Per 4 decenni, la globalizzazione neoliberista è stata lo strumento per eccellenza per imporre il dominio USA al resto del pianeta, ma – sfortunatamente per i grandi strateghi del Capitale – ha scatenato contraddizioni che oggi chiedono agli USA di ricorrere ai ripari: Trump, MAGA e la nuova retorica protezionista sono il risultato di questa necessità di cambiare alla radice il paradigma e cercare di salvare il dominio USA tornando a un imperialismo di stampo ottocentesco. Per l’Europa però, paradossalmente, apre anche una serie di opportunità; basterebbe cogliere la palla al balzo per rimettere radicalmente in discussione le politiche neoliberiste della Ue che ci hanno trasformato in una colonia priva di autonomia strategica e di capacità: politica industriale, investimenti pubblici, politiche salariali e monetarie espansive, e un grande piano per la ricerca pubblica– ReBrain Europe, al posto di ReArm.
Purtroppo, come prevedibile, il famigerato Piano Draghi va esattamente in direzione opposta: una bella cura da cavallo di deregulation per permettere al Capitale di concentrarsi sempre più rapidamente, per favorire la nascita di campioni continentali votati all’export sui quali provare a creare una bolla finanziaria tutta nostra. Mentre negli USA si è scatenata una sorta di guerra civile tra oligarchie per provare a fare i conti con gli errori del passato, San Mario Pio da Goldman Sachs vuole finire di importare il fallimentare modello statunitense, fondato sull’iper-finanziarizzazione, anche a casa nostra; una prospettiva suicida che deve essere contrastata con ogni mezzo necessario. Ne abbiamo parlato con Giovanni Dosi e Andrea Roventini, professori di Economia alla Scuola Superiore Sant’Anna e tra i principali interpreti in Italia della scuola evolutiva.










