglio scorso Federico Fubini sul Corriere della serva – per poi rivederlo apparire, il giorno dopo, sorridente al fianco di Lavrov. Quando si tratta dei leader occidentali, però, sono tutti magicamente più cauti: la più grande potenza mondiale è stata guidata per 4 anni da un vecchietto con evidenti problemi di demenza senile che vedeva ovunque amici immaginari e che è stato costretto a ritirarsi, ma guai a dirlo ad alta voce; e anche su Trump, ormai, i sospetti si moltiplicano. In seguito all’attentato del 13 luglio 2024, dopo essere stato colpito all’orecchio, Trump, infatti, sarebbe stato sottoposto a una TAC al cervello che, però, è sparita; con ogni probabilità, sarebbe stato poi sottoposto nei mesi successivi a una seconda TAC di controllo, ma anche di questa nessuna traccia. Nel frattempo, si moltiplicano i professionisti che, a partire da una semplice osservazione del comportamento di The Donald, sospettano possa essere affetto da quella che viene definita la malattia della sostanza bianca, un indurimento progressivo delle arterie che impedisce ai neuroni di comunicare in modo efficiente tra loro e che causa improvvisi scoppi emotivi, aumento dei comportamenti impulsivi, rabbia, ira e anche episodi sia di pianto che di riso improvvisi e inopportuni. Per azzittire i rumors basterebbe mostrare la TAC, e invece niente; con ogni probabilità, comunque, si tratta solo di speculazioni, come quelle su Putin o su Xi.
D’altronde, non è necessario pensare che Trump sia clinicamente rincoglionito; basta ricordarselo per quel che è: il palazzinaro che è diventato noto al grande pubblico per il suo leggendario you are fired di The apprentice, esattamente il ruolo che ricopre ancora oggi in cambio della garanzia di poter fare più soldi di quanti ne abbia mai potuti immaginare, mentre, dietro le quinte, a governare rimane uno Stato profondo che ormai sembra impegnato esclusivamente a spartirsi la carcassa di un Paese che nessuno crede più possa essere salvato dal declino. Carissime e carissimi ottoliner, ben ritrovati: mentre tutto il mondo si chiede quale sia la misteriosa strategia che giustifica le gesta di The Donald, pezzo dopo pezzo sembra emergere un quadro molto meno sofisticato e più triviale. Una colossale rapina: dall’antitrust all’agenzia per le frodi fiscali, passando per i requisiti patrimoniali delle banche, Trump sembra impegnato a smantellare quel poco che era rimasto negli USA per prevenire che un ristretto gruppo di oligarchi causasse il fallimento del Paese per riempirsi le tasche. Ma prima di entrare nei dettagli di questa rapina, vi ricordo di mettere mi piace e di condividere questo video, e anche di iscrivervi a tutti i nostri profili social e di attivare tutte le notifiche per permetterci, così, anche oggi di combattere la nostra battaglia quotidiana contro la dittatura degli algoritmi.
Centre Lane Partners è una società di private equity, cioè un fondo che raccoglie capitali da investitori di vario genere per comprarsi pezzi di aziende, perlopiù non quotate in borsa: nel marzo 2024 ha usato parte di questi capitali per acquisire uno storico marchio di prodotti da cucina statunitense, la Corelle Brands; nel pacchetto c’era anche una storica fabbrica di vetro Pyrex attiva da oltre 130 anni in Pennsylvania. Centre Lane aveva da poco portato a termine l’acquisizione di un altro marchio storico USA, Anchor Hocking, e – come sanno fare i fondi – per pompare un po’ la valutazione delle aziende che spolpano, decide di chiudere la fabbrica in Pennsylvania per accorpare tutto nello stabilimento originario della Anchor in Ohio: secondo il procuratore generale della Pennsylvania, oltre che una porcata, era anche illegale perché, in questo modo, la Anchor sarebbe arrivata a controllare il 90% del mercato dei prodotti da forno in vetro degli USA violando il Clayton Act, la colonna portante della (un tempo) severa legislatura antitrust americana. La fabbrica è stata chiusa; 300 operai sono stati mandati a spasso, ma la diatriba s’è tutt’altro che risolta e Centre Lane ha deciso di condurla in un modo piuttosto eccentrico: facendo felice Forrest Trump, noto amanti di tegami. Centre Lane ha deciso di dedicargliene un’intera linea, e non solo di tegami; piatti, posate, lenzuola: un’intera linea di prodotti a marchio Make America Great Again. E’ il boom di quella che il New York Times definisce la nuova strategia di fare lobbying attraverso l’adulazione e, soprattutto, un esempio eclatante di come le aziende si stiano convincendo che il miglior modo per aggirare le normative antitrust sia trasformarsi in groupies entusiaste di Forrest Trump.
La guerra intestina che si è scatenata in seno all’antitrust USA è, probabilmente, uno degli indicatori più affidabili dello scontro in seno al mondo MAGA; l’ultimo episodio riguarda Hewlett Packard: nel gennaio del 2024, Hewlett Packard ufficializza l’offerta per l’acquisizione di Juniper Networks, rispettivamente il secondo e il terzo operatore nel mercato USA per quanto riguarda la tecnologia che sta alla base del Wi-fi negli uffici e nei luoghi pubblici. Insieme a Cisco, che è il leader del settore, sarebbero andati a costituire un duopolio che, da solo, controllerebbe il 70% del mercato; ed ecco, così, che a gennaio del 2025 il Dipartimento di Giustizia intenta una doverosa causa presso l’antitrust per bloccare l’operazione, che però non dà i risultati sperati: a fine giugno scorso, Hewlett Packard strappa al Dipartimento di Giustizia un accordo che mette fine al contenzioso e dà il via libera all’acquisizione. Per l’antitrust USA è una vera e propria pagina nera che porta al licenziamento di due alti funzionari del Dipartimento di Giustizia. Eh, vabbeh, avranno fatto fuori 2 mila funzionari pubblici, due più o due meno, che sarà mai…
Insomma… In questo caso, infatti, non si tratta di impenitenti democratici woke ereditati dal passato, ma di due uomini considerati di fiducia: Bill Rinner e Roger Alford; a nominarli era stata direttamente Gail Slater, già consigliera di JD Vance e, per 10 anni, icona MAGA della Federal Trade Commission. Tutti e tre, in principio, sarebbero stati contrari a chiudere un occhio per favorire l’acquisizione; la Slater però, alla fine, si sarebbe accontentata di un compromesso al ribasso che impone, sostanzialmente, solo la vendita di un ramo d’azienda secondario e marginale. Gli altri due, evidentemente, no: secondo il celebre blogger statunitense Matt Stoller, si è trattato di un vero e proprio “Colpo di Stato all’interno della divisione antitrust” e “Una finestra utile per comprendere il tipo di politica che stiamo vivendo”. Secondo Stoller, Trump e repubblicani starebbero letteralmente “riprogettando l’ordine sociale americano”: “La posta in gioco è immensa”, sottolinea; siamo di fronte a una sorta di “bizzarro new deal”. Il punto è che l’Europa è diventata Great Again nel secondo dopoguerra nazionalizzando i monopoli naturali, come l’elettricità o il trasporto ferroviario; gli USA non sono arrivati a tanto, ma almeno, tramite l’antitrust, hanno impedito che questi servizi essenziali, pur in mano a privati, fossero monopoli: in 200 anni, sottolinea Stoller, “non abbiamo mai permesso la nascita di una società ferroviaria nazionale a causa dell’immenso potere che una tale combinazione avrebbe generato”. Fino ad oggi: il 29 luglio, Union Pacific e Norfolk Southern hanno annunciato una fusione da 72 miliardi di dollari che, sottolinea Stoller, “nessuno considerava possibile solo pochi mesi fa”; adesso, continua Stoller, “possiamo aspettarci che i finanziatori dietro questo accordo riducano in polvere le infrastrutture di trasporto statunitensi e compromettano ulteriormente la nostra capacità di produrre e spedire beni”. Secondo Stoller, “Sotto il peso dell’alta finanza e del consolidamento, l’economia reale USA decadrà ulteriormente” e “Trump sta supervisionando una significativa trasformazione dell’ordine americano, che ci sta spostando verso uno Stato corporativo molto più gerarchico, ovvero un’oligarchia“. Niente che possa sconvolgere chi segue Ottolina, ovviamente, ma qui non parliamo di analisti marxisti leninisti o di militanti antimperialisti: parliamo di un mite osservatore democratico come Tallbott e, soprattutto, di pezzi dell’universo MAGA come Rinner e Roger Alford.
“La mia opinione generale è che alcune figure dell’amministrazione Trump siano state scelte tenendo conto delle pubbliche relazioni, ma in realtà non abbiano nessun potere effettivo”; a parlare, a questo giro, è un’altra icona della controinformazione indipendente antisistema USA e molto amata anche dalla base MAGA: si chiama Whitney Webb ed è l’autrice di un’opera monumentale in due volumi dal titolo piuttosto esplicativo – Una nazione sotto ricatto. La sordida unione tra intelligence e crimine organizzato che ha dato origine a Jeffrey Epstein e Una nazione sotto ricatto. La sordida unione tra intelligence e crimine organizzato che ha dato origine a Jeffrey Epstein (parte 2). Tra i personaggi scelti in una sorta di X factor per fare contenta la base MAGA, la Webb annovera prima di tutto Pete Hegseth: “A mio avviso” dichiara la Webb “è molto più probabile che la persona che effettivamente è oggi a capo del Pentagono sia il vicedirettore, Steve Feinberg“; idem per Robert Kennedy Jr, oggi a capo del potentissimo Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, ma che, secondo Webb, “è solo una figura che si è guadagnata la stima della base trumpiana, in particolare durante il Covid” e che sarebbe stato nominato per convincere quella base “che le riforme promesse sarebbero arrivate, ma non arriveranno mai davvero. Serve solo a dare l’impressione che qualcosa è cambiato”. A guidare davvero il Dipartimento, sostiene Webb, sarebbe in realtà, ancora una volta, il vicesegretario, Jim O’Neill.
Ma chi sono Steve Feinberg e Jim O’Neill? Due oligarchi: Feinberg è il co-fondatore e l’amministratore delegato di Cerberus Capital Management e, nel 2023, ha lanciato un fondo di venture capital dedicato alle startup dell’innovazione tecnologica in ambito militare che, con il Big Beautiful Bill, Trump ha deciso di inondare di quattrini; Jim O’Neill, invece, è un esponente di spicco della Paypal mafia e lo storico braccio destro di Peter Thiel. Invece che della tecnologia che permette di ammazzare quante più persone possibili, si è occupato principalmente di quella che le tiene in vita (o, almeno, dovrebbe): per Peter Thiel ha prima diretto il suo Breakout Labs, creato per finanziare startup in campo biotech e, poi, il fondo Mithril, che nel settore ha investito, in tutto, circa 1 miliardo; oggi, da vice segretario del Dipartimento Salute, è in grado di influenzare come pochi altri le autorizzazioni della Food and Drug Administration per l’entrata in commercio dei prodotti delle aziende che ha sostenuto. Ciononostante, in questi casi la copertura di icone antisistema come Hegseth e Kennedy, al momento, sembra sufficiente per tenere buona la base MAGA, come, d’altronde, per ora sembra tenere la copertura dell’operazione che l’amministrazione Trump sta effettuando nei confronti del CFPB, il Consumer Financial Protection Bureau.
L’agenzia era stata aperta nel 2010 e rappresenta una delle più importanti reazioni del sistema USA alle mega-truffe che avevano contribuito a portare alla crisi finanziaria del 2008; aveva lo scopo di regolamentare banche, società di carte di credito e tutta la pletora di entità non bancarie che per mestiere prestano soldi a chi non ha da dare molte garanzie in cambio. Insomma: strozzini e truffatori. In questi 15 anni, la CFPB ha restituito ai legittimi proprietari oltre 20 miliardi di dollari sottratti con ogni sorta di sotterfugio, fino a quando Trump non ha deciso di smantellarla: il braccio armato, in questo caso, è stato il DOGE di Musk, che ha imposto licenziamenti di massa che, al momento, sono stati bloccati dalla Corte Suprema; il Congresso, poi, ci ha messo del suo autorizzando tagli al budget addirittura del 46%. E, poi, la ciliegina sulla torta: a capo dell’agenzia, Trump ha nominato ad interim il suo direttore dell’Ufficio gestione e bilancio, il famigerato Russel Vaught. Russel Vaught è l’autore dell’inquietante documento della Heritage Foundation intitolato Progetto 2025, un vero e proprio dettagliatissimo piano eversivo che descrive, per filo e per segno, come fare fuori tutti i dipendenti pubblici che non dimostrano la più totale fedeltà a Forrest Trump: da quando è entrato in carica, Vaught ha archiviato o procrastinato ben 17 cause legali e tre richieste di indagini civili, ha abrogato alcune norme che limitavano il proliferare di commissioni astruse e ha abrogato alcune norme fondamentali che tutelavano i dati di chi utilizza le piattaforme di pagamento digitale; il tutto proprio mentre il governo sta cercando di riavviare i pagamenti dei prestiti studenteschi anche per le persone che non saranno mai in grado di pagarli e ha disposto la perdita dell’assicurazione sanitaria per 17 milioni di persone, tutte prede degli strozzini più spregiudicati – che, oggi, hanno poco o niente da temere.
Ma, evidentemente, per generare lo sdegno del mondo MAGA non basta; la retorica dei tagli agli sprechi, in nome della quale sono state compiute le peggio porcate negli ultimi decenni, continua a essere un’arma di distrazione di massa sufficientemente efficace, ma non quando si parla di antitrust: la vicenda di Hewlett Packard ha scosso a tal punto la galassia MAGA che, addirittura, una ultras filo-trumpiana come Laura Loomer è arrivata a esprimere critiche feroci. “SCOOP: ora che il capo dello staff del Dipartimento di Giustizia ha dimostrato che il suo Dipartimento è disponibile a fare affari con il migliore offerente”, ha scritto su X, “altri lobbisti stanno facendo tutti gli sforzi possibili per influenzare il Dipartimento di Giustizia e risolvere altri casi antitrust a favore delle corporation”; “Fonti rivelano che, dopo aver sentito un consulente vantarsi di aver ricevuto un risarcimento di 1 milione di dollari per l’accordo HPE, i trafficanti di influenze a Washington ora chiedono più di 1 milione per far scomparire il caso antitrust contro Ticketmaster“.
La Loomer, poi, ha visto bene di cancellare il tweet, ma non lui, Raheem J. Kassam, un altro celebre influencer della galassia MAGA che, ritwittando la notizia del licenziamento di Rinner e Alford, commenta: “E se vi dicessi che tutto questo sta accadendo perché i truffatori e i lobbisti avidi e fasulli del mondo MAGA sono arrabbiati perché il team antitrust sta effettivamente facendo il suo lavoro invece di prendere soldi dalle grandi aziende per chiudere un occhio sulle pratiche monopolistiche?”. L’agenda antitrust del MAGA sotto assedio da parte dei lobbisti vicini a Trump titolava, il 5 agosto, il Wall Street Journal: “La seconda amministrazione Trump sembrava pronta a dare seguito alle aspettative della galassia MAGA di vedere applicate con decisione le leggi antitrust” commenta l’articolo, “ma questi sforzi si sono scontrati con potenti intermediari con stretti legami con il presidente Trump, che si sono aggiudicati incarichi redditizi per aiutare le aziende a contrastare le minacce dell’antitrust”.
Dopo 40 anni di finanziarizzazione sfrenata, per Make America Great Again servirebbe una bella dose da cavallo di socialismo e di Stato sviluppista, ma per la galassia MAGA è un anatema; un po’ di sana lotta alle rendite monopolistiche probabilmente non basterebbe, ma di sicuro aiuterebbe. Ma i monopolisti non sono d’accordo: hanno tutti gli strumenti per impedirlo e, nonostante tutte le speranze dei sovranisti per Trump, Zio Donnie, molto banalmente, è uno di questi; più che l’ultima speranza per un rilancio fuori tempo massimo, il curatore fallimentare dell’impero USA in declino, col compito di permettere agli amichetti di fottersi tutta la refurtiva prima che crolli tutto. Se non abbiamo nessuna intenzione di affondare mentre questi si fottono tutto, li dobbiamo mandare #tuttiacasa, i vecchi tromboni analfoliberali e i nuovi arraffoni analfosovranisti; per farlo, ci serve come il pane un vero e proprio media che, invece che ai lobbisti, dia voce al 99%. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal; e se aderire non ti basta, ti do anche un numeretto magico. 92054980450: è il codice fiscale di Multipopolare; inseriscilo nella tua dichiarazione dei redditi e contribuisci concretamente col tuo 5xMILLE a dichiarare guerra al Pensiero Unico.
E chi non firma è Alessandro Nosferatu Sallusti
















Ottimo brano.