Nel 2008, bastò una montagna di mutui tossici da meno di 1.000 miliardi di dollari per innescare la più devastante crisi finanziaria degli ultimi decenni; oggi, per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, McKinsey stima servano circa 6.700 miliardi di dollari entro il 2030, e Wall Street si sta già attrezzando: NVIDIA ha chiamato BlackRock, Blackstone, Apollo, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per mobilitare 500 miliardi e trasformare chip e data center in una nuova classe di asset finanziaria. Il meccanismo ricorda inquietantemente quello di allora: si crea debito, lo si impacchetta, lo si divide per rischio e lo si distribuisce a fondi, assicurazioni e fondi pensione; solo che, stavolta, una fetta crescente del credito si muove fuori dalle banche tradizionali, nello shadow banking, con meno vincoli e molta meno trasparenza, e proprio mentre questa macchina prende forma, la SEC ha stabilito che alcune cartolarizzazioni dei data center possono restare fuori da alcuni dei paletti introdotti dopo il 2008. Il motivo di tanta fretta è semplice: Washington considera il dominio globale dell’AI una priorità strategica; per mantenerlo, servono montagne di soldi e montagne di debito e Wall Street ha trovato il modo che, alla fine, se qualcosa (come probabile) andrà storto, a pagare saremo noi.









