Cos’hanno in comune l’idolatria per la cosiddetta famiglia del bosco e il crollo del sistema scolastico svedese? Un sacco di cose, a cominciare dall’idea che l’educazione sia una delle scelte libere e assolute in capo alla famiglia, contrapposte all’intervento statale di istruzione pubblica. Oltre al polverone mediatico e ai risvolti legali, infatti, la recente storia della famiglia del bosco ci pone un dilemma importante: perché non posso scegliere come educare i miei figli? Perché non posso, più in generale, vivere la mia vita come cazzo mi pare, libero da vincoli e legami sociali? Sullo sfondo comune del caso di cronaca italiano e del tracollo del sistema scolastico svedese, troviamo una concezione astratta di libertà contrapposta a un’idea mostrificata di un welfare state tirannico che vorrebbe limitare e vincolare questa libertà; così, alle spalle di quelle che appaiono scelte libere e inalienabili – tipo la libertà di educare i propri figli come meglio si crede – si nascondono processi di aggressione e disgregazione dello stato sociale, cioè di quel campo di mediazioni in grado, con tutti i suoi limiti, di porre un freno alle disuguaglianze sociali che la privatizzazione dei beni comuni, come sanità e istruzione, sempre porta con sé. È il caso della Svezia, che dopo aver privatizzato l’offerta scolastica seguendo lo slogan Più libertà di scelta per le famiglie!, si trova a fronteggiare un crollo dei risultati di apprendimento e un aumento vertiginoso delle disuguaglianze sociali, il tutto ingoiato da una spirale di crisi interna sempre più esplosiva. Ne abbiamo parlato con il professor Paolo Borioni, scandinavista e professore associato di Storia delle istituzioni e dottrine politiche a Roma La Sapienza.















