video a cura di Davide Martinotti
Siamo partiti per strangolare e siamo finiti strangolati: questo l’impietoso riassunto della vicenda Nexperia, una azienda del settore dei semiconduttori fondamentale per il mercato automobilistico europeo; l’azienda ha sede in Olanda, ma è controllata da una società cinese, la Wingtech, e la Wingtech è nella entity list statunitense, cioè nella lista delle società cinesi con le quali le società americane hanno il divieto della Casa Bianca di commerciare e fare affari insieme. A settembre, gli Stati Uniti hanno esteso la entity list anche a Nexperia, che ha cominciato ad essere sottoposta alla minaccia di sanzioni secondarie statunitensi; così il governo olandese è intervenuto commissariando e nazionalizzando Nexperia e estromettendo dall’azienda la dirigenza cinese, una mossa inedita per l’Olanda, che – almeno a parole – dice di essere uno Stato autonomo che crede nel libero mercato. In sostanza, un furto in piena regola, e la Cina ha risposto interrompendo tutte le forniture agli impianti europei di Nexperia: solo il 20% della produzione di Nexperia è interamente allocata in Europa, mentre il restante 80% si basa su semilavorati provenienti dagli impianti cinesi; il risultato è che il settore automobilistico europeo è rimasto senza chip, l’estremo paradosso di una politica occidentale che per anni ha cercato di rallentare l’industria cinese dei chip, per poi restare senza chip cinesi. Ma, nel frattempo, Trump e Xi Jinping hanno raggiunto in Corea del Sud un accordo che, tra le varie cose, prevede anche la sospensione dell’estensione delle sanzioni americane a Nexperia; quindi è venuto meno il motivo che ha spinto il governo olandese a nazionalizzare la società, lasciando l’Olanda di fronte a un bivio: fare marcia indietro o proseguire sulla stessa strada? Ne parliamo in questo video!










