Il Brasile di Dilma Rousseff si candida a guidare il processo di dedollarizzazione globale proponendo una nuova moneta per gli scambi internazionali ai soci dei BRICS. Nell’arco di 5 anni il Brasile subirà non uno, ma due golpe: prima per abbattere il governo di Dilma nel 2016 e poi per impedire il ritorno di Lula nel 2018; è in questo contesto che si consolida l’ascesa di Bolsonaro e del bolsonarismo, veri e propri agenti stranieri sostenuti dai latifondisti e dai loro soci statunitensi e che, quando vengono sconfitti elettoralmente, provano a sovvertire l’ordine democratico del Paese. Oggi gli USA, in pieno declino, hanno bisogno di rimettere le mani sull’America Latina e di espellere la logica multipolare dei BRICS e tornano a puntare tutto su Bolsonaro e sulla sua base organizzata attorno all’esplosione della presenza del mondo evangelico; per sostenere l’agente USA Bolsonaro, Trump, però, è costretto ad alzare l’asticella della guerra commerciale contro Brasilia, scontentando anche quei pezzi di borghesia nazionale di orientamento conservatore che, però, sono portati a difendere la sovranità brasiliana per salvare i propri interessi immediati. Riuscirà Lula ad approfittare delle contraddizioni della svolta reazionaria dell’imperialismo per rafforzare la sua base e accelerare la sua agenda di emancipazione nazionale e popolare? Ne abbiamo parlato con Gianni Fresu, professore di Filosofia Politica all’Università di Cagliari e co-fondatore della sezione brasiliana dell’International Gramsci Society.











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