Un’operazione di critica culturale che voglia mordere veramente la realtà non può limitarsi alla filosofia intesa in senso stretto, ma deve necessariamente rivolgersi, in modo incursivo, ad altre forme espressive: da qui l’interesse a ragionare di musica – e, cioè, del linguaggio dell’emancipazione forse per eccellenza, ma che, al tempo stesso, appare permeabilissimo e sin troppo facilmente assorbibile dalle logiche economiche e di potere della grande macchina dell’industria culturale. Potrà il buon vecchio materialismo, lo sguardo che non astrae le forme espressive dai rapporti di forza che strutturano le società, aiutarci a dipanare questa intricata e intrigante matassa? Scopriamolo insieme al nostro ospite di questa intervista, il filosofo della musica Marco Maurizi: perché non è detto che la riconquista del tempo dall’alienazione, nonché l’esperienza di forme di comunità autentiche oltre il deserto del singolarismo, non passi proprio attraverso questa via stretta, ma rimbombante. Buona visione, quindi, e soprattutto… Rock’n’roll!















