Scusate, ma la sentite anche voi questa puzza nauseabonda? Dice che arrivi dal Venezuela. Dice che hanno riaperto le fogne. Come ampiamente annunciato, la marmaglia reazionaria sta provando a mettere a ferro e fuoco il paese dopo che le elezioni hanno smentito i sondaggi ad hoc prodotti in serie dalla propaganda golpista dell’Occidente e dei governi pupazzo dell’America latina che vedevano l’opposizione (che fa capo all’ultrafascioliberista Corina Machado) in netto vantaggio. La potenza di fuoco messa in campo per screditare preventivamente la vittoria di Maduro è stata impressionante: a metterci un bel carico da novanta, in particolare c’aveva pensato un think tank che racchiude il peggio del peggio delle oligarchie svendipatria del continente, dall’ex presidente messicano Vicente Fox all’ex vicepresidente colombiana Martha Lucia Ramirez; con palese intento provocatorio avevano cercato di auto-accreditarsi come osservatori elettorali, bypassando la legge venezuelana. Com’è giusto che sia, gli è stato impedito di entrare nel paese e, come ricorda People Dispatch, con il sostegno dei principali media occidentali “hanno lanciato una campagna in grande stile sostenendo di essere stati detenuti e deportati arbitrariamente dal regime di Maduro”. Insomma: al netto di tutte le millemila contraddizioni, grazie alla ripresa economica e a una campagna elettorale massiccia e capillare, l’opposizione golpista e filo-occidentale sapeva di perdere e l’ha buttata in caciara, e ha meticolosamente preparato il terreno per una nuova sceneggiata in stile Euromaidan non appena i risultati sarebbero stati comunicati.
Come ampiamente prevedibile, non appena è stata comunicata la vittoria di Maduro, in particolare a Caracas, sono scoppiate innumerevoli rivolte: “Gruppi di estrema destra” riporta sempre People Dispatch “hanno tentato di bloccare le strade principali, inclusa la strada vicino all’aeroporto internazionale Simón Bolívar, e hanno attaccato autobus, auto della polizia e membri delle forze di sicurezza del paese”.
La destra golpista ha continuato a soffiare sul fuoco dichiarando di avere le prove dei brogli; e sapete in cosa consistono queste prove? In un sondaggio prodotto da un’azienda americana che ha tra i principali clineti Radio Free Europe e Radio Free Asia e cioè, come ricorda il New York Times, due “imprese di radiodiffusione della CIA”. In compenso la statunitense National Lawyers Guild, che rappresenta oltre 5000 tra avvocati e assistenti legali e che, al contrario del think tank filo-golpista di Vicente Fox, si era regolarmente accreditata per seguire da vicino l’intero processo elettorale, ha dichiarato per bocca della sua presidente Suzanne Adely che “Le elezioni non solo sono state giuste e trasparenti, ma hanno anche rappresentato un esempio di partecipazione civica popolare. E Il loro esito positivo è un trionfo per il popolo venezuelano”.
Peccato, però, che l’opposizione dalla sua aveva un’altra prova scottante: a diffonderla c’ha pensato nientepopodimeno che un disinteressato paladino della democrazia come Elon Musk, di persona personalmente, quello che durante il tentato golpe in Bolivia contro Morales rispondeva alle accuse sul suo social scrivendo “Noi facciamo tutti i golpe che vogliamo. Fattene una ragione”. Musk ha sin da subito esplicitato il suo pieno sostegno alla leader fascioliberista Machado e quando TeleSUR ha annunciato l’esito del primo 80% di schede scrutinate, Musk l’investigatore ha scoperto la gabola: il grafico pubblicato indicava Maduro al 51,2%, il leader dell’opposizione al 44,2 e tutti gli altri 3 candidati al 4,6%; sommati, fanno il 109%. “Grave frode elettorale da parte di Maduro” ha commentato Musk tutto carico; ovviamente, si è trattato di un semplice errore di TeleSUR. Il 4,6% era il totale dei voti realizzati da tutti i candidati secondari messi assieme, ma tanto basta per assistere allo stesso identico copione che, contro la rivoluzione bolivarista, feccia reazionaria locale e interferenze straniere hanno già messo in scena nel 2002, nel 2004 e nel 2014.
E allora noi abbiamo deciso di cogliere l’occasione per riproporvi un lungo video che avevamo pubblicato oltre un anno fa dove, approfittando del decennale della scomparsa del grande leader rivoluzionario Hugo Chavez, provavamo a ripercorrere la storia della rivoluzione bolivariana, e provavamo a spiegare perché la sua difesa dalla feccia reazionaria e imperialista ci riguarda tutti da vicino. Buona visione.










