Ci hanno raccontato che l’allargamento dell’Unione europea fosse il trionfo della pace, della democrazia e del benessere condiviso; poi abbiamo scoperto che, dentro la gabbia di Maastricht, più Europa ha significato più concorrenza tra lavoratori, più dumping salariale, più competizione fiscale, più compressione della domanda interna: un gigantesco dispositivo deflazionistico, per spostare ricchezza e reddito dal basso verso l’alto, venduto come progresso. E adesso che persino alcuni sacerdoti dell’euromania cominciano ad ammettere che quel modello ha prodotto macerie sociali, Bruxelles cosa fa? Cambia strada? No: accelera. Ucraina, Moldavia, Balcani occidentali: la nuova ondata di allargamenti prevista per il 2028 potrebbe portare dentro il mercato unico decine di milioni di nuovi lavoratori con salari, tutele e sistemi fiscali enormemente più bassi rispetto al cuore dell’Unione. Una nuova riserva di manodopera a basso costo, perfetta per rimettere in moto il vecchio ricatto: o accetti salari più bassi, meno diritti e meno welfare, oppure il capitale si sposta altrove. Una mega-truffa ai danni dei lavoratori del Vecchio Continente, sulla quale i Media euroinomani, semplicemente, hanno steso il loro velo omertoso; proviamo a squarciarlo insieme a Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia ed ex parlamentare, e tra i critici più feroci dell’Europa dei banchieri.











Notevole
Aderisco e accendiamo il NUOVO MEDIA Grazie OTTOLINA saluti Graziano