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La trilaterale e la distruzione della democrazia

OttolinaTV by OttolinaTV
05/02/2025
in In evidenza, Ottosofia
0

C’era una volta la democrazia moderna: al netto di tutte le contraddizioni, le promesse mancate e anche le trame segrete, per alcuni decenni a partire dalla seconda guerra mondiale aveva garantito alle masse popolari di essere – come dice Elio – non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi. Vista oggi sembra quasi una leggenda metropolitana, un’utopia irrealizzabile: non moriremo democristiani si diceva un tempo; era la veritΓ , ma nessuno immaginava sarebbe stato perchΓ© l’equivalente dei democristiani, un giorno, sarebbero stati considerati estremisti della sinistra radicale extraparlamentare. E non Γ¨ stata una deriva ineluttabile, ma una scelta consapevole: ma di chi?

Carlo Galli

PerchΓ© di fronte alla crisi sempre piΓΉ evidente del sistema neoliberale continua a prevalere l’idea che, comunque, there is no alternative? E’ questa sostanzialmente la domanda che trasuda dalle pagine dell’ultimo lavoro di Carlo Galli che sin dal titolo si chiede, appunto, se quello che stiamo vivendo non sia l’ultimo atto della democrazia. Per rispondere, Galli – prima di tutto – ci ricorda la distinzione fondamentale tra l’ideologia e la politica: mentre l’ideologia Γ¨ un sistema interpretativo della realtΓ  che si autoproclama veritΓ  e che nasconde la sua natura di punto di vista necessariamente parziale tra mille altri possibili punti di vista dietro l’affermazione di un principio assoluto, la politica – al contrario – Γ¨ l’insieme dei saperi e delle pratiche che caratterizzano il vivere associato e si delinea quindi come uno spazio plurimo, spurio, con piΓΉ posizioni e contrapposizioni e che quindi, inevitabilmente, prevede l’esistenza di piΓΉ alternative e di modalitΓ  differenti di pensare e organizzare il presente. Sulla base di questa distinzione Galli si pone l’obiettivo di rileggere la storia della democrazia, e lo sguardo si concentra inevitabilmente sul Novecento e sul passaggio da quella che lui definisce liberaldemocrazia – e che noi abbiamo in passato piΓΉ volte definito la democrazia moderna – alla democrazia liberista, che noi abbiamo piΓΉ volte definito – piuttosto – postdemocrazia neoliberista. L’obiettivo Γ¨ quello di provare a capire come, durante questo passaggio, si sia andata modificando radicalmente l’idea stessa dell’azione in ambito politico.
Galli sottolinea come, prima del secondo conflitto mondiale, nell’ambito delle democrazie liberali la libertΓ  – che Γ¨ spesso, semplicemente, la libertΓ  di impresa e di sfruttare il lavoro altrui senza troppi vincoli – veniva usata per frenare la sete di democrazia e di uguaglianza che arrivava dalle masse popolari; con il patto costituzionale emerso dopo la seconda guerra mondiale nell’Europa continentale, perΓ², si faceva strada l’idea di provare a sanare questa contraddizione attraverso il principio di inclusione: un’inclusione, in particolare, che passava dall’identificazione del popolo come un insieme plurale di individui anche con interessi e condizioni molto diverse tra loro, ma accomunati da quell’insieme di diritti di base che ne definiva lo status di cittadini. β€œNel quadro dello stato costituzionale di diritto” insiste Galli β€œla liberaldemocrazia della seconda metΓ  del XX secolo” ha promosso la collaborazione tra fasce di popolazione diverse attraverso il riconoscimento sia della libertΓ  individuale che dell’uguaglianza civile, che anche della necessitΓ  β€œdell’intervento economico dello Stato”; una mediazione – sottolinea Galli – resa necessaria anche come atto di contenimento, β€œdi sfida, e di concorrenza verso il comunismo orientale” ma pur sempre con limiti ben precisi, dal momento che – sottolinea Galli – β€œl’uguaglianza economica radicale non Γ¨ mai stata all’ordine del giorno”. Per far si che questa complessa mediazione non implodesse, inoltre, era essenziale il ruolo dei partiti intesi come spazi politici β€œdove il popolo abbia la sensazione non illusoria di esercitare potere sul proprio presente e futuro (…)”.
Insomma: al netto di tutte le millemila contraddizioni – a partire da quelle internazionali – un equilibrio virtuoso che consentiva un aumento reale, tangibile, delle condizioni di benessere individuale e anche la possibilitΓ  di avanzare istanze progressiste all’interno dell’articolazione politica. Troppa grazia! Questo equilibrio virtuoso, infatti, continuava inesorabilmente a spostare il baricentro del potere politico a favore dei subalterni, al punto di far temere alle Γ©lite economiche capitalistiche di essere sull’orlo di essere scalzate dal gradino piΓΉ alto della gerarchia sociale: bisognava mettere fine a questo strano esperimento che si chiamava democrazia moderna.

Samuel P. Huntington

La controrivoluzione ha ufficialmente inizio nel 1973, quando viene fondato quello che Galli definisce il cervello analitico del neoliberismo, la famigerata Commissione Trilaterale che, come prima cosa, commissiona un bel rapporto a un gruppo di studiosi capeggiato da uno dei volti piΓΉ noti della svolta autoritaria dell’Occidente collettivo: il Milton Friedman delle scienze politiche Samuel P. Hungtington, lo stesso che – esattamente 20 anni dopo – con la sua teoria sullo scontro di civiltΓ  gettΓ² le basi teoriche della prima grande guerra USA contro l’ascesa del Sud globale che prese il nome di War on Terror. La tesi del rapporto era molto semplice: il capitalismo Γ¨ messo a repentaglio da un eccesso di democrazia; Γ¨ arrivata l’ora di reagire con ogni mezzo necessario. Poche settimane dopo gli USA sostenevano il colpo di Stato di Pinochet in Cile, il cui regime rimane – ancora oggi – una delle incarnazioni piΓΉ coerenti e lineari del nuovo spirito della democrazia liberista; per realizzare la democrazia liberista, infatti, il primo punto Γ¨ fare fuori ogni strumento di inclusione delle masse popolari: dai partiti politici, ai sindacati, allo Stato moderno stesso che, perΓ², non deve essere smantellato. Anzi: da un certo punto va addirittura rafforzato perchΓ©, per permettere alle oligarchie di predare il predabile, ci vuole un certo impegno; a partire dagli apparati repressivi, in grado di reprimere con la violenza il malcontento che la rapina necessariamente comporta. Nella nuova postdemocrazia neoliberista inoltre, dissolti con piΓΉ o meno violenza tutti i corpi intermedi, resta solo il singolo individuo non piΓΉ β€œsoggetto di diritti” – sottolinea Galli -, ma β€œsoggetto di responsabilità”. In questo schema, continua Galli, β€œla posizione sociale Γ¨ l’esito di una competizione permanente, e come il successo Γ¨ dovuto esclusivamente al merito personale (…) cosΓ¬ l’insuccesso Γ¨ dovuto al suo fallimento”. In questa prospettiva l’uguaglianza non solo non Γ¨ piΓΉ perseguita come finalitΓ  ma ostacolata con forza, dal momento che β€œgli atomi sociali devono differenziarsi, competere per il successo, e devono ricordarsi che questo non Γ¨ time for losers”. β€œNella liberaldemocrazia” continua Galli β€œcoesistevano normalizzazione e contraddizioni; nella democrazia liberista esistono solo contraddizioni percepite come normalità” e β€œalle mediazioni partitiche e istituzionali, e a quelle del lavoro, si sostituisce quella dei media, il cui ruolo principale Γ¨ trasformare le questioni e i processi strutturali in casi umani particolari”. Tutto quello che accade – comprese le ingiustizie piΓΉ palesi e feroci – diventano cosΓ¬ naturali ed inevitabili, e alla politica – come affermava Mario Draghi ancora nel 2013 – puΓ² essere sostituito il pilota automatico; β€œma l’automatismo” ricorda Galli β€œΓ¨ esattamente il contrario della libera azione individuale e collettiva, e cioΓ¨ il presupposto cardine della democrazia”.
E cosΓ¬ la democrazia diventa la formuletta vuota che Γ¨ utile solo quando serve a bombardare – ovviamente sempre in modo molto umanitario – qualsiasi paese che non si dimostri sufficientemente entusiasta di entrare a far parte della grande famiglia delle post democrazie neoliberiste.
Di tutto questo, e di molto altro, parleremo domani sera mercoledΓ¬ 20 dicembre a partire dalle 21 insieme a Carlo Galli nell’ultima puntata dell’anno di Ottosofia, il format di divulgazione storica e filosofica di Ottolina Tv in collaborazione con Gazzetta Filosofica e – nel frattempo – aiutaci a costruire il primo vero e proprio media che a questa leggenda metropolitana del there is no alternative non c’ha mai creduto: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce Γ¨ Samuel Huntington

Tags: Carlo Gallicommissionedemocraziademocrazia liberistaideologialiberaldemocraziamodernapinochetpoliticaSamuel p. huntingtontrilaterale
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