L’Armenia odierna è una sorta di magma strategico, costretta in una partita geopolitica dove ogni mossa le costa pezzi di sovranità. Il progetto del corridoio di Zangezur è al centro di almeno tre grandi tavoli da gioco: statunitense (quindi israeliano), iraniano (in sintonia con la Russia) e azero (dunque turco). Sorprendentemente, Donald Trump si attribuisce il merito di una mediazione riuscita, annunciando un accordo imminente e rivendicando un altro premio per la pace; il mitomane della Casa Bianca vuole il Nobel per la Pace ad ogni costo e millanta accordi in lungo e in largo nel globo terrestre: questa volta, il suo merito sarebbe quello di aver ottenuto l’appalto per 99 anni della striscia di terra contesa per una compagnia di mercenari statunitensi. Ad oggi sembra, però, l’ennesima boutade del ciuffo più biondo del West. Ne ha parlato il nostro Gabriele Germani in questa puntata del Non Talk di Ottolina Tv.










